Le chiavi attaccate alla toppa

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no-al-dopingIl rugby italiano non sta attraversando un buon momento. La Nazionale viene da un Sei Nazioni disastroso, le due franchigie in Pro12 subiscono sconfitte umilianti, le squadre di Eccellenza quando escono dai confini italici inanellano prestazioni che mortificano, le piccole società hanno grosse difficoltà a terminare le stagioni.

A tutto questo, adesso, si è aggiunta la questione doping, che a quanto dicono le cronache almeno per il momento sta toccando esclusivamente la Sicilia.

Qualche mese fa, durante un controllo post gara, è stato trovato positivo, e sospeso in via cautelare, il giocatore della Nissa Rugby (ex Amatori Catania) Federico Gorgone, mentre è notizia di questi giorni la notizia della positività di due tesserati della storica società etnea, Davide Vasta e Davide Scuderi.

Alla luce di questi fatti due sono le riflessioni che occorre fare.

Dovremmo intanto chiederci come mai dei ragazzi che giocano con la palla ovale sentano il bisogno di accrescere le proprie prestazioni sportive con pratiche illegali, antisportive e che fanno male al proprio fisico. Voglia di vincere facile, desiderio di primeggiare, ambizione, stupidità?  Forse tutto e magari anche altro.

E qui c’è da fare l’altra riflessione. Quanto le società rugbystiche stanno accanto ai loro ragazzi, quanto li aiutano realmente nella crescita sportiva e umana?

A leggere le cronache di questi giorni sembrerebbe che allenatori, direttori sportivi, dirigenti e presidenti ogni tanto latitino. E quando sono chiamati in causa, si nascondono dietro un foglio di carta trasparente.

Il doping c’è, alcuni ragazzi ne fanno uso, il rugby rischia di perdere la sua (presunta?) verginità nei confronti del mondo sportivo (e non solo).

Occorre allora un atto di coraggio: aprire le porte degli spogliatoi a chiunque voglia mettere il naso dentro. È l’unico modo per dire “io sono pulito” e, al contempo, provarlo.

Il Padua Rugby Ragusa, per dare un contributo alla pulizia del rugby, ha deciso di lasciare le chiavi attaccate alla porta del proprio. Chiunque voglia può entrare. Anche senza bussare.

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