Addio a Casa Valturio, un’occasione per riflettere

Print Friendly, PDF & Email

img17-1Quando qualcosa finisce, che sia un amore, un lavoro, un viaggio…, si possono provare sentimenti contrastanti. La prima sensazione è quella di provare sin da subito una struggente nostalgia, per quel che non c’è più. Ci possono poi essere delusione, rabbia, recriminazioni. A volte un senso di sollievo. E molte altre sfumature di sentimenti che si annidano nel cuore.

La conclusione delle attività di un servizio che si rivolge a ragazzi e ragazze vulnerabili e alle loro famiglie è, sicuramente, una sconfitta. I costanti tagli al welfare e ai servizi alla persona conducono purtroppo anche a questo: ad una riduzione di opportunità, laddove invece sarebbero richiesti maggiori investimenti.

La chiusura della comunità educativa semi-residenziale “Casa Valturio” di Rimini è anche l’occasione per guardarsi indietro e riflettere, per ricostruire il percorso fatto sino ad oggi. Dodici anni di attività nel territorio riminese, grazie all’impegno congiunto della Fondazione San Giuseppe e della Coop. Sociale Il Millepiedi, in convenzione con l’Azienda USL. 20 ragazzi presi per mano e aiutati a crescere. Relazioni costruite con le loro famiglie e nel territorio.

Lo specifico di questo servizio, che si è sempre collocato in un’ottica preventiva, è stato infatti proprio quello di rispondere ai problemi socio-educativi dei bambini e ragazzi accolti senza ricorrere a un allontanamento ma sostenendo e valorizzando le risorse del nucleo familiare, attivando anche l’ambiente di vita e il territorio di appartenenza.

Credo che in questi anni la nostra vera forza sia stata la relazione”  aggiunge Cinzia Mascheri, responsabile di “Casa Valturio” dal 2003 ad oggi. “Il legame creato con i bambini e con i ragazzi dall’equipe degli educatori ci ha permesso di raggiungere dei risultati a prima vista insperabili. Mi viene in mente la storia di una ragazzina entrata da noi con una serie di ricoveri in Neuropsichiatria alle spalle, che qui ha ritrovato equilibrio e serenità, trovando la forza per concludere il suo percorso scolastico e cominciare uno stage. O un ragazzo che è stato con noi per 7 anni, da bambino pieno di paure e diffidenze si è trasformato in un giovane capace di credere in se stesso e affrontare le sfide della vita”.

Il dispiacere che si legge negli occhi di Cinzia è evidente: “Dover dire addio a questo progetto è molto doloroso, per me e per tutti coloro che lo hanno reso possibile e che in questi anni vi si sono dedicati. Non vogliamo nascondere anche le forti difficoltà e i problemi che abbiamo dovuto affrontare. Ma vogliamo soprattutto ricordare le cose belle di questi anni: le vacanze insieme ai ragazzi al mare e in montagna, i mercatini che abbiamo organizzato per autofinanziarci e valorizzare i loro talenti, la possibilità di partecipare agli scavi archeologici di Corchiano (VT), i laboratori a partire dalla bottega del restauro… fino all’ultimo campeggio insieme a Comacchio: un modo per salutarci e trasmettere ai nostri ragazzi il messaggio che per loro ci saremo sempre, aldilà della chiusura del servizio”.

Dostoevskij scriveva che il dono più grande che un adulto può consegnare nella vita alle persone che incontra è quello di lasciare loro un buon ricordo: “non c’è nulla di più alto, e forte, e sano, e utile per la vostra vita a venire, di qualche buon ricordo, specialmente se recato con voi fin dai primi anni”.

La consapevolezza di avere offerto delle opportunità e regalato qualche buon ricordo ai bambini e ai ragazzi incontrati in questi anni, è di conforto per superare la fatica e il dispiacere per il momento presente.

Certo, l’amaro in bocca resta. Ma resta salda anche la motivazione e la fiducia nell’educazione come unico strumento per garantire a tutti, senza distinzioni, un futuro migliore.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

*