Umberto Eco quasi come Platone sull’importanza della memoria

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In una lettera al nipote, pubblicata da l’Espresso, il compianto Umberto Eco gli raccomandava di esercitare la memoria. Vorrei parlarti, gli diceva, “di una malattia che ha colpito la tua generazione e persino quella dei ragazzi più grandi di te, che magari vanno già all’università: la perdita della memoria”.

È vero che se ti viene il desiderio di sapere chi fosse Carlo Magno o dove stia Kuala Lumpur non hai che da premere qualche tasto e Internet te lo dice subito. Fallo quando serve, ma dopo che lo hai fatto cerca di ricordare quanto ti è stato detto”, diceva il semiologo, osservano che la “memoria è un muscolo come quelli delle gambe, se non lo eserciti si avvizzisce e tu diventi (dal punto di vista mentale) diversamente abile e cioè (parliamoci chiaro) un idiota”

“E inoltre, siccome per tutti c’è il rischio che quando si diventa vecchi ci venga l’Alzheimer, uno dei modi di evitare questo spiacevole incidente è di esercitare sempre la memoria”.

Nelle nostre scuole, una certa didattica, nel nome di chissà quale modernità, da tempo, ormai, ha smesso di far imparare le poesie ai bambini o altre cose a memoria, ai ragazzi più grandi, come si faceva una volta.

Un semiologo che coltivava la filosofia, come Umberto Eco, quando parlava di memoria, forse aveva anche paura che Internet contribuisse troppo a far sparire l’abitudine di ricordare.

Aveva forse, le stesse preoccupazioni di Platone, che metteva in bocca a Socrate nel ‘Fedro’, con il mito di Theuth, la preoccupazione, dopo l’introduzione dell’alfabeto e della scrittura per la perdita della memoria.

L’alfabeto “ingenererà oblio nelle anime di chi lo imparerà: essi cesseranno di esercitarsi la memoria perché fidandosi dello scritto richiameranno le cose alla mente non piú dall’interno di se stessi, ma dal di fuori, attraverso segni estranei”, diceva Platone, mettendo in bocca a Socrate i suoi pensieri.

Ma se per Platone, la memoria era importante, soprattutto per ricordare le vite passate, possiamo oggi dire che la memoria è ancora importante, non fosse altro che, per evitare “il rischio che quando si diventa vecchi ci venga l’Alzheimer”, come diceva Umberto Eco.

Se la preoccupazione per la perdita della memoria è una costante, quando vengono introdotte nuove tecnologie, e se, poi, non state nocive né l’introduzione della scrittura, né quella della stampa, oggi dobbiamo essere vigili.

Il sonno delle ragione è sempre in agguato.

Bisogna, perciò, che anche nelle nostre scuole si faccia la propria parte e che si continui a far esercitare la memoria agli alunni e agli studenti di ogni ordine e grado scolastico, perché non è un esercizio inutile.

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