Elezioni Usa viste dalla  Cina

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Il Quotidiano del popolo presenta l’attuale corsa alla presidenza degli Stati Uniti come una prova della debolezza e delle distorsioni delle istituzioni democratiche non solo americane ma di tutto l’Occidente in generale. Il sistema politico cinese, infatti, non intende affatto, come qualcuno spera in Occidente, muoversi, sia pure cautamente, verso la democrazie di tipo occidentale di cui invece critica a fondo il funzionamento di base.

Secondo il Quotidiano la corsa alle elezioni rispecchia il fallimento della democrazia degli Stati Uniti.

La caotica campagna elettorale, infatti, ha messo in luce i difetti del sistema elettorale degli Stati Uniti e le disfunzioni della democrazia.

La pubblicazione delle e-mail della Clinton ha mostrato come la direzione del partito manipola le primarie: ha aiutato in modo sostanziale la Clinton a ottenere la nomination denigrando i suoi avversari in ogni modo soprattutto Sanders che poi non ha mostrato di meravigliarsi troppo perché evidentemente è un fatto usuale.

I democratici hanno messo in ogni modo in risalto le manchevolezze di Trump mettendo in evidenza le sue parole discriminatorie nei confronti delle donne, dei disabili e delle minoranze, i suoi fallimenti passati, e il suo temperamento nervoso che i democratici dicono lo rendono inadatto a essere il presidente. Ma quello che è veramente interessante è che proprio questa è l’immagine che lo stesso Trump vuole presentare agli elettori.

Si sostiene poi che nel sistema bipartitico il vincitore prende tutti i delegati e quindi sono favoriti i candidati estremisti e sfavoriti quelli moderati e razionali. Nel campo repubblicano si sarebbe facilmente regolato le regole in modo da impedire a Trump la nomination. Si è scelto di permettergli di vincere le primarie perchè il il sentimento anti-establishment è così forte che i candidati tradizionali come Bush e Rubio sono stati considerati avere meno possibilità di vincere e non si riusciva a trovare alcuna alternativa praticabile per sostituire Trump. Così hanno dovuto accettare la realtà e sostenere Trump per la lotta contro Hillary Clinton.

In questo modo la democrazia ha dovuto cedere al populismo quando con la nomina di Trump, e la democrazia è stata distorta e non rispecchia veramente la volontà del popolo.
Nell’era post-guerra fredda, si sono ingigantite le disuguaglianze economiche. La crisi finanziaria ha ridotto di molto la classe media, ha creato più malcontento nelle classi inferiori. Politicamente la partitocrazia ha ampliato il divario tra l’élite e la base. I politici fanno promesse irresponsabili per prendere dei voti e dimenticano la loro promesse dopo che sono stati eletti. Questo ha portato allo schiacciante sentimento anti-establishment nelle elezioni di quest’anno. Trump ha fatto buon uso di questo sentimento ed è riuscito in una scalata ostile del partito repubblicano.
Non importa se Trump vince le elezioni o no: ha danneggiato in maniera irreversibile la democrazia degli Stati Uniti con la sua retorica. Allo stesso tempo ha messo in luce la verità scomoda che la discriminazione contro i gruppi minoritari, la disparità tra ricchi e poveri e l’influenza del denaro in politica esiste anche se la società tradizionale cerca di ignorarli.
In conclusione le elezioni presidenziali 2016 hanno chiarito un fatto innegabile: gli USA hanno bisogno di radicali riforme politiche.
Le critiche del Quotidiano del popolo possono essere o meno condivise ma bisogna tener conto della cornice sottesa ad esse.
Alla democrazia occidentale considerata incapace e distorsiva della volontà popolare, la dirigenza cinese contrappone invece la Società Armoniosa (héxié shèhuì) che dovrebbe portare la società alla “Xiaokang”, uno stato di benessere economico diffuso in tutto il paese. A differenza della democrazia occidentale fondata sulla competizione politica, economica, ideologica, la Società Armoniosa poggerebbe sulla collaborazione fra le classi, le ideologie, i soggetti economici con la esclusioni di tutto quello che può essere il male o almeno quello che le autorità giudicano male. La Società Armoniosa si configura secondo molti come un ritorno a Confucio la cui figura in Cina, dopo la demonizzazione maoista, conosce un crescendo di rivalutazione ed esaltazione: un ennesimo neo-confucianesimo quindi.

 

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