Xin changtai: nuovo corso economico cinese

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borsa

Il clamoroso crollo delle quotazioni delle borse di Shanghai ha messo in allarme non solo la Cina ma tutto il mondo: anzi paradossalmente in Cina la efficiente censura ha dato meno risonanza all’evento che non nel resto del mondo.
Perché è accaduto? Per le cause immediate è scoppiata una bolla borsistica e immobiliare: le quotazioni, benché eccessive, erano sempre più in rialzo e tutti compravano anche a costo di indebitarsi. A un certo punto, inevitabilmente, la gente comincia a rendersi conto dell’eccesso e comincia a vendere. Comincia il panico con tutti che cercano di vendere al più presto. Da qui il classico crollo che ha il suo modello in quello del ’29 in America. Tuttavia ora esistono ben altri mezzi e procedure che arginano per quanto possibili gli effetti dannosi che non sono piu quelli catastrofici del 1929.
Ma al di là dell’occasione immediata va visto il quadro generale. La Cina è cresciuta al ritmo di due cifre (fino al 14% annuo) ma man mano un rallentamento è stato inevitabile gia da anni (vedi i limiti dell’economia cinese del 2009 ). L’incremento del PIL quest’anno è previsto intorno al 7% non lontano dall’ incremento dell’India, e dei paesi sub sahariani. Si tenga conto che si sospetta pure che i dati cinesi siano alquanto gonfiati per motivi di politica interna: la Cina non costituisce quindi piu una eccezione come lo è stata per oltre 30 anni ma mantiene comunque un primato nella crescita nel mondo intero.
Vedasi di seguito le stime FMI sul PIl mondiale:

grafixco

Anche le autorità cinesi naturalmente sono ben consce. Il presidente Xi Jinping lancia ora la Xin changtai (nuova normalità), concetto che si affianca a quello di héxié shèhuì (societa armoniosa) indicando la nuova fase dell’economia cinese che è ancora di crescita sostenuta ma non piu di boom che non può essere eterno.
Il vero problema cinese ora non è tanto quello della crescita in sé ma di incrementare i consumi interni che costituiscono il vero e proprio benessere: per ogni nazione lavorare per vendere all’estero e reimpiegare i ricavi immediatamente per nuovi investimenti sviluppa, è vero, l’economia ad alti tassi ma rimanda i benefici per il popolo ed è tempo che i cinesi vogliono vivere meglio e consumare di più. Anche la crescita cosi diventa più stabile senza essere fortemente condizionata dalle variazioni improvvise dell’economia mondiale.
D’altra parte nell’ultimo anno la Cina ha perso circa il 7% nell’export mondiale, un calo mai registrato prima.
I settori principalmente colpiti dalla crisi sono immobiliare, navale e delle energie rinnovabili nei quali la produzione è stata superiore alla domanda interna ed esterna, e i cui prezzi di produzione sono calati in Cina negli ultimi tre anni.
Nella recente svalutazione dello yuan si è voluta vedere una manovra delle autorità monetarie cinesi per dare competitività alle esportazioni cinesi ma queste negano affermando che hanno semplicemente lasciato piu libero il mercato di stabilire le quotazioni: pure questo un adeguamento quindi alla normalità.
Sembra quindi che la crisi cinese non possa essere paragonata a quella improvvisa degli USA del 2008, nata dal fallimento di banche dovute alla bolla immobiliare perché indotta essenzialmente da un mutamento della tendenza di sviluppo economico che rimane comunque solido e continuo.
Ma per l’0ccidente e l’Europa in particolare, comunque, il rallentamento cinese rimane un problema serio che mette ancor piu in forse i timidi accenni di ripresa.

 

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