Sotto accusa, l’olio di palma

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olio-palma-2L’olio di palma è l’indagato e sospettato di provocare gravi danni alla salute. Dietro il 50% dell’alimentazione industriale c’è l’olio di palma ma le aziende italiane che usano il palma in quasi tutti i prodotti alimentari cercano di ignorare questo problema, a favore dei vantaggi economici che ne ricavano.

Inchieste e petizioni hanno sollevato numerose controversie e in assenza di ricerche scientifiche istituzionali definitive si cerca ugualmente di fare il punto sugli eventuali danni dovuto al consumo per la salute e per l’ambiente. Il quesito boom sui prodotti contenenti il palma è che essendo un grasso solido il suo uso abituale fa aumentare in modo significativo la concentrazione di grassi nel sangue, dal colesterolo ai trigliceridi. È uno degli ingredienti di molte creme alle nocciole e cacao, presente nella golosissima Nutella e in altrettante merendine e prodotti da forno, fattore che ha scatenato l’allarme dei nutrizionisti. Il suo elevato contenuto di grassi saturi non è nutellapurtroppo controbilanciato da un’adeguata presenza di acidi grassi polinsaturi benefici, ritenuti in grado di tenere sotto controllo i livelli del colesterolo. A lasciare inoltre particolarmente meravigliati è la diffusione del suo impiego, che comprende non soltanto l’industria alimentare, ma anche il mondo della cosmesi, trattandosi di un olio considerato polivalente per la sua disponibilità sul mercato a prezzi contenuti rispetto ad altri oli vegetali più pregiati.

E la discussione continua, c’è chi lo difende e chi lo accusa.

Ciò che ci dovrebbe spingere ad evitare il consumo di prodotti contenenti olio di palma al fine di proteggere la nostra salute riguarda il suo elevato contenuto di grassi saturi ma controbattono i favorevoli, ci preoccupiamo tanto dell’olio di palma sottovalutando tutta la gamma di altri prodotti chimici immessi nei prodotti di cui ci nutriamo. I conservanti per esempio sicuramente più dannosi del palma.

ORANGDall’altra parte è evidente che un olio a basso costo ed utilizzabile, come visto, in numerosi campi di applicazione, procura gravi danni per l’ecosistema a causa della diffusione delle piantagioni di palme da olio che sta aumentando sempre più sottraendo terreno a foreste dal valore inestimabile, comprese antiche foreste pluviali caratterizzate dalla presenza di ecosistemi irripetibili al mondo, contribuendo inoltre alla scomparsa di numerose specie vegetali ed animali, che si trovano improvvisamente deprivate del proprio habitat naturale distrutto per fare posto alle piantagioni. Non a caso da tempo associazioni ambientaliste come Greenpeace e Friends of the Earth, ben consce dei gravi danni provocati da tale pratica lottano e si oppongono alla domanda crescente di un olio di cui si potrebbe fare a meno.

In entrambe le situazioni il problema è l’eccesso . Una dieta contenete troppi grassi saturi è senza dubbio nociva alla nostra salute, rovina il sistema cardiocircolatorio e può provocare diabete e forse anche tumori. In una dieta variegata, con tanta frutta, verdura e cibi integrali, consumare qualche biscotti contenente olio di palma, due tre volte alla settimana non ha mai fatto male a nessuno. L’incognita si presenta se nella dieta introduciamo molti grassi saturi provenienti da altre fonti come lardo, burro, latte per esempio. E non solo, dobbiamo essere coscienti che consumare prodotti contenenti olio di palma contribuisce a distruggere le foreste in particolare in Indonesia e Malesia, ma si sta espandendo anche in Sud America, come Brasile e Colombia e in alcuni paesi dell’Africa, come Liberia e Uganda.

PEKANBARU, SUMATRA, INDONESIA - JULY 11: A view of stumps in recently deforested of peat natural forest located on the concession of PT RAPP (Riau Andalan Pulp and Paper), a subsidiary of APRIL group which is being developed for a pulp and paper plantation at Pulau Padang, Kepulauan Meranti district on July 11, 2014 in Riau province, Sumatra, Indonesia. The Nature Climate Change journal has reported that Indonesia lost 840,000 hectares of natural forest in 2012 compared to 460,000 hectares in Brazil despite their forest being a quarter of the size of the Amazon rainforest. According to Greenpeace, the destruction of forests is driven by the expansion of palm oil and pulp & paper has increased the greenhouse gas emissions, pushing animals such as sumatran tigers to the brink of extinction, and local communities to lose their source of life. (Photo by Ulet Ifansasti/Getty Images)
PEKANBARU, SUMATRA, INDONESIA – JULY 11: A view of stumps in recently deforested of peat natural forest located on the concession of PT RAPP (Riau Andalan Pulp and Paper), a subsidiary of APRIL group which is being developed for a pulp and paper plantation at Pulau Padang, Kepulauan Meranti district on July 11, 2014 in Riau province, Sumatra, Indonesia. The Nature Climate Change journal has reported that Indonesia lost 840,000 hectares of natural forest in 2012 compared to 460,000 hectares in Brazil despite their forest being a quarter of the size of the Amazon rainforest. According to Greenpeace, the destruction of forests is driven by the expansion of palm oil and pulp & paper has increased the greenhouse gas emissions, pushing animals such as sumatran tigers to the brink of extinction, and local communities to lose their source of life. (Photo by Ulet Ifansasti/Getty Images)

Le piantagioni di palma da olio sono altamente redditizie. Molte le aziende produttrici che traggono benefici dalla commercializzazione, tra cui multinazionali come Unilever, Nestle e Procter & Gamble e altri grandi marchi dell’alimentazione, cosmetica ed agrocombustibili che usufruiscono dell’espansione della palma aggravando lo sfruttamento dei lavoratori in gran parte minorile causando conflitti sociali e violazione dei diritti fondamentali dell’uomo. In quest’ottica diventa necessario almeno evitare nuove deforestazioni, riparare i danni a livello umanitario e ambientalistico già causati e regolamentarne la produzione e le condizioni di lavoro delle popolazioni.

 

 

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