Chi ha vinto le elezioni in Iran

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I mass media sintetizzano i risultati delle elezioni in Iran come una vittoria dei moderati e un’arretramento dei conservatori. E’ corretto, però dobbiamo intendere bene cosa significa questa affermazione nel complesso orizzonte politico iraniano e ancora piu nel complicatissimo sistema istituzionale.
Innanzitutto va chiarito il concetto di moderati e conservatori. In Iran non esistono partiti nel senso moderno occidentale del termine che abbiano propri programmi, proprie direzioni politiche e i cui parlamentari seguono la disciplina di partito Sia pure con tutti i limiti e le sorprese e cambi di casacca che certo non mancano i nostri elettori votano essenzialmente il partito, chiaro e riconoscibile. In Iran, come nell’Italia prefascista e, in genere, nelle prime democrazie, invece chi si presenta è il candidato che mostra una sua visione politica che si orienta in una certa direzione di destra o sinistra, di moderato o conservatore. In realtà nessun sa poi cosi farà veramente in parlamento affrontando le varie questioni (si definisce sistema dei notabili). Ora, la differenza fra moderati e conservatori in Iran è abbastanza evanescente e incerta. In effetti la vera opposizione all’attuale regime iraniano non può partecipare alle elezioni in quanto tutti i candidati devono essere autorizzati da un’apposita commissione che puo escludere, e di fatto esclude, tutti quelli che sia pure vagamente potrebbero essere considerati al di fuori dell’orizzonte politico dominante. Non è possibile quindi nemmeno sapere quale potrebbe essere la consistenza di una tale opposizione. La competizione elettorale è ristretta quindi a due orientamenti della stessa visione politica di un Iran come repubblica islamica che si richiama a Khomeini. La parte che, diciamo conservatrice, vorrebbe conservare una netta intransigente mobilitazione contro l’Occidente (soprattutto gli USA) il “grande satana” per impedire che esso si insinui nascostamente nella repubblica e la inquini perche satana non è tanto il nemico a viso aperto ma è soprattutto la tentazione di seguire una via diversa da quella voluta da Dio (sharia) corrompendo il fedele con la illusione di beni materiali (concezione analoga abbiamo nel cristianesimo). La parte dei moderati, meglio si direbbe dei pragmatici, ritiene più convenient, nella attuale situazione, fare dei patti “tattici” con il mondo esterno, con il “nemico” come spesso fecero anche i mussulmani ai tempi dei califfi.
I pragmatici hanno sostenitori soprattutto fra le classi colte, i ceti piu avanzati (hanno vinto tutti i seggi della capitale) mentre i secondi hanno piu spazio nei ceti più poveri, nelle campagne (dove infatti sono in vantaggio nelle elezioni).
Bisogna poi considerare il complicato sistema istituzionale che rispecchia il momento storico del governo assoluto di Khomeini: un modello unico nella storia che non ha precedenti, nemmeno nel mondo mussulmano. Esso consiste in un ordinamento del tipo di quelli democratici occidentali al quale si sovrappone il vilāet-e faqih (letteralmente tutela del giurista dove per giurista si intende l’esperto della sharia).
Per il primo aspetto appare come una repubblica democratica di carattere presidenziale. Il presidente del consiglio viene infatti eletto direttamente dai cittadini (uomini e donne) ed esercita il potere esecutivo mentre il potere legislativa spetta al majles, un’assemblea anch’essa eletta. Come si vede è molto simile all’ordinamento americano. Le elezioni attuali riguardano il majles (il parlamento), e possono essere rapportate alle elezioni americane di medio termine infatti Rouhani non è toccato da esse; può governare piu facilmente perche ha una assemblea più favorevole; non cambia nulla di essenziale.
All’ordinamento democratico si sovrappone però il vilāet-e faqih che viene esercitata dal Rahbar (Guida Suprema. Letteralmente: grande maestro) che ha la funzione di giudicare di ogni atto del governo se è conforme o meno alla ortodossia islamica. Al tempo di Khomeini tutto il potere si concentrava nelle sue mani e le altre istituzioni non avevano alcun potere reale. Il primo presidente Bani Sadr, eletto con il 70 % dei voti, nel momento in cui mostrò di non approvare certe decisioni di Khomeini dovette fuggire precipitosamente e salvò cosi la vita mentre i suoi collaboratori che non furono altrettanto lesti furono arrestati e fucilati. Khomeini però non aveva l’appoggio di tutto gli ayatollah per molti motivi fra i quali anche il fatto che il vilāet-e faqih non trova riscontro nella tradizione e nella dottrina sciita ma è tutta una sua invenzione. Alla fine scelse a succedergli Khamenei, il cui merito piu importante, se non unico, era quello di essere un esecutore fedelissimo delle sue direttive. Il rabhar (guida suprema) è assistito da 12 consiglieri per metà eletti dal parlamento e per meta nominati da lui: quelli nominati dal parlamento giudicano della costituzionalità, quelli nominati dalal Guida Suprema della conformita alla legge islamica. La funzione quindi può essere paragonata a quella nostra Corte Costituziomnale (o Corte Suprema in altri stati) ma è intesa in modo molto esteso per cui in effetti ogni cosa, ogni atto e soprattutto ogni candidatura a cariche pubbliche importanti viene rapportata alla dottrina islamica invadendo cosi pesantemente il campo politico. Non è chiaro, ma il vero potere, secondo alcuni osservatori, sarebbe della Guida Suprema che condizionerebbe ogni cosa. In questo campo le elezioni attuali possono avere una grande importanza molto maggiore del rinnovo del parlamento. Infatti si è votato per gli 80 membri della Assemblea di Esperti che ha il compito di eleggere la Guida Suprema che è carica a vita. Kamenei è anziano e pare malfermo in salute: potrebbe quindi ritirarsi o morire a breve e quindi l’assemblea appena eletta potrebbe scegliere il successore. Quindi le elezioni di questa assemblea potrebbero essere molto più importanti e decidere del corso della politica iraniana per molti anni scegliendo la personalità che la ricoprirà. Il nome che circola è quello di Rafsanjani, un personaggio molto pragmatico, oppositore di Khamenei e animatore di quelle manifestazioni che infiammarono l’Iran contestando la elezioni del pasdaran Ahmadinejād.

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