Il “principale” Don Chisciotte e il “siculo” fedele Sancio Panza nella Mancia.

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Al teatro “L’Istrione” di Catania, grandissimo successo di pubblico e di critica dello spettacolo “Don Chiosciotte e Sancio Panza”, riduzione teatrale di Stefano Francesco Russo, con Valerio Santi e Stefano Francesco Russo.

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Il fine settimana scorso lo spettacolo ha registrato un  meritatissimo “sold out” tanto che è stato necessario fissare altri due appuntamenti con il pubblico nei giorni 22 e 23 ottobre c.a.

Alonso Quijana appassionato lettore di romanzi cavallereschi, ossessionato da tali emozionanti ed avventurose letture, decide di diventare “cavaliere” errante per aiutare i deboli e sconfiggere i prepotenti. Con il nome di Don Chisciotte della Mancia, accompagnato dal cavallo Ronzinante e da un povero contadino divenuto il suo scudiero, Sancio Panza assale mulini a vento scambiati per giganti, combatte impavido greggi di pecore scambiati per eserciti nemici mischiando poesia e fantasia, ingegno e sogno.

“Las historias de la ingenioso hidalgo Don Quijote de la Mancha” di Miguel De Cervantes incontra l’intelligente e sensibile penna del regista-autore-attore Francesco Russo dalla quale unione nasce uno spettacolo di grande spessore artistico e culturale, emozionante fino alle lacrime, appassionato e passionale dai ritmi incalzanti sempre adeguati e godibili, dal forte impatto emotivo e da una fervida e brillante ironia mai triviale e ben congeniata, geniale.

La riduzione “all’osso”, come scriverà l’autore stesso sulla brochure di sala, regala al pubblico un Sancio Panza “siculo” esilarante, istrionico, sottomesso ma orgoglioso, semplice e pratico ma capace di grandi slanci di affetto e tenerezza nei confronti di Don Chisciotte che chiama  “principale” proprio perché riconosce in lui la  superiorità gerarchica (quest’ultimo promette a Sancio la proprietà di una terra se lo aiuta a finire la missione dettagliata nella preziosa lista).

La scenografia dello spettacolo è di Valerio Santi, la fonica di Aldo Ciulla, le luci di Ségoléne Le Contellec, i costumi curati dalla “Costumeria L’Istrione”.

Una scena che riproduce una selva incontaminata esaltata dai rumori che Madre Natura regala all’uomo svelandosi  nell’arcano mistero e nella bellezza dell’universo. Due soli attori in scena ma di così tanta qualità che non serve altro per movimentare la storia: loro rappresentano gli unici due ingredienti capaci insieme di dar vita ad un capolavoro che accontenta tutti i palati, anche e soprattutto i più “fini” ed “esigenti”.

Valerio Santi (Don Chisciotte) e Francesco Russo (Sancio Panza), affrontano il palcoscenico in simbiosi perfetta palesando un grandissimo affiatamento scenico, un’attenzione meticolosa e ben congeniata di ogni singolo particolare, una regia impeccabile: un lavoro fatto con il cuore e con il sangue, seguendo il palpito dell’amore viscerale e del rispetto reverenziale verso quella grandiosa forma d’arte e cultura che reca il nome Teatro, quello con la “Ti” maiuscola.

Due personalità diverse a confronto: la poesia, il sentimento, la malinconia,  l’abnegazione di Don Chisciotte tiene per mano la simpatia, la semplicità, la razionalità, la praticità del fedele Sancio Panza che, per amor e rispetto del suo padrone (no, perdòn: del “principale”!), passa da un personaggio all’altro, personaggi che scaturiscono dalla fervida immaginazione del prode Cavaliere.

Entrambi accomunati dall’affetto reciproco e da una grande sensibilità, riescono a superare i propri limiti diventando l’uno lo specchio dell’altro, mantenendo tuttavia quella preziosa umanità che l’essere vivente oggi ha dimenticato di custodire.

La commovente scena finale chiude con un’ovazione lo spettacolo: le lacrime che ogni singolo spettatore ha lasciato cadere noncurante lungo le guance, oltre a riconoscere la grandezza interpretativa di Valerio Santi e Francesco Russo, sottolineano il  grande bisogno che abbiamo, soprattutto in questo “vile” e superficiale periodo storico, di coraggio, sensibilità, empatia, generosità, umanità, ironia.

Il mondo ha bisogno di poesia.

“Meglio la vergogna sul viso che una macchia sul cuore.”

(Miguel De Cervantes)

I prossimi appuntamenti al Teatro “L’Istrione” di Catania: 2-3-4 dicembre 2016 con “Il dolce inganno” di Mauro Longo; 10-11-12 febbraio 2017 con “Agata Crieleison” di Valerio Santi; 7-8-9 aprile 2017 con “Il più felice dei tre” di Eugène Labiche; 9-10-11 giugno 2017 con “Fiat Voluntas Dei” di Giuseppe Magrì.

Info 3384926145

teatrolistrione@hotmail.it

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