Terrorismo e cultura

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Il segretario del Partito Democratico, Matteo Renzi, in una immagine del 18 dicembre 2013. ANSA/ALESSANDRO DI MEO

Il nostro presidente del consiglio va ripetendo che la migliore arma contro il terrorismo è la cultura e che per ogni euro speso per la sicurezza occorre spenderne uno per la cultura. Renzi da buon politico usa le parole in modo accattivante: dire che la cultura è la migliore arma contro  il fanatismo islamico è molto suggestivo, crea immediato consenso  Questo perché implicitamente ci fa pensare che il terrorismo  nasce dall’ignoranza e che quindi noi siamo dalla parte della ragione e che basti la cultura  perche le nostre ragioni appaiano in modo chiaro e autoevidente  come quelle giuste e buone e al contrario  per quelle dei terroristi.
Occorrerebbe però che venisse chiarito cosa si intende per cultura termine che Renzi, da abile politico quale è, usa in modo ambiguo.

Si usa il termine in due significati principali.
– in senso comune: come sinonimo di istruzione: gli ingegneri hanno cultura,  i boscimani analfabeti non ne hanno.
– in senso sociologico: come modo di pensare e agire (direi: mentalità): esiste la cultura dei boscimani come quella europea, quella democratica, quella nazista  e quella del jihadismo.
Si potrebbe pensare che l’istruzione di per sé porta al bene (intellettualismo etico)  ma anche i peggiori criminali possono essere persone istruite. Pensare che solo un ignorante possa essere un jihadista è contraddetto dalla comune esperienza: fra i jihadisti ci sono piu persone istruite che nella media della popolazione in generale.
Possiamo intendere la cultura in senso gramsciano (gli intellettuali si diceva) nel senso che chi ha  una buona  conoscenza dei fenomeni sociali politici economici comprenderebbe  il senso del progresso e della storia (cioè secondo Gramsci  diventava  comunista). Analogamente  potremmo allora pensare che la cultura storica politica (non quella tecnica)  porterebbe al ripudio del  jihadismo: ma è  una  idea che mi pare molto balzana.

Resta forse una soluzione: diffondere una cultura (mentalità) specifica, quella democratica che porterebbe al ripudio del terrorismo e della violenza.
Ma dalle nostre scuole democratiche e pacifiste  uscirono le Brigate Rosse, come sono ora usciti i jihadisti.
Un tentativo di diffondere la cultura (mentalità) democratica fu portata avanti a suon  di bombe da Bush ma non pare abbia  dato buoni risultati.
Il problema sarebbe quindi come diffondere fra mussulmani una cultura contraria all’estremismo. Non una cultura nel senso di istruzione quindi, né una cultura genericamente  intesa ma una formazione che nel caso specifico portasse a un islam  non violento.
Non vedo come una operazione del genere potrebbe essere portata avanti semplicemente aumentando le spese per l’istruzione o anche migliorandola in generale, ambedue cose per altro encomiabili e necessarie.
Un’opera del genere puo essere portata avanti solo dalle  comunità islamiche all’interno delle comunista islamiche. Ma è una cosa che ordinariamente le comunità islamiche fanno già. Infatti i terroristi sono solo una frazione infinetisimale dei mussulmani presenti in Occidente e anche, in generale, in tutto il mondo.

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