Gülen e Erdogan

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epa05427730 (FILE) A handout file picture made available on 27 December 2013 by fgulen.com shows Fethullah Gulen, an Islamic opinion leader and founder of the Gulen movement. Turkey's President Recep Tayyip Erdogan allegedly accused Gulen to be behind the attempted coup while making an address to his supporters upon his arrival at Istanbul Ataturk airport in the early hours of 16 July 2016. According to news reports Erdogan denounced the thwarted coup as an 'act of treason' and affirmed his government remains in charge. EPA/FGULEN.COM / HANDOUT HANDOUT EDITORIAL USE ONLY/NO SALES

 

In Occidente si dà generalmente per scontato che in Turchia il conflitto sia fra la parte più laica che si ispira al laicismo di Kemal Ataturk, per intenderci, e quella più islamica (fra Istanbul e l’Anatolia, è stato detto). In realtà però la stampa turca (praticamente controllata da Erdogan) racconta una cosa molto diversa. Il colpo di stato non sarebbe di carattere kemalista (laico) ma un complotto ispirato da Gulen con la connivenza degli USA. Insomma una specie di contrasto interno fra due fazioni, ambedue di ispirazione islamica. Questo spiegherebbe anche la debolezza del colpo perché sarebbe stato tentato da un gruppo limitato di congiurati e non dall’esercito nel suo complesso.

Ma chi è Gulen?

In Turchia, e anche nel mondo islamico, è personaggio notissimo (ma per noi sconosciuto) come un intellettuale islamico che ha promosso un islam aperto alla democrazia, alla modernità, un po’ come Ali Shariati in Iran oppure Tariq Ramadan in Europa.

A lui fa riferimento il complesso di Hizmet (il servizio), una rete amplissima di iniziative: prima tutto scuole ma ora ogni cosa: giornali, tv, ospedali, istituti di assistenza sociale con milioni di aderenti in tutti i rami dell’amministrazione.

Hizmet è una organizzazione molto potente in Turchia ed estesa anche in altri paesi che però non fa politica direttamente.

Ha analogie con i Fratelli Mussulmani ma anche con organizzazioni cattoliche come l’Opus Dei, Comunione e liberazione, e tante altre. Si tratta di movimenti che non chiedono ai propri aderenti di lasciare la propria famiglia o la propria attività professionale, ma di portare la testimonianza religiosa nella vita comune, nelle famiglie, nel lavoro, nelle professione. Vi aderiscono non solo quelli che operano direttamente nelle iniziative di Hizmet ma anche professori, professionisti, giudici, funzionari, militari. Non sono associazioni politiche tuttavia inevitabilmente finiscono con avere un grosso peso politico.

Accade poi che i membri inevitabilmente finiscono con l’appoggiarsi fra di loro per cui diventano anche un centro di potere, un fenomeno simile alla laica massoneria.

Il movimento ha posto le basi per una partito di massa di ispirazione islamica ed è quindi stato l’artefice di base del successo del partito di Erdogan. Poiché Hizmet non entra in politica direttamente, fu il sindaco di Istanbul, Erdogan, uscito di prigione (per aver letto dei versi di un poeta islamico) a guidare il movimento politico fondando il AKP (partito della giustizia e dello sviluppo).

Però nacque un conflitto fra Gulen e Erdogan, tanto che Gulen riparò in USA dove si trova ancora ma il movimento è rimasto in Turchia ben forte.

Molti dicono che il contrasto fra AKP e Hizmet sia solo una lotta di potere: non è facile da definirlo. Mi pare che man mano Erdogan abbia lasciato gli ideali di Gulen, di Hizmet per mantenere il potere: forse è solo che quando gli ideali scendono in politica si corrompono e si perdono. O forse Erdogan non ha realmente scelta: fare quello che fa o soccombere.

Ora Erdogan grida che il colpo di stato è stato organizzato da Gulen di cui chiede addirittura l’estradizione, cosa che ovviamente non otterrà mai.
Gulem e tutti quelli di Hizmet negano qualunque coinvolgimento.
Si pensa però che Erdogan abbia colto la palla al balzo per sradicare violentemente la influenza di Hizmet, ma cosi Erdogan sta tagliando il ramo su cui è seduto.

D’altra parte Gulen rifiuta ogni coinvolgimento accusando Erdogan di aver organizzato un finto colpo di stato per affermare una sua dittatura personale.

La drammaticità dello svolgersi degli avvenimenti farebbe escludere del tutto questa seconda ipotesi: ma al momento non sappiamo veramente come siano andate le cose (in realtà poi non sappiamo molto oltre quello che Erdogan stesso dice).  Potrebbe essere che Erdogan non voglia urtare frontalmente la tradizione di Kemal Ataturk sempre molto viva in Turchia e non alienarsi l’esercito che di quella tradizione si è sempre considerato il custode: quindi rovescia tutta la colpa e la furia popolare contro i seguaci di Gulen cogliendo l’occasione per sbarazzarsene.

Ma agli avvenimenti potrebbero essersi svolti anche secondo quello che Erdogan afferma…

 

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