Si torna a marchiare gli esseri umani

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In this Sept. 1, 2015 picture a Czech police officer marks a refugee with a number while detaining more than 200 refugees, mostly from Syria, on trains from Hungary and Austria at the railway station in Breclav, Czech Republic. (ANSA/AP Photo, CTK/Igor Zehl) SLOVAKIA OUT

Sulle mani, sulle braccia. E’ una realtà terribile che ci riporta indietro nel tempo. Identificati come “profughi” grazie a un tatuaggio temporaneo. In Repubblica Ceca la polizia ha impugnato i pennarelli blu per marchiare duecento fra siriani e afghani diretti in Austria e poi Germania. Sulla pelle hanno tatuato il numero del treno e la provenienza. Scene d’altri tempi ritraggono i poliziotti mentre scrivono un numero sui corpi di donne e bambini. Ogni migrante ha il suo marchio. Le immagini  scatenano l’indignazione di massa. 

COMBO MARCHIOAlcuni paesi europei affrontano con questi metodi il dramma dell’immigrazione. Paesi dell’ex blocco sovietico che grazie ai valori fondativi della cooperazione europea hanno avuto agevolazioni per riconquistare la libertà. Ora costruiscono muri, marchiano le persone e sfoderano l’intolleranza razziale. Memoria corta.

Verso i migranti viene espressa sempre più ostilità, intransigenza e discriminazione. Segnali negativi e pericolosi. Segnali che evidenziano il crescere di una concezione razzista nella politica europea, che purtroppo, mette in evidenza un filo stretto tra il razzismo istituzionale e  popolare. Risultato, altrettanto evidente, di un’incapacità politica di creare un modello di integrazione e di risposta alla tragedia delle attuali guerre.

Sulle vittime, gli immigrati, si scarica l’incapacità di gestire il problema politico e sociale. Si colpiscono i perseguitati. Si classificano come clandestini, categoria B, destinati a un sotto sistema che rinnega i valori dell’egualitarismo umano. Si alimenta l’idea che l’immigrato sia un nemico pubblico, sempre pronto a delinquere, dunque meritevole di trattamento discriminatorio. Ci si difende giustamente, dai pericoli!

C_4_articolo_2131486_upiImageppMezzo preferito e utilizzato come cassa di risonanza di questo fenomeno è l’uso dei media e dei social, che favoriscono il dilagarsi di sentimenti ostili e utili sicuramente, per far man bassa di voti. Facile additare gli africani, musulmani, rom, e romeni come nemici. Il loro costante aumento unito alla crisi economica fa crescere la tensione al punto tale che la percezione dell’invasione produce l’aumento dell’intolleranza nei loro confronti. Palpabile l’idea che molti cittadini hanno di essere invasi dagli immigrati extracomunitari e con l’aggravante di una religione musulmana, intenzionati a sovvertire il nostro modo di vivere. Così i Paesi europei prendono misure antimigranti, i nuovi indesiderati, perché concorrenti nell’accesso alle risorse.

2015-09-02T071902Z_129846989_GF10000189889_RTRMADP_3_EUROPE-MIGRANTS-HUNGARYQuell’Unione Europea che sognava la pace, dopo le ferite inferte dalla seconda guerra mondiale, che fortemente credeva nella cooperazione tra popoli uniti nella diversità, oggi torna a marchiare esseri umani. Immagini e scelte politiche che fanno rabbrividire e mettono in discussione lo spirito della solidarietà.

E proprio i Paesi europei, la cui eredità contemporanea si basa sul concetto della democrazia nei confronti dei paesi considerati non democratici, ora esprimono la tendenza a considerare il proprio gruppo migliore degli altri. Giustificando gli atteggiamenti propagandistici discriminatori, il rifiuto, la paura e la volontà di escludere dal proprio contesto sociale l’immigrato.

E se questa paura continuerà a degenerare potrebbe avere delle ripercussioni molto negative nel medio-lungo termine.

n-MARCHIO-MIGRANTI-large570Della serie a volte ritornano…

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