Il fallito colpo di stato in Turchia

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Dopo alcune ore di incertezza in cui sembrava riuscito, il colpo di stato in Turchia è fallito.  Nel passato molte volte l’esercito era intervenuto nella vita politica turca rovesciando il governo legale ma sempre senza vera resistenze e quindi senza vittime. Questa volta però si è trovata di fronte la polizia che negli ultimi anni è diventata una specie di milizia armata del partito di Erdogan: molto poco democratico ma molto efficace per opporsi all’ennesimo colpo di stato militare.

I soldati invece sono giovani di leva che non condividono mentalità e privilegi della classe militare e che quindi non se la sono sentita di sparare sulla folla disarmata che manifestava il suo appoggio a Erdogan. Si sono viste scene simili a quelle del fallito colpo di stato in Russia: soldati che invece di sparare uscivano dai carri armati e fraternizzavano con la folla.

D’altra parte a livello internazionale gli alleati, europei e americani, avevano fatto intendere chiaramente la loro contrarietà al colpo, preoccupati per una instabilità in Turchia dalle conseguenze imprevedibili.

Il colpo di stato nasce dalle obiettive gravi difficolta e contraddizione in cui si dibatte Erdogan. Innanzitutto il miracolo economico turco che si era manifestato nei primi anni del suo governo (ma non per merito di Erdogan) si è molto rallentato e poi sembra quasi esaurirsi. Si tratta però di un fenomeno comune a molti altri paesi emergenti. Sul piano democratico Erdogan ha preso sempre più un atteggiamento autoritario intimidendo l’opposizione con arresti, condanne e violenze contro tutti gli oppositori. Sul piano politico l’eterna questione curda, che sembrava a un certo momento avviata a soluzione, è riesplosa nuovamente e sanguinosamente. In conseguenza non ci sono più assolutamente i requisiti minimi per una integrazione nella Unione Europea a cui i Turchi tengono tantissimo.

In politica estera la Turchia, ritrovando la sua ispirazione islamica, si è impegnata nelle vicende mediorientali che invece prima aveva praticamente ignorato. Per solidarietà sunnita è diventata quindi nemica di Assad, sentito come espressione degli sciiti e appoggiato dall’Iran. Ma Assad appoggiato dai Russi resiste e anzi recupera. È venuto quindi in contrasto con la Russia fino all’abbattimento di un suo aereo militare. Di fronte all’ISIS ha mantenuto un atteggiamento ambiguo permettendo passaggio di rifornimenti e volontari nel timore soprattutto della formazione e consolidamento di uno stato curdo, richiamo irresistibile per i curdi di Turchia e inoltre l’ISIS combatte contro Assad e gli sciiti di Iraq. Questo ha portato Erdogan a uno scontro sotterraneo con gli occidentali estremamente preoccupati per l’espandersi del Jihad. Quando poi Erdogan ha cercato di rettificare la politica estera riavvicinandosi a Occidentali e Russi chiudendo la frontiera allora il jihadismo ha colpito duramente con un attentato spettacolare che ha messo gravemente in crisi il settore turistico, molto importante per l’economia turca.

Quindi una serie di difficoltà e fallimenti impressionanti che dà fiato ovviamente alle opposizioni con ulteriore involuzione autoritario del governo

L’esercito allora ha ritenuto di poter tornare a giocare il ruolo che ha sempre avuto nel passato. La Turchia moderna infatti è una creazione dell’esercito guidato da Mustafa Kemal, chiamato per questo Ataturk (padre dei Turchi). Anche quando lasciò il potere ai civili nel 1946 comunque mantenne una tutela generale ponendosi in particolare come garante della laicità dello stato dell’Ataturk (invero molto illiberale) con ben quattro colpi di stato in quaranta anni.

Valutando gli avvenimenti dal punto di vista del timore occidentale del jihadismo mi pare che non ci siano dubbi da che parte stare: da quella di Erdogan, senza dubbio, malgrado tutti i suoi errori e la mancanza di democraticità, comunque è il presidente eletto ed ha un appoggio ampio.

Il crollo di Erdogan darebbe una spinta enorme al jihadismo in tutto il Medio Oriente. Ricordo che quando Morsi governava in Egitto il jihadismo fu ai minimi storici, quasi sul punto di sparire e che il colpo di stato di al Sissi lo ha rimesso in circolo.

Il fatto è che l’islam è molto sentito in MO: un governo che si proclama di ispirazione islamica assorbe le spinte estremiste mentre un colpo di stato che lo abbatte con la forza dimostra che non esiste una via democratica e pacifica per l’islam e quindi non rimane altro che il jihad.

La caduta di Erdogan farebbe precipitare la Turchia nello stesso baratro senza fondo dell’Egitto di al Sissi.

 

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