Erdogan contro tutti

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Nei decenni scorsi il principio della politica estera turca era quella di non aver problemi alle frontiere. Problemi all’interno invece ci sono sempre stati e gravi: rapporto con i Curdi e con l’islam che sono eredità piu e meno dirette del regime fondato negli anni ‘20 da Mustafa Kemal Ataturk. Questi mise fine all’impero turco multinazionale e islamico: il sultano era anche il califfo, cioè il successore di Maometto e come tale tendenzialmente o idealmente capo di tutti i credenti così come lo era l’imperatore nell’Europa cristiana del medio evo. Al suo posto Kemal creò uno stato sul modello di quelli occidentali su base nazionale ed estremizzando il laicismo, due elementi propri dell’Europa del tempo. Questo portò però ai due conflitti a cui accennavamo.
L’Anatolia era abitata da popoli diversi e anche di fedi diverse tutti in un clima in generale di tolleranza. Gia c’era stato il genocidio degli Armeni cristiani all’inizio della Prima Guerra Mondiale , i Greci che cercavano di espandersi furono sconfitti e poi cacciati dalle loro sedi millenarie dell’Asia Minore. Restavano i Curdi, pur essi islamici, ma questo ormai non contava più, e che aspirava a riunirsi ai loro connazionali sparsi in Iraq, Iran, e Siria. Questo dette luogo a una guerra civile di bassa intensità ma infinita nel tempo che a volte pare sopita ma che risorge continuamente sulle sue stesse ceneri.
Il secondo problema è quello con l’islam la cui identità che aveva da sempre contrassegnato la Turchia fu messa completamente in disparte restando solo un fatto personale che non poteva avere nessun influenza politica. La Turchia rinunciava pertanto a un ruolo nel Medio Oriente islamico e si proiettava tutta verso l’Europa della quale aveva assunto i caratteri, perfino l’alfabeto, e aspirava ad entrare nella UE. Il principio di nessun problema ai confini nasceva dal fatto che si sentiva europea non medio orientale. Unico stato islamico riconobbe fin dall’inizio pienamente perfino Israele con la quale aveva ottimi rapporti come tutti gli stati europei.
Tutto è cambiato però con la vittoria elettorale del Partito del popolo di ispirazione islamica guidata da Erdogan che era prima stato in prigione per non essere sufficientemente laico.
La Turchia ha ritrovato le sue radici islamiche ed è entrata in qualche modo nel gioco caotico della politica medio orientale i cui conflitti sono tanto aggrovigliati da sembrare irrisolvibili, ereditando per altro le difficolta del passato regime.
I contrasti fra laici e islamici continuano sotterranemente ad agitare la vita politica. Se Erdogan infatti ha il potere politico tuttavia l’apparato dello stato, la burocrazia, la magistratura e soprattutto l’esercito è tutto informata dal precedente laicismo. Da qui la difficolta di governare: la democrazia funziona se maggioranza e opposizione rispettano le regole del gioco ma in Turchia pare che non le rispettino né la maggioranza di governo, né le opposizioni. D’altra parte la democrazia in Turchia era molto fragile anche prima con la continua intromissione dell’esercito che aveva il compito di salvaguardare il laicismo imposto da Kemal.
A tutto questo si aggiunge che il boom economico degli anni scorsi che ha molto favorito Erdogan si va molto rallentando come avviene poi nella maggior parte dei paesi dell’ex terzo mondo a cominciare dalla Cina.
Il problema curdo poi, che sembrava sopito, è riesploso nuovamente nel momento che la guerra civile prima in Iraq e poi in Siria ha ridato forza all’indipendentismo e al nazionalismo curdo. Inoltre nelle ultime elezioni una coalizione fra Curdi moderati e Turchi genericamente definiti di sinistra ha permesso per la prima volta ai rappresentanti curdi di entrare nel parlamento turco cosa che fino ad allora era stato impedito tenendo artificiosamente alta la soglia di sbarramento: la conseguenza è stata anche la impossibilità di fare un governo e quindi nuove elezioni anticipate in un clima molto teso.
La Turchia è stata intanto risucchiata nel caos medio orientale. In Siria il conflitto centrale è fra sunniti e sciiti (cosa poco compresa in Occidente). La Turchia sunnita quindi prende posizione contro il regime di Asad visto come persecutore dei sunniti. Ma il nemico principale di Asad sono divenuti intanto i fanatici del cosiddetto Stato Islamaico il cui estremismo è ben lontano dalla Turchia ma che in ogni caso difende sunniti contro gli sciiti. Inoltre, per un caso della storia, gli unici a opporsi strenuamente all’IS sono proprio dei Curdi siriani ai confini della Turchia (difesa di Kobane).
Da qui i Turchi sono in conflitto con il governo di Asad e gli sciiti, (Iran, il governo Iracheno dominato dagli sciiti) contro i Curdi, e comunque contro il fanatismo destabilizzante dell’IS. Ma non sembrano abbastanza nemici dell’IS per l’Occidente e quindi si guastano anche i rapporti. La Russia interviene poi a gamba tesa in Siria, in teoria contro l’IS ma in effetti soprattutto per puntellare il potere di Asad rimettendolo in gioco. I rapporti quindi diventano estremamente tesi più che durante la guerra fredda.
Anche i rapporti con Israele si sono guastati da quando è scattata anche in Turchia la solidarietà islamica per i Palestinesi.
Erdogan quindi all’interno è in conflitto con i laicisti del vecchio regime, con i Curdi, con quella parte dei Turchi che vorrebbe risolvere il problema curdo accettando le loro richieste. All’estero è contro il regime siriano, contro gli sciiti in generale, contro i Curdi di ogni tendenza, contro l ’IS, ha rapporti tesi con gli Occidentali ed è sull’orlo della rottura con i Russi.
Tuttavia Erdogan rappresenta ancora un fattore di stabilità nella grande nazione turca che conta ben 80 milioni di abitani e uno dei piu potenti eserciti del mondo.
Se le cose dovessero precipitare le conseguenze sull’equilibrio mondale sarebbero incalcolabili.

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