La grande Lega Sunnita

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lega sunnita

 

Il mese scorso l’Arabia Saudita ha annunciato una coalizione militare per sconfiggere il terrorismo in cinque paesi, Afghanistan, Egitto, Libia, Iraq e Siria, e composta da quasi tutti i paesi sunniti: (in ordine alfabetico) Bahrain, Bangladesh, Benin, Ciad, Comore, Costa d’Avorio, Gibuti, Egitto, Gabon, Guinea, Giordania, Kuwait, Libano, Libia, Malesia, Maldive, Mali, Mauritania, Marocco, Niger, Nigeria, Pakistan Palestina, Qatar, Senegal, Sierra Leone, Somalia, Sudan, Togo, Tunisia, Turchia, Emirati Arabi Uniti e Yemen (Pakistan e Malesia paiono però essersi subito ritirati). E’ facile notare che una tale alleanza militare è puramente teorica e non ha nessuna possibilità di interventi reali.
Qualcuno di questi paesi (Somalia e Libia) sono esplosi, esistono solo teoricamente. Alcuni sono dichiaratamente nemici uno degli altri (ad esempio Egitto e Turchia), la maggior parte è impegnato in sanguinose guerre civili a sfondo religioso o etnico. Non è precisato cosa esattamente si intende per terrorismo, espressione che ha un significato molto evanescente e si presta, secondo le occasioni, a indicare qualsiasi movimento non solo di insorgenza ma anche semplicemente di protesta. Possono entrare quindi facilmente in esso anche tutti i movimenti sciiti nel Medio Oriente, dal Libano al Pakistan.
Molti commentatori hanno considerato quindi l’iniziativa velleitaria, o fatta per accontentare in qualche modo gli alleati occidentali preoccupati oltremodo del terrorismo. Si è anche pensato che in effetti il vero fine è quello di combattere gli sciiti e non il califfato o altre stremisti del genere.
Tuttavia bisogna pure considerare il valore politico. La lega promossa dall’Arabia Saudita non vuole essere un concreto intervento militare ma ha un significato ideale: tutte le nazioni sunnite, di tutte le tendenze politiche e religiose, sono contro il Daesh e all’estremismo islamico così come tutte le autorità religiose di quelle nazioni hanno dichiarato del tutto privo di senso la proclamazione del califfato.
Per persone che vogliono ristabilire il califfato come espressone di tutto il mondo sunnita è una smentita radicale: mostra l’IS come poche migliaia di persone in lotta contro un miliardo di credenti e quindi la assurdità di rappresentarli.
La lotta all’IS non si combatte solo con le armi ma anche sul terreno dottrinale teorico perché è un fenomeno dottrinale ideale che ha un richiamo potente presso tutta la sunna sparsa nel mondo, anche in Occidente da cui partono a frotte volontari che sono usciti dal nostro mondo, dalle nostre scuole a dimostrazione che non si tratta di semplice arretratezza culturale.
Il califfato non può essere proclamato da una oscura assemblea con un personaggio altrettanto oscuro ma deve essere espressione del mondo sunnita nel suo insieme: è questo anche che la Lega promossa dall’Arabia vuole mettere in luce.
L’obiezione però è stata già prevista nella proclamazione del califfato del 2014 e si è risposto che le vittorie dell’IS mostreranno il favore di Dio così come ai tempi dei primi califfi un piccolo e arretrato popolo come gli arabi conquistò il mondo intero mostrando che questa era la volontà di Dio.
Così si ragiona nel mondo islamico.

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