Sgomberati migranti e attivisti

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95034-thumbA Ventimiglia, il presidio dei migranti e degli attivisti dei centri sociali, che sostenevano pietosamente la speranza di poter oltrepassare la linea di confine tra Italia e Francia, si è infranta ieri all’alba quando è scattato il blitz delle forze dell’ordine. Ci eravamo dimenticati di quel centinaio di stranieri accampati sugli scogli. Spenti i riflettori delle telecamere e spostati gli obiettivi su altre moltitudini umane e su altri confini. Ma loro erano ancora la e attendevano da più di tre mesi. Purtroppo, polizia e carabinieri sono intervenuti con circa 200 uomini in tenuta antisommossa e decine di blindati, cingendo la tendopoli organizzata dagli attivisti italiani e francesi “No Borders” che ospitava gli immigrati.

images44Urla e proteste. Da una parte gli immigrati, dall’altra la forza pubblica.

Le ruspe si azionano e strappano letti e tende da campo. Arriva anche il vescovo che sostiene la ribellione, invano. Inutile ogni resistenza. Si prova con la mediazione, ma il presidio viene smantellato. La frontiera ora è chiusa e piantonata dalla polizia francese.

imagesMeglio tardi che mai, ora aspettiamo l’espulsione”, è l’immediata empatica reazione del leghista Matteo Salvini, che reduce dallo smacco nigeriano, vomita il suo veleno populista. Il sindaco: “Era una misura chiesta da tempo, anche dalla popolazione“.

Infranto sulla scogliera, che dal giugno scorso era simbolo della protesta di chi chiede di poter attraversare la Francia per raggiungere il nord Europa, il sogno di una rinascita tollerante. In Italia davanti all’emergenza azioniamo le ruspe. Mentre il flusso migratorio, destinato a continuare, rimane senza soluzione.

Y5EH1LCV-k3aG-U1050674889804dhG-700x394@LaStampa.itE comunque vada a finire, per troppe persone, è sicuramente stata l’estate più disperata. Un’inarrestabile flusso umano con un enorme carico di dolore e morte. Un dolore diventato business politico ed economico. Inaccattabile ogni morte, espressione del diritto di libertà di movimento per vivere più dignitosamente. L’esodo di questi popoli non è il “male”, ma il “sintomo” di un male: quello di un mondo ingiusto, perché ingiusta l’attuale spartizione delle risorse del mondo. In modo crescente e drammatico, rifugiati, vittime di guerre, di violenze, di violazioni dei diritti umani, di tratta, di traffici illeciti, attendono che prenda images678forma il loro destino. Spetta all’Europa, fulcro della civiltà occidentale, trovare nuovi assetti politico-sociali, nuovi equilibri economici, nuovi modelli di convivenza.

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