“I delitti della Primavera” di Stella Stollo

Print Friendly, PDF & Email

untitled

Firenze, 1486: una serie di omicidi sconvolge la vita della città. Le vittime sono donne appartenenti alla ricca borghesia e lo spietato assassino sembra ispirarsi all’Allegoria della Primavera, capolavoro di Sandro Botticelli e del suo assistente Filippino Lippi…” ed è proprio quest’ultimo il narratore scelto dall’autrice, Stella Stollo, di origine umbra che vive e insegna a Montepulciano, autrice di questo che non esito a definire un piccolo capolavoro, un inno all’arte rinascimentale e a Firenze, città nella quale la scrittrice sembra aver vissuto nel periodo da lei descritto tanto perfetta e partecipe è la descrizione che ne fa.

E’ un libro che vola via nonostante le sue 312 pagine ed è avvincente come un thriller dei nostri giorni perché, come recita la quarta di copertina, “tra passioni e intrighi Leonardo da Vinci, Amerigo Vespucci, Lorenzo il Magnifico (e tante figure femminili straordinarie NdR) popolano le pagine di questo romanzo colto e raffinato in cui si combatte l’eterna guerra tra Amore e Morte” e fino alla fine non si riesce minimamente a immaginare chi sia il serial killer (scusate questi termini anglofoni che mal si addicono al periodo storico e alla città in cui avvengono…) che ha deciso, con un disegno lucido e spietato, di eliminare otto persone.

Le due figure femminili che dominano la storia immaginata da Stella Stollo sono Simonetta Vespucci, grande e imperituro amore di Sandro Botticelli (che accanto a lei volle essere sepolto nella chiesa d’Ognissanti, come ci fa sapere l’autrice) il quale ne fa la figura centrale della sua Primavera, la sua adorata Zoe e Ginevra, sua grande amica, esperta di rimedi naturali che viene tacciata, purtroppo, di stregoneria perché donna e perché riesce laddove i medici falliscono; a loro voglio aggiungere anche Angelina, la prostituta che lavora alla locanda dove s’incrociano molti degli intrighi della storia.

Assolutamente brava Stollo anche nello scegliere come io narrante un uomo anzi, un giovane, Filippino Lippi, del quale riesce a descrivere perfettamente ogni singola emozione; attraverso i suoi occhi viviamo davvero nella Firenze di quell’epoca, assistiamo alla preparazione dei colori che serviranno a creare il capolavoro della Primavera, vediamo e tocchiamo gli abiti che indossano, ascoltiamo le voci che s’intrecciano sia nei palazzi nobiliari che nelle taverne che al mercato.

Concludo con due paragrafi, tra i tanti che vorrei proporvi, tratti dal libro; il primo è una riflessione di Ginevra, rivolta a Filippino, sulle similitudini tra pittura e alchimia: “…la vostra arte è sacra perché il vostro scopo è la ricerca dell’eternità. Anche voi siete un alchimista come me. Ogni vero artista è un alchimista…”. Il secondo è un’affermazione del giovane Leonardo sull’abbinamento tra pittura e musica: “…questo quadro è una composizione polifonica! Ascoltate i colori che sono stati scelti e messi vicini o lontani gli uni agli altri sulla tela. Ascoltate, tutti i colori stanno al giusto posto per poter cantare insieme con la tecnica del contrappunto…ora capisci, mio caro Filippino, perché musica e pittura sono intimamente legate? Esse sono unite dalla simile natura fisica di suoni e colori che si propagano allo stesso modo per giungere alla nostra anima e al nostro cervello…”.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

*