Extravergine d’oliva questo sconosciuto

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aaa-OLIO-EXTRAVERGINE-DOLIVASiamo la patria del cibo di qualità e la nostra fama gastronomica ci distingue in tutto il mondo eppure una delle nostre eccellenze, punta di diamante della dieta mediterranea può essere contraffatto.

L’olio extravergine di oliva non sempre è veramente extravergine e quando il suo costo è molto basso, deve farci scattare il campanello d’allarme che la truffa è in atto. Si perché, un prodotto di qualità è decisamente più caro, in media il prezzo di vendita si aggira dai 7 agli 8 euro e siccome per la legge italiana l’olio d’oliva è un miscuglio tra olio raffinato e d’oliva, ci può essere di tutto in commercio.

Ma allora cosa si trova dentro una bottiglia, quando non ci dicono la verità? Come si riconosce un olio adulterato?

Innanzitutto dobbiamo diventare consumatori più responsabile per ridurre al minimo il rischio di inganno. La prima cosa da tener presente è l’origine delle olive, non badare solo al marchio, leggere le etichette e saper distinguere l’olio vergine dall’extravergine che ha l’odore di frutto fresco caratteristico, perché è l’oliva la base di tutto, che dev’essere matura, raccolta al giusto grado di maturazione e molita velocemente per donare quell’aroma particolare, quel colore e quella densità che sono indice di qualità.

images5555Grazie ad un’inchiesta condotta dal mensile Il Test che si occupa di attuare prove di vario tipo sui prodotti in vendita per tutelare i consumatori la Procura di Torino ha accusato sette grandi aziende italiane di avere distribuito olio extravergine che in realtà non lo era. Nel mirino sette marche conosciute Carapelli, Bertolli, Sasso, Coricelli, Santa Sabina, Prima Donna e Antica Badia che spacciavano per extravergine un olio che in realtà non rispettava le regole richieste dalla legge italiana e con caratteristiche organolettiche non idonee alla classifica di extravergine, quindi meno costoso nel processo di produzione e di qualità inferiore. Gli oli “incriminati” sono stati giudicati “scarsi” non in assoluto, ma in rapporto alla didascalia che riportavano sull’etichetta. Si attende ora l’evolversi della den777777uncia e il giudizio definitivo della magistratura, ciò nonostante il dubbio resta e ha creato il panico tra i consumatori.

Un settore chiave quello dell’olio nostrano e per valorizzarlo e rilanciarlo, tutto il mondo agricolo ha firmato un patto di filiera qualitativo che tuteli e garantisca la trasparenza del prodotto che tutto il mondo ci invidia. Tuttavia per ora i trucchi per la contraffazione sono vari e sempre in agguato, basta aggiungere pigmenti colorati o trattamenti chimici per colorare e odorare un prodotto oleario e trasformarlo in extra. Et voilà il consumatore è fregato. Il metodo più semplice e più utilizzato consiste nel mescolare all’extravergine vero e proprio più tipi di olio di oliva di qualità inferiore, spesso provenienti da altri paesi. La legge consente di farlo, ma solo entro certi limiti e a patto che l’operazione sia indicata chiaramente sull’etichetta.

Negli ultimi anni una fila impressionante di marchi italiani sono finiti nel carrello delle multinazionali estere e da qui tanti storici brand dell’olio italiano da tempo non sono più italiani ma sfruttano solo il fascino internazionale del made in Italy.

imagesConsiderata l’importanza del settore per l’industria italiana e per consentire alle aziende di tutelarsi e di coordinare meglio i controlli la Procura ha intensificato le ispezioni sulla produzione olearia e su tutti i suoi passaggi perché per essere definito extravergine, l’olio deve essere estratto unicamente tramite la spremitura meccanica delle olive e deve avere un’acidità inferiore o uguale allo 0,8 per cento.

Inoltre è bene ricordare che l’olio è un alimento “vivo”, teme la luce, il calore e l’ossigenazione. Per poter gustare al massimo tutte le caratteristiche del prezioso oro liquido, meglio conservarlo in bottiglie scure, lontano da fonti di calore, non travasarlo spesso perché l’ossigeno ossida l’olio.

 

 

 

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