Il dopo Parigi

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attentato-parigiSono passati giorni dall’attentato di Parigi e mentre qui parliamo, ci confrontiamo, scriviamo, là vanno a dormire con la paura e si alzano con la paura. Lentamente si cerca di reagire e di tornare alla normalità, dimenticando l’attuale e ricordando il prima. Si sentono tesi i parigini, la polizia è ovunque, il coprifuoco è attivo e serve da monito. La Tour Eiffel è tornata ad accendersi ma con i colori della Repubblica. La vita quotidiana ha ripreso il suo scorrere e sicuramente è l’unico modo per non lasciarsi sopraffare da tutto quello insito, anche etimologicamente, nel termine terrorismo.

attentati-parigi-eroi-770x512I donatori di sangue si sono moltiplicati e accorrono negli ospedali, si vuole essere utili ai feriti. La solidarietà si sta manifestando ovunque. Si vogliono difendere i valori conquistati da tempo. E si spera che l’incubo finisca. Gli stadi sono diventati un simbolo dove si muore, si fischia, si canta la marsigliese, si ritorna insieme. Erano luoghi di aggregazione sportiva ora sono il campo di battaglia dove si disputano altri scontri ideologici, dal canto della Marsigliese al grido di Allah è grande.

I telegiornali diffondono continuamente che l’allarme è altissimo. Al primo sospetto si evacua. Non è finita in Francia e neppure in Europa. La psicosi si diffonde. Questa nuova forma di guerra, chiamata terrorismo, si contraddistingue in quella tipica militare, frontale, a cui tutti siamo abituati, a quella più subdola e imprevedibile dei “lupi solitari” che sconsideratamente eimagesmulano principi e azioni di guerriglia, sprezzanti della propria vita e di quella degli altri. Mietono vittime e angoscia.

L’attenzione resta altissima come la diffidenza che sta nascendo. Come possiamo sentirci sicuri? Come difenderci dal diverso? Si diffondono opinioni e soluzioni, radicali e moderate. Non rispondere alla violenza con altra violenza. Dialogare. Interrompere finanziamenti. Bloccare le frontiere, attaccare, eliminare tutti i mussulmani, indistintamente, perché siamo noi, da sempre, gli occidentali “buoni”. Quelli che in nome del Dio vero, hanno sterminato, massacrato imponendo lo sradicamento culturale. Ma era “cristianesimo”. Quelli che hanno reso schiavi popolazioni intere. Ma era per il “primato della razza bianca”. Quelli che hanno conquistato la democrazia, quella vera, decidendo quali popoli e paesi devono essere visti più vicini e giusti, perché di maggior successo e prestigio. Ma era per la “civilizzazione dei popoli barbari”. Che in nome del capitalismo necessario hanno sfruttato risorse naturali, animali e umane trasformandoci in insaziabili egoisti consumatori. Ma era per la modernità. Gli altri, i “cattivi”, non contano, vanno piegati, rifiutati, combattuti.

Persecuzione_cristiani_IraqSupporre che esistano tali categorie maschera un rifiuto del confronto con un’analisi politica, morale ed etica dei nostri tempi. Significa dividere i musulmani in buoni e cattivi a seconda della vicinanza al “modello occidentale”, alimentando l’odio per poi giustificare la guerra. Chiaro che non si può presentare all’opinione pubblica una guerra come un’azione armata finalizzata al raggiungimento del maggiore potere o supremazia. Sarebbe troppo bestiale e poco elegante, meglio motivarla in nome dei diritti umani o della religione.

Dunque oggi è l’Islam ad essere cattivo, perché totalitario, diabolico, criminale. Il proseguimento dell’egemonia occidentale nel mondo islamico deve continuare, mutando però tattica difensiva, loro sono terroristi, noi ci difendiamo. Dobbiamo convincerci che i regimi arabi sono i cattivi, così possiamo alleggerire le nostre coscienze e procedere all’attacco violento. Pertanto si prosegua la propaganda e si scateni l’islamofobia.

Abbiamo la nostra giustificazione. L’Occidente nuovamente  scende in campo non tanto contro l’Islam politico, ma contro l’Islam, quello delle stragi.

7777777Alla fine di tutti questi giri di parole però chi ci rimette è solo l’intelligenza mortificata da una pesante propaganda che gira e rigira le questioni come vuole, perché in realtà anche questa è una guerra politica, non religiosa. Non esistono popoli buoni e cattivi, religioni buone e cattive. E se ci si ferma un attimo a riflettere, alla fine gli unici buoni, da sempre, sono solo le vittime, qualsiasi vittima.

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