L’ISIS distrugge l’arte e sparge terrore

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C_4_articolo_2129607_upiFoto1FÈ saltato in aria anche il bellissimo tempio di Baal Shamin. Un pezzo alla volta l’Isis distrugge i simboli storici della cultura siriana, ora è toccato al tempio di Palmira, a pochi giorni dalla barbara decapitazione ed esposizione del cadavere appeso ad una colonna romana, dello studioso siriano di antichità Khaled al Asaad, ed ex direttore del sito archeologico locale. Prima hanno abbattuto con le ruspe il monastero cattolico di Mar Elian a Qaryqatayn. Inarrestabili gli estremisti del Califfato hanno smantellato anche due mausolei musulmani, fatto a pezzi statue e reperti museali, inscenato esecuzioni pubbliche, attuato attentati ed efferate violenze sui civili.

Tutto in nome del grande Allah e della lotta contro i pagani.

Il radicalismo basato sul terrore prosegue inarrestabile e vuole la cancellazione dello Stato Islamico e la distruzione degli infedeli. L’ideologia teologica affascina i giovani mussulmani, alcuni giovanissimi, che aderiscono alla causa. La religione è un elemento che serve a creare grande consenso, a mobilitare le masse e a motivare le guerre tra l’Arabia Saudita e l’Iran e gli atti terroristici nell’Occidente. La religione è un valido mezzo per mascherare la vera natura della lotta che è come sempre la ricerca del potere. Una lotta geopolitica nonpalmira_002-1000x600 teologica.

Una furiosa battaglia che devasta l’arte e diffonde orrore e morte con la forza dei media. Il Califfato del terrore è scioccante. L’Occidente resta a guardare mentre un uomo con barba lunga e abiti neri, si è presentato al mondo con il nome di Abu Bakr al-Baghdadi e si è proclamato leader del “Califfato”, un territorio racchiuso tra Siria e Irak. Un territorio che vuole ampliare a dismisura. Deve arrivare alla Mecca, al Cairo, a Roma; Garantisce fuoco e fiamme per tutti gli infedeli, ed in effetti, le sue mani grondano sangue: sgozzamenti, decapitazioni, esecuzioni crudeli, distruzione e minacce di continui attacchi. Tutto diventa video e la potenza mediatica miete proseliti e vittime. Si, perché le vittime implicate in questa storia sono tante, dai morti veri a quelli che credono nel dio dei loro oppressori. Una strategia da incubo alimentata dal traffico di armi, droga, compravendita del petrolio, lucro su opere d’arte e esseri umani, un vero impero economico che si è strutturato e opera come uno stato. Il contagio è evidente e l’obiettivo di combattere a fianco delle milizie dello Stato Islamico dell’Isis ha dato vita a un esercito di persone sparse in tutto il mondo pronte a colpire in nome del Profeta, e i recenti attentati ne sono una prova evidente.

piloti-decapNel corso del tempo l’Isis si è configurato e costituisce un reale pericolo per l’Occidente. In tanti rimangono imbrigliati nelle spire della sua violenza e in tanti la praticano per non restarne vittime. Come uscirne, ammesso che si voglia farlo? Esiste la via praticabile della transizione del mondo arabo verso uno stato pacifico di convivenza? La questione è complessa e qui l’abbiamo solo accennata, di sicuro resta il fatto che una religione che distrugge l’arte e uccide vite umane non è una religione, perché la religione si deve occupare solo dell’anima e nessuna fede può pretendere che nel suo nome si perpetrino barbarie.

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