Alla fine del tempo dell’ulivo

Print Friendly, PDF & Email

samma 5

Impronta del cambiamento del maestro PIERO SAMMATARO – Regia di Rosario Minardi

Al “Piccolo Teatro della Città” di Catania, 14 e 21 novembre alle ore 21,00 e 22 novembre alle ore 17,30.

E’ la poesia il filo conduttore del lavoro del maestro Piero Sammataro. La poesia che scaturisce naturale e musicale da un’anima innamorata della propria Terra, la poesia della Natura benevola e generosa che incanta nel susseguirsi inesorabile delle stagioni. E poi c’è l’umanità nel suo divenire,  il cambiamento e la trasformazione sociale in una sorta di “ruota” simbolica che, girando fa assaporare una volta le stelle, un’altra l’abisso della disperazione.

In “Alla fine del tempo dell’ulivo”, liberamente inspirato a Cechov, il maestro Piero Sammataro, attore e regista che insieme a Strehler,  firmò cinquanta anni di teatro appassionato e di grande successo, vuol risaltare ed esaltare la forza di una Terra intrisa di colori e passione che trasuda dal detto e dal non detto della sua gente.

Talmente è stata intensa la volontà di portare in scena questo testo “sofisticato” e sentito, che gli attori che ne hanno fatto parte hanno voluto fondare “il gruppo dell’Ulivo” per sottolineare il piacere e l’onore di aver dato vita ad un “miracolo corale”, una “mise en scene” di profondissimo impatto emotivo.

Con l’attentissima regia, impeccabile, curata quasi in modo maniacale  nei più piccoli dettagli di Rosario Minardi, ieri sera abbiamo assistito più che ad uno spettacolo, ad una fiaba magica; l’eco della voce delle radici di un maestoso ulivo sullo sfondo, giunge alle corde vocali dei bravissimi attori liberando la rabbia di una natura che si ribella alla disattenzione umana.

Un testo “delicato”, sussurrato, con non pochi spunti che regalano ilarità ad un pubblico numeroso ed attento a non perdere alcuna sfumatura delle vicissitudini dei personaggi.

I costumi sono affidati alla cura di Rosy Bellomia, le luci e la fonica a Simone Raimondo.  La canzone che fa da colonna sonora all’intero lavoro, “A colonia di la denti dispirata”,  è dello stesso autore, Piero Sammataro, musicata da Giovanni Ferrauto. La suggestiva e calda voce è di Carmelita Cieli. Le immagini digitali e le proiezioni che fanno da sfondo, sono curati da “Farolight”.

“Quantu n’hana cascari alivi, a uno, a uno” (quante olive dovranno cadere, uno ad uno), è metafora del fallimento umano; la caduta rappresenta il cambiamento di condizione sociale. E’ il momento storico in cui l’aristocrazia perde il suo dominio economico e culturale e cede scettro e corona alla ricca borghesia rurale. La famiglia aristocratica, sperperando il proprio capitale, ha permesso che l’amatissimo uliveto cadesse  in balia di un’asta pubblica.

I personaggi della vicenda presentano delle caratteristiche ben precise che rendono la rappresentazione equilibrata, eterogenea ma complementare, strettamente collegata ad un “fil rouge” che non perde mai di vista quell’attaccamento morale e sentimentale alla propria terra.

Dagli arrivisti ed arrampicatori Gregorio e Sasà, l’uno per elevare la condizione sociale ed il secondo per perseguire la sua natura di lacché, ben interpretati rispettivamente dagli attori Giuseppe Balsamo e Gabriele Arena, alla simpatica e godibile caratterizzazione dell’attore Nanni Battista che è Biffarella, il ferroviere.

E poi c’è il viandante “folle” che elemosina denaro ed attenzione; irrompe nella scena picchiando su un tamburo che squarcia la magia di un attimo di vita vissuta. Una piccola parte che lascia il segno nelle anime più sensibili, che “martella” le coscienze come quei colpi vigorosi dati al tamburo. Giovanni Calabretta, voce “arrabbiata” e cuore in mano “facitimi li cunti”,  interpreta convincendo pienamente,  questo personaggio “assetato” di umanità.

I due personaggi romantici della commedia sono la giovane figlia della signora Spera, Ania e Vanni, studente “capelluto” che ha assistito impotente alla morte del suo allievo figlio e fratello di Spera ed Ania.

Quest’ultima reca volto, anima e voce della giovane attrice Silvia Corsaro Boccadifuoco, mente Vanni è sapientemente valorizzato dall’attore Daniele Sapio.

La cameriera Severina, della quale è palesemente innamorato il ragioniere di famiglia, Nato è interpretata da Amelia Martelli, mentre la brava e determinata attrice Carmela Silvia Sanfilippo è la severa ed autoritaria figlia adottiva di Spera, Viola.

I due fratelli, protagonisti della vicenda e proprietari dell’uliveto sono la signora Spera e Federico. I bravi, convincenti, impeccabili attori che danno loro il volto sono Maria Grazia Cavallaro e Saro Pizzuto.

Ed infine i due personaggi più poetici dell’intera commedia, quelli che ci hanno regalato più pathos emotivo: Nato e Cosimo.

L’istrionico attore Enrico Manna è Nato, (sono Nato da quando sono nato, lui stesso dirà), il ragioniere del “Tempo dell’Ulivo”, innamorato della cameriera, uomo semplice ed ingenuo che cerca disperatamente di far comprendere alla sua amata che è inutile inseguire la passione per un uomo frivolo ed infedele a scapito di un amore sincero ed onesto. Molto bello e toccante il canto malinconico, quasi una sorta di nenia, che l’attore intona in scena per sottolineare poesia, semplicità ed orgoglio ma anche rassegnazione alla propria condizione sociale.

Ed infine il fido maggiordomo, ormai diventato quasi membro della famiglia, attentissimo allo spasimo alle esigenze del suo padrone Federico, Cosimo. Il bravissimo, commovente Aldo Toscano, entra quasi costantemente sulla scena regalandoci emozioni, sorrisi, riflessioni. Grande prova di attore la sua, vinta a pieni voti.

A lui è affidata la chiusura dello spettacolo. Nella consapevolezza della sua prossima morte, lui guarda quel cielo e quasi ne può scorgere i rami dell’ulivo che ne toccano le altezze. Si, è quello il suo Paradiso.

In quell’attimo tutto è compiuto: l’uliveto è in mano ed in balia dell’arrivismo cinico di Gregorio, la signora Spera e la figlia Viola, insieme a Sasà e Federico fanno ritorno a Parigi, la cameriera Severina prende consapevolezza ed offre la sua mano al poetico Nato, Vanni ed Ania continuano gli studi nella propria terra e Cosimo…Cosimo è quell’ulivo maestoso, è quel cielo che adesso guarda con l’attenzione di chi sta per raggiungerlo, finalmente nella rassegnazione della vita che inesorabilmente, stagione dopo stagione, diventa fine. Alla fine del tempo degli Ulivi.

Da tutto il gruppo dell’Ulivo: grazie Maestro!

ulivi locandina

samma 3 fotografia in alto e a sinistra di Enrico Grieco

samma 2 sammasamma 1

Fotografie scattate all’interno del teatro prima dello spettacolo riguardanti la mostra fotografica del Maestro Piero Sammataro che lo ritraggono in alcuni dei suoi lavori teatrali.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

*