Le scuse di Blair

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Tony Blair, all’epoca dell’invasione dell’Iraq primo ministro britannico, ha porto le sue scuse per quell’impresa affermando che i rapporti dei servizi segreti che indicavano la presenza di armi di sterminio di massa non corrispondevano alla realtà  e che l’intervento ha finito con il dare impulso all’estremismo islamico favorendo anche la nascita dell’attuale IS. In realtà nulla che prima già non fosse ampiamente noto  ma che ha un grande effetto perche riconosciuto  da chi quell’intervento sostenne con decisione e costanza.
Tuttavia dobbiamo vedere l’intervento  nel contesto storico del tempo e non con il senno di poi.
Innanzitutto la questione dei rapporti dei servizi segreti: fu un inganno scientemente voluto o semplicemente un errore e quanto i politici se ne possono fare carico? Nella prima ipotesi apparirebbe strano che i servizi, dopo aver ordito un piano cosi ben  preordinato, non abbiamo poi provveduto a far trovare da qualche parte delle armi di stermino di massa messe apposte: sarebbe  stato facile in un Iraq invaso e pienamente nelle mani degli americani. Anche un semplice errore appare poco credibile. La faccenda appare poco chiara e Blair non ha dato nessun elemento per chiarirla. Forse la spiegazione puo essere quella data da Tarek el aziz, il ministro caldeo di Saddam Hussein. Questi spiegò che Saddam temeva soprattutto gli iraniani e non credette  fino all’ultimo momento che gli Americani avrebbero veramente attaccato. Per questo motivo egli lasciò credere  che possedesse  realmente armi non convenzionali pur affermando ufficialmente di non averle: insomma, nell’inganno ordito per gli  iraniani caddero gli americani  La spiegazione stranamente non è stata recepita in Occidente e generalmente ignorata.
Tuttavia, la presenza delle armi non convenzionali fu soprattutto un espediente propagandistico per una guerra che trovava nell’opinione pubblica fortissime resistenze. Il fatto non va enfatizzato perché le motivazioni vere dell’intervento erano ben altre ed illustrate chiaramente anche dal governo americano.
La vera finalità era instaurare la democrazia in Iraq. L’idea fondamentale era che interventi contro questo o quel nemico particolare non sarebbero stati risolutivi del problema del terrorismo. Si presupponeva  infatti che il terrorismo nascesse da una visione medioevale della realtà ancora legata a vecchi schemi religiosi ormai superati: per togliere ad esso le radici bisognava quindi far entrare il Medio-Oriente nel mondo moderno, nella democrazia e nella libertà.

Si prevedeva che se in Iraq fosse stato possibile instaurare un modello democratico questo avrebbe, a breve o a medio termine, “contagiato” anche gli altri paesi e quindi avrebbe introdotto la democrazia o meglio ancora la “modernità” in Medio Oriente.
Questo risultato non è stato raggiunto nemmeno lontanamente: invece della democrazia sono scoppiate violente sanguinose ed inarrestabili guerre sprofondando  in una cupa guerra civile fra sciiti e sanniti che spiega del  fulmineo e inatteso successo  dell’IS.
Gli americani erano convinti di poter instaurare la democrazia perché,  come dicevano i neo-com del tempo,  tutti gli uomini vogliono la libertà e il benessere e senza libertà non vi può essere benessere. Quindi, liberati gli iracheni, ci sarebbe sarebbe stato un miracolo economico che avrebbe contagiato tutto  del Medio Oriente. Si trattava di un errore tragico che si basava sulla assolutizzazione di principi che avevano funzionato in America e che non necessariamente devono funzionare altrove. La democrazia partitica non è attuabile in paesi che si dividono per etnie e credo religioso come avveniva in Iraq. Infatti  Curdi, sciiti  sunniti e cristiani votarono ciascuno per i propri  candidati con il risultato  che i curdi praticamente si crearono un loro stato al nord, che gli sciiti presero il governo, che i sunniti, che da sempre governavano il paese, furono  emarginati, che i cristiani persero ogni sicurezza: situazione nella quale una guerra civile pare inevitabile.
Per importare la democrazia  gli Usa hanno compiuto un tragico errore: hanno cercato di emarginare tutto il  vecchio apparato politico e il Baath. La conseguenza è un paese in preda al caos nel quale prima ha prevalso la delinquenza comune e poi tutte le correnti più estremiste. Milioni di persone che prima erano i dirigenti si sono trovati all’improvviso senza più lavoro e in mezzo a una strada: una follia.
Quando cadde il nazismo furono impiccati alcune decine di gerarchi ma poi tutti i dirigenti restarono al loro posto. In Italia i partigiani esasperati uccisero qualche centinaio di fascisti ma poi tutti gli altri restarono al loro posto (e i podestà divennero sindaci), in Giappone addirittura restò sul trono l’imperatore.
Questi paesi si avviarono alla democrazia: che sarebbe accaduto se milioni di fascisti, di nazisti, di nazionalisti fossero stati cacciati nella miseria e nell’emarginazione? Non avremmo avuto certo il miracolo economico e forse staremmo ancora combattendo nelle strade.

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