Un cinese in vendita

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cinese vendita

L’IS ha messo in vendita un cittadino cinese con la locandina nella foto. Si tratta di un certo Fan Jinghui, identificato dalle fonti cinese un po’ vagamente come un consulente freelance di 50 anni di Pechino. Il cinese è stato catturato in un luogo imprecisato insieme a un norvegese e l’IS afferma  che il governo cinese non ha fatto nulla per salvarlo. il  Remnin Ribao (Quotidiano del popolo ) riporta la notizia un po’ dimessamente, commentandola con  generiche affermazioni di opposizioni al terrorismo e alla presa  di ostaggi ma il tutto senza enfasi.
Si ritiene  che il governo cinese abbia già intavolato una trattativa discreta per liberare il proprio cittadino come in altre occasioni ma l’episodio dà lo spunto a molti analisti per commentare l’atteggiamento del governo cinese sul terrorismo islamico e, in genere, sulla politica cinese nel Medio Oriente.
L’estremismo islamico ha colpito direttamente la Cina nella sua provincia orientale del Xinjiang (ex Turkestano orientale) abitata dai mussulmani Uighuri di etnia turcomanna, con scontri sanguinosi. Proveniva anche da confini cinesi qualche aderente ad al qaida poi finito nientemeno che a Guantanamo.
Si ritiene più recentemente che il sanguinoso attentato a Banckok   sia della stessa origina uighura. La Cina ha represso duramente ogni manifestazione di terrorismo che la minacciasse direttamente ma verso il jihadismo  in sé ha mantenuto un atteggiamento di ferma condanna  teorica, politica, morale ma non ha mai intrapresa in concreto nulla, non ha preso mai parte alla lotta internazionale contro di esso.
Si è accertato  che molte delle armi attualmente in dotazione al’IS sono di origine cinese il che però non significa necessariamente che siano stato vendute direttamente dalla Cina. La Cina infatti  è una forte esportatrice di armi in tutto il Medio Oriente e quindi le armi possono provenire dagli eserciti del  M.O. come avviene per la maggior parte dei suoi armamenti.
Il  basso profilo della Cina verso il terrorismo in realtà corrisponde al basso profilo che la Cina ha nella politica del M.O. ma, diciamo meglio, in genere, verso tutti i paesi che un tempo venivano designanti come terzo mondo. I Cinesi, a differenza degli Occidentali, non mescolano affari e politica. Gli occidentali, e gli Americani in particolare, impongono continuamente sanzioni a questi e a quelli, condizionano i rapporti commerciali con esigenze politiche, i  Cinesi fanno affari con chiunque  li voglia fare a prescindere dal fatto che siano nazioni democratiche, dittatori sanguinari o fanatici religiosi. Questo atteggiamento favorisce i Cinesi perché questi non si immischiano nelle situazioni locali, non pretendono di difendere i diritti umani, la condizione femminile,  la liberta o ubbie del genere proprie  degli Occidentali.
In pratica i Cinesi in questo modo non si pongono nemmeno in concorrenza politica con gli Occidentali con i quali conseguentemente non entrano in contrasto limitandosi al piano puramente commerciali.  Episodi però come quello del malcapitato Fan Jinghui pongono  agli analisti  l’interrogativo se la Cina potrà mantenere a lungo questo atteggiamento di basso profilo politico insieme  a un alto livello commerciale. Ormai la Cina è il secondo produttore del  mondo, diciamo pure la prima fabbrica del mondo: un tale ruolo può essere mantenuto e accresciuto senza un corrispondente impegno politico?
Ricordiamo che un atteggiamento analogo fu  proprio degli USA per più di un secolo, la cosidetta dottrina di Monroe: gli americani non vollero essere coinvolti nei conflitti europei limitando  la propria azione politica solo ai vicini dell’America Latina. Mantennero tale politica fino alla Prima Guerra Mondiale  nella quale a lungo cercarono di non  farsi coinvolgere. Alla fine però furono costretti a intervenire ma  subito dopo si ritirarono nuovamente e non vollero nemmeno far parte delle Nazioni Unite  pur fondate  dal loro presidente. Questo atteggiamento alla fine permise lo scoppio delle seconda e ancora piu tragica guerra mondiale. Pure allora  cercarono di restarne fuori fino a che l’attacco di Pearl Harbour   li costrinse a impegnarsi con tutte le proprie  forze allo spasimo. Dopo di allora sono stati  presenti  in tutti i teatri del mondo, fino a porsi come gendarmi del mondo intero  spesso percepiti come aggressori, invasori, oppressori (anti-americanesimo).
Il problema è che in un mondo che il progresso in generale e la globalizzazione in partilare rende sempre più stretto qualunque avvenimento che avviene in  un qualunque angolo del mondo si ripercuote in qualunque altro angolo. Ad esempio nulla è piu lontano dalla  comprensibilità  e sensibilità occidentale che il contrasto fra sciiti e sunniti, fra salafiti e moderati eppure quei contrasti si riversano su di noi e ci costringono a intervenire, tanto per un esempio  il 11 settembre o il flusso inarrestabile dei profughi in Europa e nel Mediterraneo.
Allora, in conclusione,   ci si domanda fino a quando la Cina diventata una dei massimi attore economici del mondo  potrà mantenere   un ruolo politico di basso profilo?

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