Grande alleanza contro l’IS

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grande alleanza

Dopo quattro anni di indecisioni, interventi inconcludenti e contradditori ci prova ancora Putin a organizzare qualcosa di credibile e sensato  La Russia dispone di una grande base sulla costa siriana, Tartus, indispensabile per avere un qualche ruolo nel Mediterraneo, che ovviamente cerca di conservare. Soprattutto  il diffondersi del jihadismo è preoccupante per la Russia  in cui una  parte non trascurabile della popolazione è di fede islamica e più o meno aspirerebbe a una proprio stato nazionale o almeno a una larga autonomia: le vicende tragiche della Cecenia ne sono la manifestazione più eclatante. Inoltre Putin dopo la crisi con  l’Ucraina si trova dal punto di vista internazionale un po’ all’angolo  e vorrebbe invece recuperare un certo ruolo internazionale anche se non certo quello che ebbe l’URSS.

Putin, per queste e altre ragioni,  ha annunciato di voler intervenire concretamente in Siria  e ha proposto anche una grande  coalizione internazionale contro  la peste dell’IS  richiamando addirittura la grande alleanza contro  il nazismo. Il paragone pare senz’altro eccessivo, ma in effetti la sconsiderata azione  dell’lS, fidando solo nell’aiuto di Allah e snobbando ogni  e qualunque accortezza terrena, ha sfidato e provocato tutti anche quelli che potevano guardare ad essi con una certa benevolenza, come la Turchia.
Provocano orrore in Occidente con le sue efferatezze persino prendendo come schiave sessuali donne degli infedeli e lo minaccia con il terrorismo. Combattono poi  fanaticamente tutto il mondo sciita, dagli alawiti della Siria, all’Iran al governo sciita dell’Iraq.  Non si astengono nemmeno nello sfidare la lontana Cina.  Un’alleanza  mondiale sarebbe quindi  nella logica delle  cose ed è stata spesso evocata. Eppure non si è mai realizzato fino ad ora, perché c’è chi vorrebbe annientare sia l’IS che Asad (Usa, sauditi) e chi invece solo combattere l’IS ma non Asad (Russia, Iran ).  Infatti la difficoltà  che incontra ora Putin è  proprio sul destino del regime di Asad che gli americani vorrebbero che fosse rimosso. In realtà non si tratta  semplicemente  di un personaggio o di un regime: la posta in gioco è ben più  vasta. Il problema vero è l’eterno conflitto fra sunniti e sciiti che da alcuni anni sta dominando il panorama medio orientale. Il regime  di Asad è considerato  sciita e per questo avversato da tutti i sunniti  (arabi e turchi) e per essi la sconfitta dell’IS non puo essere una vittoria degli sciiti. Gli sciiti invece lottano contro  l’IS come manifestazione  estrema della intolleranza  sunnita.  Il problema è ancora più acuto in Iraq dove una maggioranza  sciita detiene il potere come vincitrice delle elezioni ma non è  accettata dalla minoranza sunnita che fino ai tempi di Saddam aveva invce un predominio  assoluto. La soluzione che si prospetta è che a un certo punto il ruolo di Asad venga meno. Nei negoziati informali del momento, gli americani vorrebbero che l’allontanamento avvenisse prima delle operazioni mentre i russi  parlano di un non ben precisato dopo.  Il problema però non è il destino di un regime  ma lo scontro sunniti sciiti che è il  vero motivo che ha dato all’IS tanto spazio politico e militare.  Malgrado tutto, molti sunniti preferiscono anche il fanatismo dell’IS al dominio sciita. La soluzione sta in un accodo sciita sunnita  che al momnento non si vede ancora.
Parlare di democrazia, come fanno gli Americani, è del tutto fuori dalla realtà: la divisione etnica religiosa in Sira e in Iraq rende la elezioni semplicemente una conta  degli aderenti alle diverse confessioni  con una inevitabile paralisi e la concreta prospettiva  di un catastrofico crollo dello stato  stesso.
La soluzione puo essre solo un accordo, un’intesa fra i vari gruppi.

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