Le scuola non può essere omofobica

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150327-Stop-Omofobia-a-ScuolaIl fenomeno delle sopraffazioni scolastiche nelle scuole italiane, così come in quelle di molti altri paesi, commesse da ragazzi e ragazze ai danni dei loro coetanei è comune. Nel mirino del bullismo ci sono persone che fanno parte di gruppi socialmente disapprovati o che hanno caratteristiche individuali considerate sgradite e percepite come diversità dalla maggioranza numerica della classe, persone in sovrappeso, o con difetti di pronuncia, o gay, o handicappaty, eccetera.

La sprezzante violenza verbale nei confronti dell’omosessualità è molto frequente nel linguaggio comune; immimagesediatamente imitata nel contesto scolastico, a volte anche accompagnata da minacce o veri e propri atti di violenza fisica. Termini come “frocio”, “finocchio”, “lesbica” sono usate come offesa generica, che di fatto non intende prendere in concreta considerazione l’orientamento sessuale della persona che si vuole offendere. Ma ciò non le presenta come meno nocive. Esse consolidano e comunicano un’immagine negativa dell’omosessualità, tale per cui essere paragonati ad una persona omosessuale è di per sé un insulto.

Buona parte del periodo trascorso sui banchi di scuola corrisponde evolutivamente all’adolescenza, tappa caratterizzata dallo sviluppo dell’identità sessuale e dalla volontà di sperimentare che su consolida poi in conoscenza. Per i giovani omosessuali questo percorso è più delicato, anch’essi sono protesi all’espressione della propria sessualità. Il senso di fragilità a cui sono esposti possono in molti casi portare ad una graduale perdita dell’autostima e delle capacità di socializzazione oltre ad una maggiore preoccupazione per la propria sicurezza e all’aumento dell’isolamento che può sfociare in suicidio nei casi più disperati, in fughe da casa, calo scolastico o nel disagio sofferto quotidianamente. L’adolescente omosessuale diventa consapevole di vivere in un ambiente ostile e diviene bersaglio delle prevaricazioni. Ecco innescato il pericoloso circolo vizioso.

Solo il personale scolastico, dagli insegnanti, al personale Ata, può efficacemente prevenire episodi di questo tipo. Il bullismo è un’ingiustizia verso la dignità e l’individualità della persona: non intervenire di fronte alla prepotenza è un modo per legittimarla e permettere che venga perpetrata.

omofobia3Ma quando è proprio l’Istituzione a intervenire reprimendo, quale ferita profonda lascia nell’animo del ragazzo?

“C’è un ragazzo di 16 anni, a Monza, che a scuola è stato tenuto fuori dalla sua classe e costretto a seguire la lezione dal corridoio perché è gay. La decisione sarebbe stata presa dal preside dopo che il ragazzo avrebbe pubblicato su un social una sua foto a petto nudo insieme ad un altro studente. Alcuni insegnanti avrebbero detto ai genitori che questo sedicenne con i suoi comportamenti “influenza negativamente gli altri ragazzini“. Il preside dal canto suo ha ammesso l’accaduto e l’ha giustificato dicendo che “tutte le decisioni adottate sono state fatte nell’esclusivo interesse del ragazzino: in ogni caso non è stato tenuto in corridoio, ma in uno spazio apposito proprio per tutelarlo rispetto a quello che stava accadendo in classe”.

Ora la vicenda ha sollevato tantissime polemiche e sta seguendo vie legali. La giustizia farà, speriamo, il suo corso. Il padre ha raccontato che il ragazzo non vuole più tornare a scuola. Quel che è certo è che non è possibile che ancora accadano cose del genere: che un ragazzo sia discriminato o anche solo che debba essere trattato come una “categoria protetta” perché omosessuale.  Chiediamo alla scuola di Monza e al suo preside di organizzare una giornata contro l’omofobia presso il suo istituto. Solo a piccoli passi potremo rendere finalmente questo Paese migliore per tutti.”  ( Fonte : https://www.change.org )

omofobia-scuolaLa scuola è il luogo principale della formazione dei giovani; è il luogo delegato alla prevenzione del disagio e alla valorizzazione della dimensione sociale e relazionale; è il luogo in cui vanno incoraggiati gli interventi educativi che sono diretti all’integrazione e alla valorizzazione delle differenze, viste non come diversità ma come potenzialità e risorse vitali.

 

 

 

 

 

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