Le Cronache di Van Helsing

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Le Cronache di Van Helsing

La presentazione del fumetto “Le Cronache di Van Helsing” si è rivelata uno degli eventi più attesi fra quelli previsti dal programma dell’edizione 2016 di Etna Comics, recentemente conclusasi a Catania.

Grazie all’iniziativa autoprodotta da Salvo Coniglione e Barbara Daniele, compagni nella vita ed affiatati complici sul lavoro, dopo una brevissima anteprima svelata nei mesi scorsi sulle pagine della rivista “Fumetti al Cubo”, il progetto giunge finalmente al debutto ufficiale nelle 16 tavole di “Hyde“, il fatidico numero zero proposto il 2 giugno con una conferenza di presentazione al pubblico e agli operatori del settore proprio durante la kermesse catanese.

Il cognome del protagonista – per i cui tratti somatici ci si è ispirati all’attore Richard Armitage –  richiama il ben noto personaggio del “Dracula” di Bram Stoker. Il character dei due autori etnei, tuttavia, oltre a possedere un nome diverso (Adrian in luogo di Abraham) si muove in ambiti che hanno più punti di divergenza che similitudini con quello tratteggiato dallo scrittore irlandese.
Difatti, laddove il personaggio letterario costituisce un contraltare al vampiro più famoso della storia, di cui ne è la complementare antitesi e la nemesi, il nostro Van Helsing è invece un atipico indagatore che, avvalendosi di quei processi deduttivi cari ad un certo detective di stanza a Baker Street, si muove in una decadente e fumosa Londra di fine ottocento, investigando su casi posti in bilico tra noir e fantastico, come testimonia l’interazione con alcune icone dell’immaginario della letteratura gotica e horror, quali Jekyll/Hyde e Frankenstein.

Ad uno sguardo superficiale, Van Helsing  potrebbe essere idealmente associato ad un altro indagatore dell’incubo, l’iconico Dylan Dog. Ma è solo una suggestione, dato che il nostro protagonista, almeno in questo primo episodio, vive una dimensione narrativa in cui l’orrore frutto del crimine è privato di ogni aspetto surreale o visionario, per presentarsi in tutta la sua impietosa realtà.
Inevitabile, poi, l’accostamento ad opere di contaminazione come il “Van Helsing” cinematografico di Stephen Sommers o, per restare in ambito fumettistico, “La lega degli straordinari gentlemen” di Alan Moore.
Anche in questo caso, tuttavia, ci si incammina su sentieri differenti che conducono lontani da abbacinanti blockbuster hollywoodiani o da un pur valido pastiche d’autore.

“Le cronache di Van Helsing” è soprattutto l’evocazione emozionale di un’atmosfera.
Il racconto visivo di un immaginario letterario che, dal Romanticismo in poi, si è nutrito di quel sapore ambiguo verso la paura e il gotico che ha pervaso un’intera epoca attraverso le pagine di scrittori come John Polidori, Mary Shelley, Horace Walpole, E. A. Poe.
Prende così vita un universo di eleganti ambienti vittoriani, all’interno di una città la cui descrizione è affidata alle ombre che ne popolano la notte e alle nebbie che la avvolgono.
Quasi una metafora di quel lato oscuro che si cela dietro un algido perbenismo, rivelando insospettabili delitti e biechi orrori. Un diniego di umanità cui l’unica arma per sopravvivergli, evitando lo sguardo nell’abisso (per parafrasare Nietzsche), sembra essere l’apparente distacco emotivo del protagonista.
Un‘atmosfera che i disegni di Salvo Coniglione descrivono accuratamente, in un dedalo di chiaroscuri ed espressioni (memorabile la vignetta finale) che inevitabilmente finiscono per catturare il lettore.

Uno schema narrativo simile corre il tangibile rischio di cedere a quel gusto per le citazioni, autoreferenziali e fini a sé stesse, di cui al giorno d’oggi si fa più abuso che un impiego funzionale al racconto.
Barbara Daniele nella stesura della sceneggiatura, non cade però nel tranello, dimostrandosi abilissima nel giostrare i riferimenti e le contaminazioni, conducendo un gioco che inizialmente illude il lettore, lasciandogli intuire la chiave interpretativa più evidente, salvo poi ribaltarne la prospettiva.
Il Van Helsing detective differente, come sarebbe stato lecito attendersi,  dall’occultista di origine letteraria e alla più nota figura di cacciatore di vampiri di derivazione cinematografica. I delitti che richiamano quelli che nel 1888 afflissero il quartiere di Whitechapel, che invece rivelano una origine differente. Il dualismo Jekyll/Hyde quale simbolo del superamento dei limiti umani da parte della scienza, piuttosto che delle conflittuali contraddizioni umane così come ipotizzato da R. L. Stevenson.
Come la nebbia inganna la visione e l’oscurità della notte offusca i sensi, in Van Helsing nulla è come appare. Il lettore è avvertito.

Completano l’albo una prefazione di Paolo Di Orazio, una serie di studi e sketch ad opera di Salvo Coniglione e, soprattutto, un portfolio con cui diversi disegnatori (Luigi Siniscalchi, Salvatore Porcaro, Angelo Pavone, Maurizio Di Vincenzo, Antonio De Luca, Val Romeo, Michele Benevento, Emanuele Gizzi, Lola Airaghi, Mauro Laurenti e Fabio Celoni) reinterpretano ed omaggiano con il loro talento il personaggio di Van Helsing.

Inutile dire come il numero zero, anche sotto il profilo della realizzazione grafica, superi pienamente l’esame critico della lettura.
Rimane solo il cruccio, per il momento, di doversi limitare a questo episodio, con l’auspicio che “Le cronache di Van Helsing” possa essere a breve una produzione caratterizzata da quella costanza ed evoluzione nel tempo che il progetto merita.

 

Foto © facebook.com/coniglione.comicartist

 

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