Tulku: i budda certificati on line

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tulku

Le autorita cinesi hanno messo in funzione un centro on line di certificazione dei “budda reincarnati” secondo le credenze del buddismo tibetano.  L’iniziativa appare davvero singolare, non ha riscontro nel mondo ed è stata aspramente contestata dai seguaci del Dalai Lama in esilio.

Vediamo di che si tratta.

Il termine budda significa illuminato (cioè che ha compreso l’essenza del mondo)  e non si riferisce solo al fondatore della religione, il principe Siddhartha Gautama,  ma anche a tutte le persone che attraverso i secoli, seguendo il suo esempio, hanno raggiunto uno stadio simile e sono entrati nel  nirvana (il nulla liberandosi  dalle pene della vita). Tuttavia alcuni di essi a un passo prima del nirvana hanno voluto reincarnarsi ancora per  aiutare altri uomini a raggiungere l’illuminazione. In Occidente sono conosciuti con il termine di Boddishattva e nei templi si conservano le statue che li rappresentano,  in qualche modo sono assimilati ai nostri santi.

Secondo il buddismo del Tibet (lamaismo), diffuso ampiamente anche in Cina, i budda si incarnano nuovamente in persone  viventi. Il caso piu noto è quello del Dalai Lama  (massima carica del lamaismo).

Ma in effetti  in tutti i conventi tibetani si segue la stessa pratica per numerose altre persone,  forse alcune migliaia, che vengono definiti tulku e anche  rinpoche:  essi vengono grandemente onorati e ad essi si richiedono benedizioni  per i fatti della vita: nascite, matrimoni,  morti ma anche imprese commerciali, supermercati ad esempio.

E’ avvenuto però che alcuni si sono autoproclamati tulku per carpire la buona fede  dei fedeli, per estorcere loro danaro e, a volte, anche prestazioni sessuali mostrando anche documenti scritti in tibetano lingua che i cinesi ignorano.

Si  fa l’esempio di Hong Kong in cui un certo Wu Darong  avrebbe costituito una società truffaldina  presentando come tulku un attore, un certo  Zhang Tielin, che nulla aveva a che fare con il buddismo.

Insomma, un fenomeno abbastanza comune anche in Occidente soprattutto in America dove sette di sedicenti ministri profittano della buona fede della  gente. Più difficile un fatto del genere nei paesi cattolici dove i preti devono essere riconosciuti  dalla  Chiesa.

Le autorità cinesi hanno allora creato una certificazione on line per ogni budda riconosciuto da un qualche autorità buddista,  in pratica uno dei monasteri sparsi tra i monti del Tibet.

In  gennaio furono certificati 870   tulku, in maggio sono stati aggiunti  ad essi altri 441  nominativi.

Per ogni Tulku  on line viene indicato   il  nome originario civile, il  nome che assume da religioso, la data di nascita, il gruppo (setta, ordine)  religioso di appartenenza,  il numero del certificato  e una foto.

L’iniziativa appare  lodevole  tuttavia viene aspramente contestata dal Dalai Lama in esilio e dai suoi seguaci. Innanzitutto si irride al fatto  che uno stato ateo per definizione  riconosca ufficialmente la reincarnazione. In realtà,  noteremmo, non riconosce la reincarnazione ma semplicemente che essa è stata riconosciuta da  certe autorità religiose. Si contesta che in questo modo lo stato cinese finisce con il controllo dei religiosi negando ad esempio tale qualifica a quelle  persone che si trovino fuori dai confini cinesi (praticamente quelli che sono riparati all’estero  a quelli invisi alle autorità, a quelli che mostrino inclinazioni per il separatismo tibetano. Soprattutto si teme che la pratica sia  rivolta essenzialmente all’ingerenza nella designazione del  prossimo Dalai Lama  cosa a cui le autorità cinesi hanno sempre mirato.

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