Turchia fra laicismo e islamismo

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ataturk

 

 

Mustafa Kemal fu detto padre dei turchi (ataturk)  perché fondò la Turchia moderna, in stile occidentale sradicando la tradizione secolare  che aveva informato  l’impero ottomano. In questo quadro adottò un laicismo che a noi pare estremo ma che era comune nell’Europa del tempo. Fra l’altro abolì il califfato che ora l’ISIS pretende di ristabilire.
Sì trattava però dell’opera di una minoranza occidentalizzata in conflitto con la grande maggioranza della popolazione.
In fondo fu cosa non molto diversa dalla unità italiana: se veramente i plebisciti fossero stati liberi e democratici sul trono di Napoli ci sarebbero ancora i Borboni.

In Turchia fu l’esercito a imporre il nuovo corso con forza inflessibile. Nel 1946 l’esercito cedette il potere ai civili eletti ma si riservò il compito di intervenire se il governo si fosse allontanato dal laicismo.
Si installò quindi un sistema parallelo ed opposto a quello ora vigente in Iran, dove c’è un governo eletto ma una autorità religiosa (Guida Suprema) che controlla che i suoi provvedimenti siano abbastanza islamici. In Turchia l’esercito controllava che gli atti del governo eletto NON fossero islamici.

Poiché poi la valutazione sull’islamicità o laicità è molto incerta, in pratica la Guida Suprema iraniana controlla tutta l’azione del governo e in Turchia l’esercito è intervenuto ben 4 volte a cacciare il governo e nel 1960 i vertici politici regolarmente eletti furono impiccati.

D’altra parte la laicità divenne la caratteristica di tutti i governi nazionalisti del M.O. pur senza le esagerazioni della Turchia. Avviene che nel modernizzare un paese ci si scontra con la tradizione e la religione è un bastione della tradizione. Avvenne e avviene anche in Europa, dai sanfedisti calabresi alle resistenze alle unioni gay di oggi  (non dico che il progresso sia il bene e la religione o la tradizione  il male).

Dalla rivoluzione di Khomeini c’è stata una riscossa generale dell’islam in tutte le sue varie espressioni che non poteva non arrivare anche in Turchia.

Una corrente molto vasta e profonda si ispirava a Gulen anche al di fuori della potentissima Hizmet (servizio: comunità di servizio è anche il nome di iniziative cattoliche).

Nel 1998, Erdogan, sindaco di Istanbul, finì in carcere per aver declamato dei versi islamici ma quando uscì non fu più possibile impedirgli di fondare il Partito della Libertà e dello Sviluppo  (AKP) che vinse le elezioni del 2002. Erdogan non poté essere eletto per le condanna subita ma presto la costituzione fu emendata e divenne egli stesso primo ministro (le costituzione non servono a molto) e in seguito presidente.

Con il contro colpo di stato Erdogan colpisce ogni avversario sia pure lontanamente potenziale. Molti temono che il laicismo estremo di Kemal potrebbe trasformarsi nel suo opposto islamico e che le due Turchie si affrontino radicalizzando pericolosamente le proprie posizioni un po’ come avveniva nella Spagna del ’36 alla vigila della guerra civile.  Ciascuna graniticamente sicura delle proprie ragioni.

Per capire l’anima quella modernista si potrebbe guardare qualche scena della tenenovela turca approdata perfino sulla nostra TV: le stagioni del cuore (Cherry Season): l’impatto di simili serial sulla cultura islamica è stato fortissimo.

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