Essere belle nei secoli

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3_copia-ok-700x325In ogni epoca ed in qualsiasi parte del mondo, si sono utilizzatE accortezze per esaltare il proprio corpo, con scopi estetici. Il make up è da sempre ritenuto il mezzo per eccellenza della comunicazione. Dipingere viso, mani e piedi, ungersi e profumarsi i capelli per suscitare attenzioni è un affascinante viaggio tra usi, costumi e culture dei popoli.

Il significato di cosmetico viene dal greco kosmetikòs, “atto ad abbellire” ma l’inizio dell’uso dei trucchi si perde nella notte dei tempi. Cosmetici antichi di 5000 anni sono certamente quelli utilizzati dagli Egizi che massaggiavano il corpo con oli a base di oliva, sesamo e mandorle. Il kohl per evidenziare lo sguardo e tante treccine che incorniciavano i viso, da li partirono i canoni della bellezza ideale che ha influenzato ed ancora influenzano il concetto stesso di avvenenza.

roma3All’idea di fascino gli antichi Greci associano i concetti di grazia, misura e soprattutto proporzione, ma erano le sopracciglia, scurite con del carbone, folte e ben disegnate ad essere l’elemento principe della bellezza perché avere sopracciglia lunghe e scure era sinonimo di forte carattere e novità, è l’uso dell’ombretto. Si coloravano molto le palpebre, di blu, azzurro e verde. Le donne greche amavano corteggiare ed essere corteggiate ed il trucco era un alleato in più per la loro già risaputa bellezza. La donna romana si prende molta cura della propria persona: utilizza creme e cosmetici e, per migliorare l’aspetto, impiega addirittura l’infoltimento della capigliatura con applicazione di capelli indiani (scuri) o germanici ( biondi o rossi) e anche di colore diverso da quello naturale: primi esempi di toupet e meches.

Nell’India del 300 d.c. kajal per uno sguardo ammaliante e caldo e fiori freschi tra i lunghi capelli, neri come l’ebano e soffici come seta. Fa la sua comparsa anche il cerchietto rosso detto tilaka o red bindi (goccia rossa) ma, solo per le donne sposate, ottenuto con la polvere di curcuma rossa da posizionare al centro della fronte dove si localizzava, secondo il Tantra, un importante focus di energia.

Nell’epoca Elisabettiana il candore del viso diventa essenziale, scompaiono le sopracciglia e i capelli vengono rasati sulla fronte per aumentarne l’ampiezza. La pelle bianca, era un segno di distinzione sociale, e da sempre un simbolo di nobiltà: la carnagione scura era sinonimo di classi inferiori, che lavorando nei campi erano esposte ai raggi del sole e alle conseguenze inammissibili di una pelle abbronzata. Candore che non batte la maschera bianca delle Geisha giapponesi del 1700: volto completamente bianco, su cui risaltava il rosso fuoco delle labbra e degli occhi. La sostanza utilizzata era realizzata con polvere di riso, con al suo interno del guano, ovvero escrementi di uccelli, che dava una sensazione di leggerezza alla polvere.

La_dama_bianca_22Mentre Maria Antonietta da risalto a capigliature altissime e torreggianti, spesso realizzate anche grazie a strane strutture in legno e rese lucide grazie all’uso di grasso di animale e rigorosamente senza lavarsi i capelli per giorni e giorni… Nei primi del ‘900, obbligo della moda diventano le ciglia lunghe e spesse. Per questo iniziò a diffondersi l’uso del mascara e di ciglia finte.

I canoni della bellezza femminile cambiano radicalmente con il passare del tempo, ed è a partire dal terzo millennio che fascino, diventa sinonimo di magrezza, con donne che aspirano ad essere sempre più leggere e androgine. Il cambiamento dello stermake-giornoeotipo femminile è collegato all’essere in forma, perché un fisico longilineo, liscio e levigato non dà solo l’idea di bello ma anche dell’essere sano. La perfezione viene raggiunta perfino attraverso il bisturi e il business della cosmesi che lavorano per “costruire” la bellezza e lucrano sulle insicurezze e debolezze delle donne.

Eppure basterebbe associare alla parola make up il concetto di libertà per essere se stesse in qualunque occasione.

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