Il conto delle minne

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Uno dei libri più belli che abbia letto negli ultimi anni, e non sono pochi come sanno coloro che mi seguono da tempo; permettetemi, per una volta, di esagerare e iniziare così la mia recensione: le 303 pagine de “Il conto delle minne” di Giuseppina Torregrossa, edito da Mondadori nel 2009, sono un concentrato di così tanti elementi che se ne esce a fatica perché la loro magia continua ad aleggiare nel cuore e nella mente di chi l’ha appena finito come la sottoscritta.

E’ una storia epica nel senso più corretto del termine perché ripercorre la storia, quasi tutta al femminile, della protagonista, Agata, iniziando dalle sue bisnonne; lo è anche perché si tratta di un viaggio, come quello dell’Ulisse omerico, ma interiore, alla ricerca delle proprie origini per affrontare le difficoltà della vita quotidiana.

Ed è anche un libro straordinariamente erotico senza essere mai volgare perché Giuseppina Torregrossa riesce a narrare quei momenti con un miscuglio di dettagli bollenti e di poesia, di introspezioni psicologiche e di descrizioni eccitanti, sempre con lo sguardo di una dottoressa qual è l’autrice ma, soprattutto, di una donna.

È un inno alla Sicilia e alla sicilianità, alle sue tradizioni culinarie, ai suoi modi di dire, alla sua saggezza popolare di cui sono depositarie alcune delle antenate di Agata e, in particolare, Ninetta, la balia che l’ha allevata e la mia anima sicula ne ha goduto profondamente, visceralmente.

Un altro valore aggiunto è che, narrativamente parlando (e qui, come al solito, entra in gioco la correttrice di bozze ed editor), si tratta di un libro semplicemente perfetto per quel che riguarda la punteggiatura, la concordanza temporale e l’uso dei sinonimi, tre delle manchevolezze che, purtroppo, riscontro con più frequenza nelle bozze che mi arrivano.

Traggo dalla terza di copertina: “Il conto delle minne” ha il passo classico, formulare di un racconto epico e, insieme, la delicatezza e l’ironia di un diario intimo: un romanzo generoso, vitale, pieno del sapore intenso di un dolce malizioso”…come le “minne di sant’Agata” che campeggiano in copertina e che fanno da leit motiv a tutta la storia che inizia e termina con la loro esatta, minuziosa e religiosa preparazione.

Concludo con le parole dell’autrice in ultima pagina che mi sembra racchiudano, in nuce, il fil rouge di questo splendido libro: “…sono capace di scegliere, di affrontare i problemi, di trovare soluzioni. Ma non si tratta di un superpotere esclusivamente mio, è piuttosto una speciale resistenza di cui sono dotate le donne, anche se qualche volta non ne sono consapevoli. Sono loro che possiedono il segreto della vita, che tessono pazientemente, giorno dopo giorno, la storia  delle loro famiglie e poi la raccontano agli altri perché ne facciano tesoro…”.

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