Un Buddha in giardino

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Una saga familiare affascinante, commovente, cosmopolita che si svolge tra il Connecticut e Parigi il cui cuore è una donna straordinaria, Selma, che tesse trame d’amore con cui tiene legati a sé suo marito Tony e i suoi figli Louise, Tony Junior e Henry che costruiranno le loro vite facendo sempre riferimento a lei.

Non conoscevo Franco Roselli che, leggo in quarta di copertina, è stato ghost writer, autore e regista teatrale e ora è autore di una trasmissione televisiva; sono felice di averlo “incontrato” grazie al dono di questo suo bellissimo libro che vola via nonostante la mole di 326 pagine e nel quale s’intrecciano, come in un perfetto puzzle, le storie di Selma e Tony, di Louise e Linette, di Henry e Simone, di Tony, Asa a Tamotsu e di tantissimi altri personaggi che colorano questa saga piena di input per me pieni di significato; tra i tanti il razzismo dovuto al colore della pelle, l’omofobia, le leggi razziali e la deportazione durante la seconda guerra mondiale.

Sarebbero tanti i paragrafi che vorrei estrapolare per darvi un’idea della bravura di Franco ma mi limito a trascrivere quello che si trova in quarta di copertina “amare era ciò che desiderava più di ogni altra cosa ma non avrebbe più permesso a se stesso e a nessun altro di offendere e umiliare la sua vita…io non fuggirò più. Mai più”: questo è il pensiero di Henry ma è anche, seppur in modalità diverse, quello di tutti i componenti della sua amatissima famiglia che è sempre pronta “ad affrontare razzismo e omofobia in una gentile ma determinata lotta per non cedere ai pregiudizi e agli inganni del cuore…”.

Come si può immaginare dal titolo il buddismo ha una parte importante nella storia immaginata da Franco e si evince, dalle sue dettagliate e appassionate descrizioni, che lo sia anche della vita dell’autore così come l’omofobia che avrà probabilmente vissuto sulla sua pelle; commovente il ringraziamento finale al suo compagno Max per il quale scrive “devo enorme gratitudine al mio compagno Max per essere presente nella mia vita e ispirare, con la sua dedizione e pazienza, ogni mio momento”: grazie a te, Franco, per avermi fatto dono di questa storia.

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