Naziq al-Abid, la Giovanna d’Arco degli Arabi

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Naziq_al-Abid,_1920

Naziq al-Abid, in arabo نازك العابد, nata nel 1898 e morta nel 1959, è conosciuta come la “Giovanna d’Arco degli Arabi”. È stata una pioniera e una rivoluzionaria sia per l’indipendenza nazionale che per i diritti delle donne (WIKIPEDIA)

Naziq al-Abid ha uno dei migliori curriculum vitae della storia: parlava cinque lingue, fondò la Syrian Red Crescent (e mezza dozzina di altre organizzazioni), è stata la prima donna generale della storia siriana e probabilmente detiene il record mondiale per il più alto numero di volte che è stata mandata in esilio.

La prima cosa da sapere su Naziq è che era imparziale, equanime. La seconda è quanto questo l’abbia messa nei guai. Esempio: è una giovane studentessa a Mosul. Vede gli insegnanti turchi fare discriminazioni verso gli studenti arabi (lei è curda e quindi apparentemente la cosa non avrebbe dovuto interessarla). La sua risposta? Organizzare una protesta di massa per far licenziare gli insegnanti. Questo provocò la sua espulsione dalla scuola, da Mosul e da tutta la nazione e fu rimandata a Damasco. E questo è l’esilio numero uno.

Essendo stata buttata fuori da una nazione per agitazione decise di provare una seconda iniziativa dando vita a un club per i diritti delle donne (il primo in Siria) appena tornata. Il club rivendicava il diritto al voto così come l’indipendenza siriana dall’impero ottomano. E per questo fu buttata fuori dalla Siria (e anche la sua famiglia). E fu il secondo esilio.

L’impero ottomano cadde e lei tornò in Siria con tante domande in testa. Appena liberata dopo 400 anni di sottomissione ad altri i Siriani si chiedevano quali tematiche affrontare per prime. Naziq, che aveva 16 anni, aveva una risposta: dare alle donne il diritto di voto. Subito.

Di nuovo impopolare. Quanto? Lascio la parola a Ahmad Qudmani, alto ufficiale del governo del tempo “Dio l’ha creata con metà mente, come possiamo darle il diritto di prendere decisioni politiche?” almeno non l’ha lapidata (altri lo fecero).

Nonostante tutto lei continuò la sua crociata facendo discorsi pubblici e alla fine incontrando l’ambasciatore statunitense (senza velo!) per spingere gli USA ad aiutarla. Presto il suffragio fu posto in discussione, se fosse stato approvato la Siria avrebbe dato il voto alle donne prima degli USA. Sfortunatamente non passò perché i Francesi distrussero il governo.

I Francesi, in qualche modo incensati all’idea dei Siriani che si governavano da soli, decisero che posto era loro. Il re siriano, rendendosi conto che la sua nazione era nata da solo 4 mesi e che non aveva un vero esercito, si arrese per evitare una carneficina. Il suo ministro della difesa, comunque, non fu d’accordo. In modo indipendente dal re raccolse un gruppo di armi decrepite e di volontari per una missione suicida. La Francia aveva 9.000 militari ben armati. La Siria aveva 1.500 coscritti non allenati. Uno di loro era una donna: Naziq.

L’immagine di lei in abbigliamento militare, senza velo, il fucile sulla spalla, fu in ogni quotidiano. Gli articoli la definirono “La spada di Damasco” e “la Giovanna d’Arco siriana”.

La resistenza ai Francesi, com’era prevedibile, fallì (secondo alcuni resoconti le, come medica, fu l’unica sopravvissuta) e si può immaginare cosa accadde dopo: esilio numero tre.

Due anni dopo tornò a condizione che la smettesse con la politica. Tecnicamente lo fece. Invece mise in grado altre persone di fare il suo tipo di lavoro. Dette vita alla sua organizzazione per i diritti delle donne, Noor al-Fayyha o Luce di Damasco, co-amministrò una scuola per orfani e face nascere la Red Crescent, la versione siriana della Croce Rossa. A un certo punto fece arrabbiare un altro politico e fu esiliata in Giordania, quarto esilio.

Tornò in Siria e questa volta trascorse il tempo contrabbandando cibo e munizioni ai ribelli antifrancesi e curando i feriti. Durante questo periodo fondò anche un’altra società per le donne presumibilmente perché la vita da fuorilegge non la teneva impegnata abbastanza. Alla fine i Francesi ne ebbero abbastanza, emisero un mandato di arresto e lei fuggì in Libano, il quinto esilio.

In Libano incontrò il suo futuro marito. Non lo sposò fino a quarant’anni perché era troppo occupata con le sue iniziative.

Quando morì era in patria, la Siria era una nazione libera, le donne stavano entrando nel mondo del lavoro, uscivano da sole e abbandonavano il velo. Un decennio dopo le donne cominciarono a essere elette al parlamento.

Senza considerare cosa è accaduto dopo alla Siria per un periodo ha fatto grandi lotte verso l’uguaglianza in gran parte grazie a Naziq al-Abid, una donna nata nel lusso più inconcepibile che ha barattato per combattere l’ingiustizia.

http://www.rejectedprincesses.com/princesses/naziq-al-abid

 

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