Partenza Italia, arrivo Svezia

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20151009_108507_05La Svezia è la prima delle nazioni europee ad accogliere chi scappa dalla guerra e dalle persecuzioni. L’Italia non è più sola a gestire la problematicità numerica legata ai richiedenti asilo. Una vittoria per chi crede nella solidarietà e una sconfitta per chi porta avanti l’intolleranza.

Partiti dall’aeroporto romano di Ciampino diciannove eritrei.

Sono  i primi ricollocati. Sono i primi che volano verso una nuova patria, un nuovo lavoro, una casa, una famiglia, una nuova possibilità di vita. Cinque donne, nessun bambino. Per ora sono solo diciannove, ma la prossima settimana saranno altri cento che raggiungeranno Germania e Olanda, le altre nazioni che credono nel programma di ricollocamento dei profughi disposto dalla Commissione europea. partenza_eritrei_da_roma_1

E l’areo che li attende sulla pista è il simbolo del trionfo di un’Europa che sa anche essere umana.

Dopo l’iter che legalizza tutto, dall’identificazione all’accettazione della destinazione, i diciannove profughi eritrei schierati in fila, sorridono. Offrono volentieri gli sguardi speranzosi agli affamati obiettivi dei giornalisti che immortalano l’evento. Sereni, contenti, docili. Sono giovani, hanno voglia di ricominciare e di lasciarsi alle spalle, barconi, miseria, sofferenza, morte. Sono stanchi di guerra, paura e fame.

Rulla il motore dell’aspettativa di una vita tranquilla. Volano verso la democrazia. Volano verso una possibilità. Volano verso un’alternativa. Non vogliono restare in Italia, perché non c’è lavoro, per loro, Lampedusa o Milano sono solo tappe per trovare un appoggio e la fiducia di credere ancora. Sono di passaggio, ambiscono al nord Europa, cercano un posto sicuro e libero.

Eritrean refugees wave from an Italian Financial police aircraft which will take them to Sweden, at Rome's Ciampino airport, Friday, Oct. 9, 2015. The aircraft, carrying 19 Eritreans, brings the first refugees to Sweden under the European Union's new resettlement program aimed at redistributing asylum-seekers from hard-hit receiving countries. (ANSA/AP Photo/Andrew Medichini)Salgono sull’aereo, agitano le mani, salutano il passato e si librano fiduciosi. Così ha inizio la relocation o ricollocazione, che mette fine all’incessante flusso migratorio o almeno con questi termini si comincia a intravedere una legale umanitaria soluzione.

 

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