“Finchè fa male” al Piccolo Teatro Off Musical di Scandicci

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Ieri sera ho avuto il piacere di entrare per la prima volta al Piccolo Teatro Off Musical di Scandicci per “Finchè fa male”, breve ma intensa pièce liberamente tratta dal racconto “Natale significa dare” dell’autore americano David Sedaris che il regista Massimo Bonechi ha adattato per il palcoscenico e che è interpretata da Gianni Andrei e Piera Dabizzi.

Il racconto, leggo nella brochure, in sole dieci pagine delinea “una vicenda grottesca, dai toni spassosi e crudeli. E’ una saga, l’epopea di una famiglia molto benestante, della sua ascesa e della sua caduta. E’ la guerra tra questa famiglia e i propri vicini, i Cottingham, per il dominio del quartiere. Una narrazione quasi selvaggia che, in poche pagine, descrive l’assurda e surreale gara allo strapotere, all’edonismo, alla raccolta sconsiderata della roba. I protagonisti sono pazzi, completamente guidati dalla follia materialista, e incarnano in modo iconografico il simbolo di una generazione e di un ceto sociale aberrante e in costante involuzione. La vicenda scivola piano piano nel macabro e chi assiste all’insensata faida dei protagonisti – che li porterà al finale più estremo – non sa se rimanere sconvolto oppure meravigliarsi della facilità con cui tutto diventa quasi accettabile.

In scena un attore e un’attrice che interpretano un Lui e una Lei, gli straordinari Gianni Andrei e Piera Dabizzi, che danno vita, con la loro ormai nota versatilità, passione e bravura, a due “personaggi inquietanti e orribili, eppure così normali” che potremmo essere ognuno/a di noi perché, purtroppo, per molte/i è meglio essere riconosciute/i che ignorate/i, apparire piuttosto che essere, ostentare e cercare l’approvazione a qualunque costo…finchè fa male…

La scenografia è colorata e quasi minimalista, pochi semplici oggetti che Andrei e Dabizzi spostano in continuazione, per giocare sul “contrasto fra l’opulenza esteriore esibita e la povertà interiore celata e mettere in evidenza che l’ostentare è solo la maschera sulla nostra miseria.”

 

 

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