Wikipedia e lo squilibrio di genere

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Il 15 gennaio ha segnato un importante anniversario per quelli di noi che credono che la democratizzazione della conoscenza sia la chiave per raggiungere una società veramente uguale: sono esattamente 15 anni da quando Jimmy Wales lanciò Wikipedia.

Per le persone che ancora ricordano un tempo in cui la risposta automatica a una domanda non era “Google.it” sembra scioccante fare il punto di come la nostra attitudine verso le informazioni sia cambiata dal 2001 quando Wikipedia sembrava un’idea ridicola che sarebbe caduta velocemente nell’oscurità.

“Wikipedia ha attualmente più di 27 milioni di editors registrati, tuttavia il 90% di loro sono uomini”. Ciò significa che l’enciclopedia online più popolare ha un’angolazione deplorevolmente maschile.

Ci siamo sbagliati/e: l’enciclopedia “open sourced” è ora il settimo sito al mondo per visite con più di cinque milioni di pagine di articoli e un’aggiunta di 800 creati ogni giorno. In modo devastante è anche una delle entità più “gender biased”, con più pregiudizi di genere nel mondo occidentale.

La studentessa Emily Temple-Wood ha scoperto uno dei più noti casi di sessismo su Wikipedia identificando più di 4.000 scienziate, incluse quelle iscritte alla Royal Society, che non avevano una pagina nel sito mentre oscuri scienziati avevano dozzine di paragrafi scritti su di loro.

Ha creato la pagina “Women in science” e ha da allora continuato a scrivere i profili delle donne sul campo in Wikipedia ponendo l’attenzione sulle scienziate includendo l’astronoma del 18esimo secolo Caroline Hershel e la biologa Lorna Casselton che non erano prima menzionate.

“C’è spesso un focus ovvio sulle loro vite e sulle loro famiglie, non è sempre il caso negli articoli sugli uomini”.

Perfino quando gli articoli ci sono essi sono spesso angolati per riflettere gli squilibri di genere. Uno studio condotto dal MIT l’anno scorso mostra che nelle pagine sulle donne il genere è iper-enfatizzato usando un alto numero non necessario di parole come “femminile, donna o signora”.

Se non fosse stato per la scoperta di Amanda Filipacchi nel 2013 non avremmo mai saputo che le scrittrici erano sistematicamente e intenzionalmente rimosse dalla pagina dell’American Novelists e spostate in una pagina intitolata “Women Novelists” anche se nessun genere veniva menzionato sulla pagina con gli scrittori. Non posso fare a meno di chiedermi quante altre categorie siano state colpite da simili mentalità sessiste, o perfino pregiudizi inconsci, senza che nessuno l’abbia notato. Ci fidiamo di Wikipedia per essere, se non sempre accurata, almeno oggettiva. Ci si aspetterebbe misoginia e discriminazione sui “comment boards” dei “social media” su argomenti come “Gamergate” che ha visto la sviluppatrice Zoe Quinn e altre donne “trolled” nell’industria dei giochi. Ma presumiamo che Wikipedia ci darà la storia totale nonostante il fatto che entrambi i siti siano popolati da contenuto scritto in maggioranza da giovani maschi americani (la fascia demografica più ampia è di uomini dai 18 ai 29 anni di età).

Ma quando un gruppo di utenti ha pubblicato la pagina Gamergate per parlare degli eventi da una prospettiva femminista (in opposizione alla giustificazione e alla minimizzazione dell’impatto dell’abuso online di donne nell’industria del gioco) sono stati banditi dal sito. Se questo sia stato un intenzionale atto di pregiudizio o un errore genuino è una domanda oscura e irrilevante.

Per secoli i libri di storia sono stati scritti dagli uomini, la ricerca è stata condotta dagli uomini che hanno intervistato altri uomini e parlato di cosa gli uomini hanno fatto. In una lista di 25 libri di storia best sellers del 2014 solo due sono stati scritti da donne. Questo porta a meno biografie e opere accademiche basate sull’influenza di potenti figure femminili che, di conseguenza, significa che le giovani donne incontrano meno modelli di ruolo a cui guardare ed è meno probabile che perseguano carriere in politica, nella scienza o nello sport, per esempio. Quando il governo britannico minaccia di rimuovere il femminismo dai programmi politici di livello A (ma è costretto a fare marcia indietro) diventa chiaro che abbiamo un problema con la rappresentazione femminile nella storia.

Allora perché non prendiamo al volo l’occasione di fissare lo squilibrio di genere dove possiamo: nei distributori d’informazione più ampiamente letti, accessibili e culturalmente ingranati là fuori? Perché ci sono così poche donne editors su Wikipedia?

Quando l’organizzazione ha fronteggiato la scioccante statistica sullo squilibrio di genere nel 2011 ha fatto la promessa di aumentare la sua base editoriale femminile del 25% nel 2015. Tuttavia studi recenti pongono il numero al 10-15% al massimo. Jimmy Wales, la faccia più nota di Wikipedia, ha ammesso pubblicamente che è stato un fallimento.

Wikipedia dovrebbe essere il nostro primo passo nella condivisione delle nostre prospettive e nel provare l’importanza delle voci femminili, presenti e passate, online.

http://www.telegraph.co.uk/women/life/happy-birthday-sexist-wikipedia-why-do-men-still-control-our-his/

 

 

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