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un altro poe 2

Grande successo di pubblico e di critica dello spettacolo “Un altro Poe” di Eliana Silvia Esposito, dai racconti del terrore di Edgar Alan Poe, “Il gatto nero”, “Il cuore Rivelatore”, “Il demone della perversione”, al Teatro del Canovaccio di Catania

Applauditissimo e  rivisto con piacere dallo stesso pubblico, “Un altro Poe” è l’esempio più evidente di quanto sia vincente saper “fare” il Teatro, amarlo profondamente tanto da averne un rispetto  reverenziale dimostrato attraverso un’accurata regia, ed una cura attentissima dei più piccoli particolari, delle sfumature.

L’importanza dello scrittore, poeta, critico letterario, giornalista, saggista, editore di Boston, Edgar Alan Poe è rilevantissima anche perché inventò dei generi letterari nuovi: il racconto poliziesco, dell’orrore e del giallo psicologico. I suoi “meccanismi” mentali, lo condussero ad un’attenta, cavillosa analisi della mente umana che gode nel fare il male per il puro gusto del male: cattiveria fine a se stessa.

“Chi non si è sorpreso cento volte nell’atto di commettere un’azione spregevole o stolta per la sola ragione che sapeva di non doverla commettere? Non esiste uomo sulla faccia della terra che non sia mai stato vittima del demone della perversione, questa insondabile brama dell’anima di tormentare se stessa, di far violenza alla propria natura, di fare il male per puro amore del male! Sotto la sua influenza noi agiamo solo perché non dovremmo. È un impulso radicale, primitivo che quando si innesca difficilmente torna indietro. In teoria, non ci può essere ragione più irragionevole di questa; ma in realtà non ne esiste una più forte. Quante volte siamo consumati dall’impazienza di cominciare un lavoro? Deve essere intrapreso oggi, e tuttavia lo rimandiamo a domani; L’indomani arriva, e aumenta l’ansia di fare il nostro dovere, ma anche il desiderio spaventoso di rimandare ancora. E rimandiamo, rimandiamo, rimandiamo fino all’ora ultima della consegna. Il demone della perversione a questo punto è soddisfatto, si dilegua, scompare. Siamo finalmente liberi di cominciare ma ahimè, ormai è troppo tardi! Tutte le azioni di questo genere derivano sempre e unicamente dal demone della perversione, le commettiamo solo in quanto sentiamo che non dovremmo commetterle.”
(Edgar Allan Poe)

Accarezzati oppure schiaffeggiati dalla poetica di Poe, sorpresi e sbigottiti, impauriti dalle scelte musicali “noir”, dai ritmi interpretativi incalzanti, a tratti “sferzanti” d’ironia ben congeniata ed intelligente; i tre attori in scena ricreano sapientemente quelle atmosfere evocate dalle verità di Poe, scrittore controverso e geniale, importante innovatore e “manovratore” di coscienze umane che spesso si contorcono diventando “demoniache”, criminali. E’ il gusto della cattiveria, la realizzazione nel male, la ricerca quasi naturale del “crimine”. E’ il godere, allo stato puro, delle perversioni del proprio essere fino al compiacimento esaltato, come risucchiati da un vortice senza ritorno alcuno.

Istrionici, credibili, incisivi e con grande affiatamento scenico, le capacità interpretative degli attori avvince e convince. Il giovane Neculai Cattaneo, dimostra grandi abilità principalmente nell’originale interpretazione del gatto Pluto, protagonista del racconto “Il gatto nero” di Poe.  La sua camminata “felina”, i suoi folti capelli agitati con maestria, le sue fusa ed i miagolii quasi inquietanti ci mostrano il suo talento disinvolto e consapevole.

L’attore Santo Santonocito passa da un ruolo ad un altro in modo estremamente naturale, grande esperienza la sua, espressione composta, ordinata e predisposta ad una spiegazione chiara dei meccanismi mentali della genialità dell’autore.

La bravura e l’istrionicità dell’attrice Raffaella Esposito, firma sottolineandoli, momenti d’ironia particolarmente apprezzati, passando dal vigore recitativo ne “Il demone del male”, alla dolcezza “svanita” , tenera e divertente della vecchia signora ne “Il cuore rivelatore” (occhio non vede, cuore non duole). Dalla moglie sottomessa ed “abusata”dalla pazzia omicida del marito ne “Il gatto nero”, fino a giungere alla passionale ed appassionata, sensuale interpretazione della “diavola tentatrice”, metafora di una coscienza sporca che ha bisogno di purificarsi attraverso l’autodenuncia della persona che ha il compito di “ossessionare”: il politico scellerato che nasconde, in modo maniacale, il segreto di un omicidio che altri mai avrebbero potuto scoprire se non lo avesse lui stesso confessato.

Quest’ultimo racconto, che chiude in stile lo spettacolo “vincente” in ogni sua sfumatura, è frutto dell’arguta e talentuosa penna dell’autrice e regista, Eliana Silvia Esposito, racconto che cavalca l’onda tematica di Poe, evidenziandone il gioco “psicologico” delle menti dell’uomo, quest’ultimo vittima e carnefice di se stesso.

Molto conturbante e coinvolgente il tango ballato da Santo Santonocito insieme a Raffaella Esposito per il quale si ringraziano Luna Palacios e David Samaniego.

Acting Coach dello spettacolo è Carmela Buffa Calleo, la scenografia e la grafica di AlValenti, la produzione è del Teatro del Canovaccio.

La vita è un viaggio nell’abisso della psiche umana, delizia del brivido dato dalla follia che si alimenta della sua stessa essenza, in un gioco “demoniaco” di crudeltà e senso di inadeguatezza. E, quando ci rendiamo conto delle nostre “gratuite nefandezze”, è troppo tardi: indietro non si può più fare ritorno.

“Un altro Poe” è uno spettacolo avvincente ed intelligente tanto che ne aspettiamo con trepida attesa un secondo,  “Un altro Poe…ancora”.

un altro poe 3Raffaella Esposito – Santo Santonocito

un altro poe 1Raffaella Esposito – Neculai Cattaneo – Santo Santonocito

eliana espositoEliana Esposito – Autore-regista

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