Il terrorismo e il ”vero” islam

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Di fronte al terrorismo di matrice islamica l’opinione pubblica occidentale oscilla fra due interpretazioni che, malgrado siano opposte, vengono spesso confuse insieme: si tratta di una follia di esaltati o comunque rappresentano l’islam (“islamici bastardi” intitolava infelicemente un quotidiano italiano). Dall’altra parte dal mondo islamico proviene un diluvio di dichiarazioni, prese di posizioni che ripetono ossessivamente che i terroristi nulla hanno a che fare con il “vero” islam che i terroristi affermano invece di rappresentare.
Cerchiamo di chiarire il problema.
Innanzi tutto il terrorismo islamico, il jihadismo come piu propriamente viene denominato, non è semplicemente l’espressione di una follia, di “fuori di testa” come diremmo noi. Non è paragonabile al nazismo da stadio che affligge le nostre manifestazioni sportive di cui si puo dire a ragione che nulla hanno a che fare con lo sport. I nostri stadi a volte fungono da catalizzatori di violenti, di emarginati pieni di odio contro tutto e tutti e a volte questi adottano simboli nazisti e razzisti semplicemente come pretesti. Il jihadista (combattente della Guerra Santa) che vuole dare la shahada (testimonianza di fede) e diventare eventualmente uno shaid (martire) non è semplicemente un esaltato, almeno non piu di quanto lo sono quelli che credono e si sacrificano fino all’estremo per una causa che ritengono giusta: non più di quelli che combatterono a Stalingrado, a El Alemain o nei secoli passati a Lepanto o a las Navas de Tolosa, a Gerusalemme. Certo, come quelli, anche i jihadisti hanno altre motivazioni personali e psicologiche, ma un fenomeno di tale ampiezza e durata non può essere considerato una specie di follia violenza collettiva, di semplice delinquenza.
Il jihadisrta ha una sua idea della fede e della realtà del mondo contemporaneo. Ritiene che la vera fede islamica, quella delle origini (salaf, da cui salafita) si sia corrotta al contatto degli occidentali non tanto perché cristiani ma per quanto sostanzialmente atei: il laicismo viene identificato con l’ateismo e non senza ragione. Bisogna restaurare il vero islam combattendo contro i mussulmani corrotti, il potere dei munafiq (ipocriti) che si definiscono mussulmani e che tradiscono il vero islam e ristabilire il vero Stato Islamico (IS: Islamic State) con relativo califfo (successore di Maometto) senza confini nazionali che non possono esserci all’interno della Umma (comunità dei fedeli). Concetti simili non sono nuovi e improvvisati: furono ampiamente e coerentemente sostenuti nel secolo scorso da una serie di intellettuali arabi: Rashid Rida, Hassan El Banna, Sayyid Qutb, Bu Ala Mawdudi.
Nasce allora il problema di quale sia il allora il “VERO “ islam. Il quesito, però, di per sè è irrisolvibile almeno quanto lo è quello del “vero” cristianesimo. Si considerano cristiani i primi martiri nell’Impero Romano che affrontavano il martirio senza resistere come quelli della Santa Inquisizione o della strage degli Albigesi, cosi come si proclamano interpreti autentici dei sacri testo sia i cattolici che i protestati di ogni tendenza. Per venire a tempi piu recenti, il Sillabo condannava la liberta religiosa che è diventata oggi per i cattolici di tutto il modo un punto caratterizzante. In effetti nelle sacre scritture cristiane o islamiche si trovano sempre degli appigli, magari frasi tolte dal loro contesto che giustificano tante cose e il contrario di esse. Addentrarci quindi in un’analisi dei testi (Corano e Haidith) per vedere cosa veramente dicono sarebbe un esercizio difficilissimo quanto, alla fine, inutile. A livello sociologico politico non conta infatti cosa dicano “veramente” i testi sacri di una religione ma come sono stati effettivamente interpretati. Il problema allora diventa quale è la diffusione della interpretazioni jihadiste nell’universo islamico: questo è il problema che ha senso per noi Occidentali e che è risolvibile in modo relativamente facile E’ del tutto evidente che il jihadismo nel mondo islamico sia una interpretazione del tutto marginale. Anche nell’ambito dei salafiti (tradizionalisti integralisti ) la maggioranza non pensa affatto alla guerra contro l’Occidente: non per un caso le monarchie della penisola araba sono le alleate piu strette dgli USA e insieme quelle piu vicine al salafismo (wahabismo).
I jihadisti combattono essenzialmente contro altri mussulmani e solo incidentalmente la lotta coinvolge gli Occidentali. Anche i “laici” del mondo islamico in realtà sono anche essi dei credenti: nell’ambito del mondo islamico l’ateismo ha scarsissimo peso a differenza dell’Occidente o della Cina dove i credenti sono piu o meno solo un 20%.
Se noi quindi identifichiamo il “vero” islam con quello effettivamente praticato dalla grande maggioranza ne consegue che il jihadisno NON è il “vero” islam, almeno dei nostri tempi: su questa evidenza sono d’accordo anche i jihadisti, direi soprattutto essi, ma essi sono fiduciosi che al più presto la loro interpretazione diventarà quella generale.
E fondata una tale aspettativa? Noi crediamo fermamente di no. Tuttavia non possiamo ignorare un fatto. Pochissimi erano i nazisti negli anni ’20, si parla del putch della birreria come di un fatto quasi ridicolo. E ben pochi anche i marxisti in Russia nel 17. Ben pochi conoscevano, non dico il pensiero, ma anche solo il nome di Marx. Eppure in pochi anni nazismo e comunismo si affermarono a livello di massa, forse come nessun altro movimento prima. Occorre tener conto infatti delle condizioni storiche nella possibilità o meno di affermazioni di certi movimenti e non solo il numero di quelli che vi aderiscono in un certo momento.
Allora la domanda cruciale è se attualmente nel mondo islamico vi sono condizioni di carattere sia culturali e psicologiche che economiche politiche e sociali che rendano possibile una vasta affermazione dell’islam estremista. Purtroppo esistono: esiste un disagio generale, insicurezza, guerre fra le fazioni miseria, assenza di prospettive, disperazione.
Allora non bisogna sottovalutare l’immenso potere di suggestione, soprattutto emotivo, e considerare il jihadismo quindi un fenomeno marginale interessante un limitatissimo numero di seguaci: sarebbe una sottovalutazione estremamente pericolosa.

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