Fiere femministe – eroine dimenticate della lotta per l’uguaglianza di genere

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La saggezza convenzionale spesso ci dice che una donna potente è abbastanza per il record storico. Ecco perché noi idolatriamo sempre le stesse donne.

Quelle che non sono diventate icone, comunque, non importa quanto influenti o importanti, sono dimenticate o diventano note a piè di pagina nella nostra memoria collettiva.

Ogni anno durante il Women’s History Month ci rendiamo conto di quanto ci pensi ancora una visione stretta del passato. Le donne che non possono identificarsi con le eroine principali scelte per loro possono sentire di non avere posto in una società o in un ruolo più grande nella lotta per ottenere l’uguaglianza di genere.

Non dovrebbe essere in questo modo.

“Una volta che sappiamo la storia possiamo agire in modo diverso” dice Shelly Eversley, professora associata di inglese al Baruch College a New York. “Una volta che abbiamo i fatti possiamo immaginare nuove storie.

Eversley che insegna le intersezioni di genere, razza, classe e sessualità nella letteratura e nella cultura americana, ha lanciato una risorsa gratuita online chiamata “Equality Archive” lo scorso autunno. Il progetto che ha quasi 100 “entries” e continua a crescere, è un ispirante antidoto verso la storia per omissioni.

Ecco semplicemente cinque delle donne le cui vite e la cui opera sono documentate e celebrate dall’Equality Archive.

Adrienne Rich

Nella sua lunga carriera Adrienne Rich (1929-2012) ha scritto 26 libri di poesia e 10 libri di prosa. Sebbene Rich sia stata una critica irremovibile dei sstemi e delle istituzioni che hanno oppresso quelli senza voce potrebbe essere meglio conosciuta da un ampio pubblico per l’apparizione delle sue poesie nel film “Wild”.

Quando morì a 82 anni il NYT l’ha descritta come “una poetessa di reputazione e furia imponente la cui opera…ha portato l’oppressione delle donne e delle lesbiche all’avanguardia del discorso poetico e l’ha tenuta là per almeno mezzo secolo”.

Rich, lesbica, rese popolare il termine “eterosessualità obligatoria” in un saggio del 1980 che sosteneva che l’eterosessualità venga presentata come l’unica forma accettabile di espressione sessuale e romantica.

Non rifuggì da momenti importati di riconoscimento professionale in dichiarazioni politiche. Quando ricevette il National Book Award nel 1973 lo accettò con Audre Lorde e Alice Walker, nominate con lei, per conto di tutte le donne. Nel 1997 rifiutò il National Medal of Arts dall’amministrazione Clinton citando la sua “politica cinica”.

Grace Lee Boggs

Figlia di immigrati cinesi Grace Lee Boggs (1915-2015) si è laureata al Bryn Mawr nel 1940 ma lottò per avere un posto da docente. Alla fine è diventata una delle avvocate più influenti del 20° secolo ma il suo attivismo non poteva essere ristretto solo a una causa. Il suo impegno per i diritti umani includeva la lotta per l’uguaglianza di genere, per i diritti civili, per la giustizia ambientale e per l’equità economica.

Boggs e suo marito James, attivista come lei, sostennero il movimento dei Black Power per molti anni e lei fece sue anche le strategie non violente per ottenere la giustizia sociale. Boggs, che ha vissuto a Detroit, creò organizzazioni civiche, cooperative alimentari e un programma per la leadership dei giovani.

Boggs considerava la sua identità multietnica come una dono.

“Se non fossi nata femmina e cinese-americana non mi sarei resa conto sin da subito che i cambiamenti fondamentali erano necessari nella nostra società” ha scritto nelle sue memorie “Living for a Change”. “Se non fossi nata femmina e cinese-americana forse sarei finita a insegnare filosofia all’università, un’osservatrice piuttosto che una partecipante attiva nei movimenti di ampliamento dell’umanità che hanno definito la seconda metà del 20° secolo”.

Gloria Anzaldúa

Nel 1987 Gloria Anzaldùa (1942-2004) ha pubblicato “Borderlands/La Frontera: The New Mestiza, un libri di poesie e saggi che ha coraggiosamente sfidato la nozione di un’identità singolare.

Attivista e scrittrice lesbica chicana Anzaldùa guardava al confine tra il Messico e gli Stati Uniti come più di una semplice demarcazione fisica; era invece un’esperienza vissuta di esistenza tra due o più mondi, culture e lingue.

Questa esperienza viene definita per contraddizione e ambivalenza, sosteneva Anzaldùa. Nel suo libro coniò il termine “mestiza consciousness” che descriveva un intreccio di identità multiple che permette alle persone di trasgredire le norme e le aspettative culturali.

Il femminismo inclusivo e intersezionale di Anzaldùa ha avut una profonda influenza sul movimento per l’uguaglianza di genere e sul modo in cui parliamo di identità oggi.

Anzaldúa’s inclusive and intersectional feminism had a profound influence on the movement for

Sylvia Rivera

Sylvia Rivera (1951-2002) è stata una pioniera delle tematiche transgender molto prima che l’argomento della transzione fosse trattato sulle copertine dei settimanali e negli special televisivi.

Rivera, una drag queen portoricana che si definiva donna, è famosa soprattutto per il suo ruolo critico nel movimento per i diritti lgbt esploso con i moti di Stonewall Inn nel 1969.

Rivera apparteneva alla Gay Activists Alliance e fu la cofondatrice di Street Transvestite Action Revolutionaries (in seguito rinominato Street Transgender Action Revolutionaries), un’organizzazione che lavorava con le/i trans senzatetto e le giovani drag queen.

Il Sylvia Rivera Law Project, un’organizzazione di base a NYC, porta avanti lo spirito dell’opera di Rivera fornendo assistenza legale che assicuri che “tutte le persone siano libere di autodeterminare la propria identità ed espressione di genere senza tenere conto del guadagno o della razza e senza dover fronteggiare molestie, discriminazioni o violenze”.

Shirley Chisholm

Nel 1968 Shirley Chisholm (1924-2005) divenne la prima afro-americana eletta al congresso. Chisholm, che era maestra d’asilo, ottenne la sua cattedra nel distretto appena creato di Brooklyn facendo una campagna al motto di “unbought and unbossed”.

Difese fieramente gli interessi del suo basso guadagno e della sua identità nera sponsorizzando una legislazione per aumentare gli aiuti federali per ore più lunghe di aiuti nelle cure domestiche e diventando una sostenitrice chiave del programma federale per il pranzo a scuola.

Dopo soli quattro anni di carriera politica Chisholm divenne la prima donna nera a candidarsi come presidente tra i democratici. Girò tutta la nazione e ottenne la cifra impressionante del voto di 152 delegati. Nel 1974 “fighting Shirley” Chisholm era tra le 10 donne più ammirate in Amrica secondo un sondaggio Gallup. Nel 1982 si dimise dal congresso.

http://mashable.com/2016/03/31/feminist-leaders-you-missed/#8lEoKJ7rskqG

 

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