Bennato al Taranta Sicily Fest

Print Friendly, PDF & Email

bennato_eugenioÈ stato Eugenio Bennato l’ospite principale della sesta edizione del Taranta Sicily Fest che si è svolto ieri sera in piazza San Bartolomeo a Scicli.

L’artista napoletano ha per l’ennesima volta reinterpretato in modo nuovo il suo repertorio fatto di tradizione e modernità, vestendo le sue canzoni con un abito che, a tratti, dava su tonalità rock.

Un concerto lungo quasi due ore, durante il quale Bennato ha “spiegato” che cos’è il “Taranta Power”, un movimento, sono parole sue, che “è una magia che appartiene al sud Italia, uno specifico tutto nostro, nel quale c’è una componente estremamente contemporanea che è legata alla contrapposizione con la cultura dominante”.

Tante le canzoni che Eugenio Bennato ha proposto in una versione diversa da quella cha possiamo ascoltare e riascoltare su disco. Tra queste certamente la rockeggiante “Riturnella”, il classico quasi irriconoscibile “Brigante se more” e la struggente “Lucia e la luna”, cantata in solo e poi chiusa con un crescendo wagneriano con l’aiuto di tutto il gruppo.

Il pubblico, la piazza era strapiena, non si è subito fatto trascinare dal taranta, forse perché più attento a non distrarsi per cogliere meglio la profondità delle canzoni, mai banali nei testi e negli arrangiamenti, del cantautore partenopeo, lasciandosi coinvolgere dal ritmo solo quando il concerto volgeva al termine.

Lo spettacolo è stato un crescendo di emozioni, aperto con le canzoni che hanno fatto la storia della musica tradizionale meridionale e chiuso con una serie di “bis” non certamente scontati, nella scelta e nell’esecuzione.

L’ultima sua composizione “Mon père et ma mère” ha sancito la fine dello spettacolo, cui però sono seguiti, come si diceva, i tradizionali bis: prima una suggestiva versione di “Napule è” del compianto Pino Daniele (“Questa canzone è dedicata alla mia città e ai suoi artisti”) cui ha fatto seguito una lunga “Tammuriata nera” che lungo il suo sviluppo è spesso scivolata su “L’anima persa”, per tornare, ancora un’ultima volta a “Mon père et ma mère”.

In definitiva, un concerto che non bisognava perdere.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

*