Un po’ di geografia islamica

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dar el islam

Per l’islam il mondo si divide in due parti: “dar el islam” e “dar el harb”.  “Dar el islam” (terra dell’islam) sono i territori  dominati dagli islamici ma vi sono tollerati ( dimmy=protetti) anche credenti in altre religioni:  cristiani, ebrei e poi induisti e altre religioni (la tolleranza non si estende  pero agli atei).

Il “dar el harb” (terre della guerra) comprende invece i territori dominati  dagli infedeli (cioè non islamici) nei quali bisogna portare la guerra per conquistarli. La guerra però non deve essere presa troppo letteralmente: può  rimanere una prospettiva teorica rimandata  in un tempo indeterminato o essere intesa anche come predicazione pacifica.

La “umma” invece è la comunità dei fedeli mussulmani a qualunque stato, popolo o cultura appartengano: essa si estende sia nel “dar el islam”  che  nel “dar el harb”. In Occidente  sono presenti decine di milioni di immigrati islamici, in  India ce ne sono piu di  150 milioni,  vi sono popoli islamici in Russia e in Cina. In  Africa molti stati hanno maggioranze  cristiane e minoranze islamiche (Kenia)  e viceversa (Nigeria).

Il  jihadismo  non vuole conquistare  il “dar el harb ” in un prevedibile futuro anche se ogni tanto si parla della conquista di Roma:  ma questa  è un’aspettativa escatologica, messianica. Il jihadismo invece è un fenomeno  tutto interno al “dar el islam” infatti ad essa appartiene la quasi  totalità delle vittime.

I conflitti talvolta  debordano anche nel “dar el harb” non solo in Occidente  ma anche India, Russia, Cina, Filippine. Se escludiamo il 9/11, negli ultimi 20 anni in Occidente si possono contare qualche migliaio di morti di fronte ai milioni  del M.O

Non  serve  a niente chiudere le frontiere: i jihadisti sono gia nella “umma” che  sta da noi. E non  possiamo cacciare decine di milioni di mussulmani gia inseriti in Occidente così  come non si possono cacciare i popoli mussulmnai  da India, Cina o Russia.

I fanatici religiosi credono che Dio darà loro  la vittoria a condizione  che  se ne  mostreranno degni: non contano quindi le forze in campo ma la loro  fede e per questo finiscono con l’essere alla  fine sempre  sconfitti (sempre  nella storia).  L’IS infatti  colpisce tutti: se agisse con un minimo di accortezza “laica”  sarebbe  veramente invincibile  (ma non sarebbe  piu  IS).

Come Al Qaeda, anche IS è una specie di franchising per gruppi di persone che vivono  nel  “dar el harb”. I gruppi   sono formati da poche persone, che agiscono imprevedibilmente dove  è loro possibile.  Dopo ogni azione alcuni muoiono nell’azione stessa,  altri vengono presi, altri riescono a fuggire  e il gruppo si esaurisce. In seguito ci  sarà un altro gruppo  qui o lì e così di seguito.

Non esiste una comando unico, una regia  centrale. Tutto è affidato alla  fede (fanatismo) spontanea.

Per combatterlo può servire un controllo del territorio, una seria  di informatori presso i centri islamici  e quindi dare mano libera alla polizia  (intelligence come si dice elegantemente) soprattutto l’auspicata e problematica collaborazione internazionale.  Ma sono sempre  palliativi.

il jihadismo  in “dar el harb” finirà quando finira nel “dar el islam”: non c’è modo  di evitare che debordi perche la “umma” si trova in ambedue i  territori.

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