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TEDxCrocetta: qui l’innovazione è ecosostenibile

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ted-crocettaUn mondo ecosostenibile è possibile: gli ingredienti principali sono la consapevolezza, la responsabilità e il continuo passaparola.

E anche quest’anno tornano a Torino le conferenze TED organizzate dallo storico gruppo locale TEDxCrocetta. TED è un’organizzazione no-profit nata in America nel 1984, con il motto “ideas worth spreading”.

L’appuntamento torinese avrà luogo il 22 ottobre 2016, presso il Museo dell’Automobile in Corso Unità d’Italia, 40.
A darci un’anticipazione su questo evento, che ospiterà 400 partecipanti e avrà un’impronta al 100% green, ci pensa Gianni Forlastro che, Communications Manager di droidconIT, partner di spicco di TEDxCrocetta, ha scelto di intervistare per Italianotizie.it Federica Maltese, Capo fundraising e comunicazione della fondazione ricerca Molinette onlus.

Federica Maltese spiegherà qual è il viaggio che percorrono i capi d’abbigliamento che acquistiamo, prima di arrivare al nostro guardaroba. 

1 – Parlaci un po’ di te: quali studi hai fatto, che lavoro svolgi attualmente e come sei approdata al TEDxCrocetta?

Ho un dottorato in Culture Moderne e Comparate, con una tesi sulla riscrittura di Medea in Pasolini e Christa Wolf. Per una serie di coincidenze sono approdata al Master in Fundraising e subito dopo ho iniziato a collaborare con Enti no-profit: attualmente sono responsabile Fundraising e Comunicazione per la Fondazione Ricerca Molinette, oltre che formatrice sui temi della racconta fondi. Ho scoperto TEDx tramite il passaparola: dopo aver seguito un incontro al Talent Garden, ho iniziato a seguirli ed eccomi qua!

2 – Raccontaci del talk che porterai al TEDxCrocetta.

L’idea è quella di invitare i partecipanti a sviluppare una maggior consapevolezza rispetto al processo di acquisto di un capo di abbigliamento […].

Il “fast fashion” ci propina 8-10 cambi di collezione all’anno, convincendoci che è possibile cambiare guardaroba ogni volta che lo desideriamo, ma questa scelta ha – in realtà – conseguenze terribili sull’ambiente e sulle persone, e spesso l’idea non ci sfiora nemmeno. La maggior parte dei campi di cotone è ormai modificata geneticamente, trattata con pesticidi tossici; il processo di tintura e sabbiatura dei jeans è cancerogeno, sia per i lavoratori, sia per noi, eppure nessuno sembra rendersene conto.
Per non parlare della condizione dei lavoratori, spesso donne e bambini, ridotti a lavorare in stabilimenti, senza alcuna normativa per la sicurezza, pagati 0,20 centesimi l’ora e trattati in modo davvero inumano, nel silenzio connivente dell’occidente.

3 – Il tema è molto importante e spesso non considerato con la dovuta attenzione: come pensi si possa educare la popolazione in merito? Almeno ad un consumo “ragionato”?

Le soluzioni non sono semplici, ma sono possibili: comprare meno è sicuramente il primo passo, il primo modo per non cedere al Fast Fashion.
I capi che compriamo oggi dalle grandi catene non hanno nessun ricordo delle fibre e dei materiali che furono (soprattutto quelli fatti con materie chimiche, contenenti petrolio, come il poliestere): dopo sei lavaggi perdono totalmente la forma e sono inutilizzabili. E’ davvero questo che vogliamo? Recuperare il valore dei capi, del loro legame vero con la nostra personalità, è una possibilità ulteriore: imparare a conoscere le stoffe, il processo di produzione, cucire da sé alcuni dei propri vestiti è un’alternativa difficile, ma possibile.
Aggiungo che non si parla di popolazione mondiale, ma solo di quella fetta di umanità (occidentale), che vive alle spalle di paesi in via di sviluppo, come l’India, il Bangladesh, la Moldavia, a cui affida il peso del processo produttivo senza curarsi delle conseguenze.

4 – Come ti sei avvicinata e appassionata a questo particolare tema?

Tutto è iniziato con il documentario The true cost. Mi stavo già facendo delle domande sui vestiti, perché venivo da un percorso di consapevolezza sulla filiera alimentare, ma dopo aver visto questo documentario ho preso coscienza dell’immenso e insostenibile sfruttamento delle risorse, ambientali e umane. Ho svuotato l’armadio, ho iniziato a leggere le etichette e a informarmi. Sto seguendo un corso di cucito e con un’amica sto lanciando il progetto La Zita, un e-commerce per mettere in contatto chi – come noi – vorrebbe acquistare i propri capi in modo sostenibile, ma non sa ancora da dove partire.

Per ulteriori informazioni: www.tedxcrocetta.com

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