Marta che aspetta l’alba

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Uno dei libri più splendidi che abbia letto nell’ultimo periodo (e non sono pochi…), che mi è capitato casualmente (ma come sapete non credo al caso…) tra le mani e che ho divorato in un soffio; come recita la quarta di copertina è “una storia vera, toccante e indimenticabile che commuove, indigna, colpisce al cuore”.

Non conoscevo prima d’oggi Massimo Polidoro, ammetto questa mia mancanza, e colmerò presto questo gap leggendo, appena possibile, altre sue opere che sono davvero numerose, come leggo in terza di copertina.

“Marta che aspetta l’alba” è la storia vera di una donna, Mariuccia Giacomini, che ha lavorato per una vita nel manicomio di Trieste prima e dopo l’arrivo del “ciclone” Franco Basaglia e della sua straordinaria rivoluzione che ha portato alla legge 180. Mariuccia ha raccontato la sua storia a Massimo Polidoro il quale ne ha tratto questo struggente, bellissimo libro dedicandoglielo con queste parole “…con tanta pazienza, dolcezza e gentilezza mi ha aperto le porte dei suoi ricordi, anche di quelli più dolorosi. Senza di lei semplicemente questo libro non sarebbe esistito”.

La Marta che dà il titolo all’opera è una ragazza che viene ricoverata nel 1967 al manicomio di Trieste senza alcuna patologia psichica, solo per la cattiveria del cognato, e che vi trascorrerà più di 30 anni della sua vita subendo tutte le più aberranti atrocità, dai ripetuti elletroshock fino alla lobotomia; dopo la chiusura del manicomio la sua strada s’incrocerà con quella di Mariuccia che le darà finalmente qualche goccia di quella serenità e umanità di cui si era dimenticata l’esistenza anche se per lei “l’alba di una nuova era è sorta troppo tardi”: grazie di vero cuore a Massimo per averci regalato questa storia.

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