Genocidio armeno

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Il viaggio apostolico del Papa in Armenia ha riproposto ancora una volta il problema del negazionismo turco riguardo il genocidio armeno. Questo terribile fatto avvenne nel corso Prima Guerra Mondiale quando la Turchia era in guerra con la Russia zarista. Avvenne che nell’Armenia dell’impero turco serpeggiava una forte spinta ad appoggiare la Russia cristiana nella quale vivevano la maggior parte degli Armeni (l’odierna repubblica armena). I turchi si sentirono traditi dagli armeni che erano considerati i più leali dei sudditi del sultano: esclusero prima dall’esercito le reclute di origine armena e temendo una rivolta generale alle spalle dell’esercito turco che combatteva ai confini del Caucaso decisero di deportare l’intera popolazione armena (circa un milione di persone) in altri territori dell’impero, in Siria. In mancanza di mezzi adeguati il trasferimento si risolse nella strage della maggior parte dei deportati per fame, sfinimento, eccidi diretti a cui presero parte anche i Curdi, tradizionali nemici degli Armeni.

Il genocidio però non si può addebitare all’estremismo islamico (come qualcuno crede erroneamente) ma al modello di stato-nazione importato in quegli anni dall’Europa. Da migliaia di anni in Anatolia vi erano Armeni e Greci: il nazionalismo orientato in senso moderno e occidentale è riuscito a cancellare la loro presenza nello spazio di qualche anno mentre il fanatismo religioso lo aveva conservato attraverso i secoli.

I fatti storici sono incontrovertibili, anche perché nei territori abitati da millenni in Anatolia dagli armeni ora ci sono solo Turchi e nessun armeno.

I Turchi stessi riconobbero subito dopo la guerra la strage degli Armeni tanto che per questo furono condannati i massimi dirigenti politici che però ripararono all’estero dove furono raggiunti da emissari armeni che li assassinarono (o giustiziarono, se preferite).
In seguito, con Kemal Ataturk, si respinse l’accusa e si arrivò a considerare un reato solo sostenerlo.
Il problema del negazionismo armeno e del tutto analogo a quello della Shoah.

Non è tanto il fatto in sé che è negato ma la sua interpretazione e classificazione.
Se diciamo che i Turchi hanno sterminato un milione di essere umani per il solo fatto che appartenevano a una certa etnia (genocidio) ci troviamo di fronte a un crimine orrendo, un fatto del tutto eccezionale nella storia. Se invece diciamo che nel conflitto morirono insieme a molti milioni di Turchi, Russi, Francesi, ecc., anche un milione di Armeni allora siamo tutti colpevoli, è un fatto dovuto alla terribile logica della guerra.

Analogamente per la shoah: i negazionisti dicono che nei lager moriva tanta gente di tutte le etnie (ad esempio l’80% dei tedeschi arresisi a Stalingrado), allora la morte degli ebrei non è una fatto eccezionale, non esiste una shoah distinta da tutti gli altri fatti.

Un elemento essenziale sarebbe anche la volontà, la consapevolezza di operare un genocidio: i Turchi volevano deportare gli Armeni per ragioni belliche, non volevano sterminarli.

Un altro elemento importante è che si riducono le proporzioni degli eccidi: non tutti gli armeni ma solo una certa parte perse la vita mentre gli altri si sarebbero salvati fuggendo un po’ dovunque.

Il riconoscimento del genocidio armeno è stato posto come una delle condizioni dell’ingresso della Turchia nella Ue, ingresso che appare poi del tutto problematico per cui pare che sia più che altro una pretesto ben sapendo che difficilmente per ragioni politiche un governo turco potrebbe mai riconoscerlo ufficialmente.

In questa cornice il parlamento tedesco qualche mese fa ha votato una risoluzione che riconosce ufficialmente il genocidio armeno. Si può pensare che il retro pensiero fosse quello di allontanare l’ingresso della Turchia nella UE, ma sarebbe meglio chiarire che l’ostacolo politico è che la Turchia ora non ha standard democratici accettabili ed esercita una dura repressione della minoranza curda per fatti avvenuti 100 anni fa.

Penso poi tutto il male possibile del fatto che organi politici si pronuncino su verità storiche, come su qualsiasi altro tipo di verità.
Fondamento della democrazia è che lo stato non possiede la verità né in campo religioso né in nessun altro. Solo i regimi totalitari hanno questa pretesa.
È fondamento di tutte le libertà democratiche che ciascuno possa credere in quello che vuole, anche che il genocidio armeno non sia mai avvenuto.

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