La passione di Agata di Alessandro e Fiorenzo Napoli

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LA PASSIONE DI AGATA di  Alessandro e Fiorenzo Napoli

Al Teatro-Museo Marionettistica F.lli Napoli – Centro Commerciale “Porte di Catania”

“La passione di Agata” è uno spettacolo, elaborato da Alessandro e Fiorenzo Napoli sulla base degli Atti latini di Sant’Agata, che narra la storia del martirio della “santuzza”, patrona della città di Agata.

Andato in scena con grande successo di pubblico e critica, sabato 30 e domenica 31 gennaio con doppio spettacolo, è un omaggio alla storia di una piccola grande cristiana, Agata alla vigilia della sua festa cittadina, dal tre al cinque febbraio, terza festa al mondo per importanza e bellezza.

Agata, nome  greco che significa “la buona”, “la virtuosa”,  nacque a Catania  presumibilmente intorno al 235 d.C., da una famiglia nobile e ricca. A quei tempi la Sicilia era sotto la dominazione romana, la città di Catania era amministrata dal proconsole Quinziano, uomo rude e prepotente. All’inizio del III secolo l’imperatore romano Settimo Severo, temendo che il continuo accrescersi della comunità cristiana potesse rappresentare un pericolo per il suo impero, emanò un editto di persecuzione nei riguardi dei cristiani. Nel 249 l’imperatore Decio inasprì maggiormente le persecuzioni ai cristiani i quali venivano ricercati, catturati, torturati ed infine uccisi. Agata, all’età di 15 anni venne consacrata a Cristo dal vescovo di Catania  imponendole il “flammeum”, velo di colore rosso fiamma che portavano le vergini  spose di Dio.

Quinziano, invaghitosi di lei, ordinò ai suoi uomini di catturarla e condurla al palazzo pretorio, con l’accusa di vilipendio alla religione  dello stato (religione pagana), intimandole, per salvarsi la vita, di rinnegare la sua fede cristiana. Venne affidata ad Afrodisia, donna dissoluta dedita al vizio e alla  corruzione, la quale con l’aiuto delle sue nove figlie tentò in tutti i modi di fare dimenticare Gesù ad Agata, con banchetti, festini,  gioielli, schiavi, ed infine con le minacce di morte ma  fu tutto inutile. Venne processata. In tribunale lei apparve fiera del suo spirito e della fede in Dio. Ribatté a tutte le accuse del proconsole romano, lasciandolo ogni volta senza parole. Così venne rinchiusa in carcere dove vi rimase per un giorno e una notte, incatenata alle caviglie e lasciata senza acqua ne cibo.

Il mattino seguente venne nuovamente portata al cospetto di Quinziano che gli chiese “ cosa pensi di fare per la tua salvezza?”  e lei rispose “la mia salvezza è  Cristo”, vedendo la sua fermezza nella fede e che ogni tentativo era vano decise di sottoporla ad atroci torture, ma più gli infliggevano le torture più  sembrava acquistasse nuovo vigore; Quinziano ordinò che gli venissero strappate le mammelle, “non ti vergogni” gli disse Agata “di stroncare in una donna le sorgenti della vita dalle quali tu stesso traesti alimento succhiando al seno di tua madre?”. Con quel gesto voleva umiliarla nella sua dignità di donna. Venne riportata in prigione lacerata nel corpo ma non nella fede, nella notte gli apparve un apostolo di Cristo, Pietro con delle bende e la medicò, appena l’apostolo scomparve il miracolo si compì le ferite erano sparite ed il suo seno guarito e rigoglioso come prima. Dopo cinque giorni Agata venne nuovamente portata al cospetto di Quinziano che decise per lei la morte più atroce su un letto di tizzoni ardenti con lamine arroventate e punte infuocate avvolta solo dal suo velo rosso  da sposa di Cristo, e la tradizione popolare racconta che mentre le fiamme straziavano il suo corpo il suo velo rimaneva integro, diventando da subito una delle reliquie più preziose che in più occasioni venne portato in processione davanti alle colate laviche dell’Etna che minacciavano il centro abitato di Catania.

Al momento in cui Agata venne spinta nella fornace un violento terremoto scosse Catania, si  racconta che Quinziano nella fuga annegò nella foce del fiume Simeto, vicino Catania, il suo corpo non fu mai trovato. Le leggente raccontano che il suo fantasma “indemoniato” vaghi ancora per quelle zone. Nella scena dello spettacolo, il demonio è rappresentato da un cavallo imbizzarrito che condanna a morte Quinziano.  Era il 5 febbraio del 251 d.C. Il corpo della giovane fanciulla venne cosparso di oli profumati e messo in un sarcofago di pietra che da allora fino ai nostri giorni è sempre stato oggetto di culto  a Catania. Nel 252 ad un anno esatto dalla sua morte la città  di Catania venne minacciata dalla lava allora i cittadini presero il velo rosso poggiato sul sarcofago  di Agata e lo misero davanti alla colata lavica che si arrestò. Agata fu proclamata Santa.

Toccante, intimamente commovente la scena dell’incoronazione di Agata da parte di Pietro e degli Angeli e la sua conseguente ascesa al cielo. Talmente veritiera che sembrava di vedere un dipinto dell’iconografia classica dei ritratti pittorici commissionati dalle chiese.

Fiorenzo Napoli da  voce a Peppininu e Pippuzzu (nella scena iniziale della famiglia dei Peppinini, la parte popolare) e, tratta dagli Atti latini  presta voce decisa ed autorevole a  Quinziano.

Davide Napoli è la voce di Titta nella parte popolare, e quella di Falconio e San Pietro.

Giulia Antille è la dissoluta Afrodisia.

Tiziana Giletto da voce a  Carmela Pagghiazzu, moglie di Peppininu nella parte popolare e nel dramma è una fervente, devota, risoluta Agata.

Bravissimi, come sempre nella loro “istrionicità vocale”, la famiglia Napoli rappresenta un vanto ed un’istituzione inestimabile della nostra Terra.

Ci si può sentire “benedetti” da uno spettacolo? Da adesso possiamo dire di si.
Non solo benedetti ma anche impreziositi, emozionati, commossi da voci meravigliose, grande maestria dei pupari, costruiti, plasmati, partoriti come dei figli, curati nei minimi dettagli; rapiti da un testo ricercato, attento, raffinato e, nei punti salienti, crudo, efficace e diretto.
Tiziana Giletto, commossa ci dice: “Oggi interpreterò Agata e quando lo farò penserò a tutte le donne coraggiose e forti, donne che lottano per ciò che amano e in cui credono, che si ribellano alla prepotenza del potere e non accettano le regole della sopraffazione”.

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Fiorenzo Napoli

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Davide Napoli

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Tiziana Giletto

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