3 donne esploratrici che dovreste conoscere

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“Possiamo investigare il mondo soltanto da una prospettiva di contingenze de proprio sé che include le nostre esperienze fisiche, sociali e storiche” scrive la studiosa di geografia Mona Domosh in un saggio sull’importanza delle esploratrici.

Lo status delle donne nell’era vittoriana e oltre è centrale alle loro esperienze come viaggiatrici: veniva loro offerto poco supporto scientifico e istituzionale che gli esploratori ricevevano normalmente. Un membro della Royal Geographic Society in Inghilterra andò oltre fino ad affermare “il sesso e l’allenamento le rende ugualmente non adatte all’esplorazione”. Ma il disprezzo e la condanna della società non furono abbastanza da impedire alle “women of means” di colpire da sole facendo viaggi nelle regioni meno conosciute (dalla prospettiva degli occidentali). Sebbene i loro nomi possano non essere ampiamente conosciuti o non riempire testi scolastici di studi sociali ecco tre intrepide esploratrici che meriterebbero un plauso più ampio per le loro realizzazioni.

Katherine Routledge

“E’ stata la mia sfortuna essere nata donna con i sentimenti di un uomo”. Così iniziò l’avventurosa vita di Katherine Routledge, nata in Inghilterra nel 1866. Sebbene sia stato attraverso suo marito che Katherine sia stata in grado di partecipare a molte delle sue spedizioni non era tipo da essere soddisfatta di essere un’assistente. Quando la coppia trascorse anni vivendo nell’attuale Kenya tra i Kikuyu Katherine utilizzò l’esperienza per scrivere il suo primo libro “With a Prehistoric People”. Ma il soggetto che più la intrigava era dall’altra parte del mondo: Easter Island, nota anche come Rapa Nui. Insieme col marito Katherine condusse una spedizione marina verso l’isola e iniziò il primo vero resoconto archeologico di essa nel marzo 1914. Mentre era là Katherine studiò molte delle 887 statue intagliate dai popoli precedenti. Trovò le enormi teste disseminate lungo le verdi colline mozzafiato. In un tentativo di capire chi avesse intagliato le statue e perché Katherine visitò gli anziani del rimanente popolo indigeno molti dei quali erano affetti dalla lebbra. Sebbene timorosa di poter prendere la malattia Katherine continuò imperterrita la sua ricerca. La coppia alla fine dissotterrò 32 statue (e forse di più) e la ricerca di Katherine fu pubblicata al loro ritorno. Sfortunatamente l’esploratrice non fu in grado di continuare la sua carriera dopo aver lasciato Rapa Nui: soffriva di schizofrenia paranoide e infine fu ricoverata in un manicomio da suo marito e da un gruppo di medici e vi morì nel 1935.

Delia Akeley

Quando Delia Akeley pubblicò la sua opera antropologica “Jungle Portraits” nel 1930 i recemsori lodarono la sua abilità nel catturare sia le pratiche della tribù africana dei pigmei con i quali viveva sia i costumi della fauna locale. “Nessuno che sia interessato alla vita africana può esimersi da leggerlo” ha scritto un recensore di “Geography”.

Akeley nacque nel 1875 in una fattoria vicino a Beaver Dam nel Wisconsin. Come Katherine Routledge le sue prime opportunità di esplorazione le arrivarono grazie al suo secondo marito, un tassidermista la cui opera era stata comprata dal Chicago Field Museum e dall’American Museum of Natural History. La coppia viaggiò insieme verso l’Africa in varie occasioni per collezionare con Delia che sparava a tanti esemplari quanto suo marito incluso un grande elefante toro. Non era un lavoro facile. Carl era statao gravemente ferito dagli elefanti e a un certo punto disse che la necessità di sparare a così tanti animali “l’aveva fatto sentire molto come un assassino”. E mentre Delia si dimostrava un valorosa compagnia di viaggio e cacciatrice lei e Carl alla fine divorziarono. Essendo già stata in Africa prima Delia rifiutò di smettere e diventò una ricercatrice single. Nel 1924 guiò una spedizione nel Congo belga dove scrisse sui popoli indigeni della regione. La sua prospettiva fu subito condiscendente e progressista: si opponeva al trattamento brutale del popolo locale da parte degli europeo e usava amichevolezza e cortesia come modo per inserirsi nella loro società. Dopo un’altra spedizione Delia si sposò per la terza e ultima volta e si dedicò a una vita più sedentaria morendo nel 1970 all’età di 95 anni.

Marianne North

A differenza delle sue contemporanee Marianne North non si sposò mai né ebbe alcun desiderio di farlo definendolo un “terribile esperimento” che rende le donne “una sorta di upper servant”. Invece Marianne fu in grado di usare la considerevole ricchezza che suo padre le aveva lasciato per viaggiare da sola in tutto il mondo con soltanto un set di colori a olio e di tele insieme a lei. Nel corso di 13 anni viaggiò dal nord America al Giappone, al Brasile, a Singapore, al Borneo, allo Sri Lanka, all’India e in sud Africa. Su suggerimento di Darwin aggiunse l’Australia e la Nuova Zelanda alla sua lista di destinazioni. In ogni location lei dipingeva meticolosamente la flora locale, i suoi vibranti dipinti catturavano una fetta della storia ambientale che rimane importante per gli scienziati e gli storici di oggi. La sua opera fu infine raccolta per una mostra permanente ai Kew Gardens a Londra dove un recensore di “The Art Amateur” lodò la bellezza e il realismo dei quadri che rimangono im mostra ancora oggi, un testamento di cosa possa essere realizzato da una donna senza alcun formale training artistico e con uno spirito audace.

http://daily.jstor.org/3-unknown-women-explorers/

 

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