Il rinnovo delle sanzioni alla Russia

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Senza molto clamore è passata la decisione europea di rinnovare le sanzioni della UE per la crisi ucraina contro la Russia, presentata come un atto dovuto, diremmo burocratico, in assenza di fatti nuovi. Solo qualche paese come l’Italia ha mostrato la propria contrarietà, d’altra parte semplicemente verbale, perché nessuno si è sentito di prendere una decisione di rottura dell’unità dei paesi della UE, decisone che sarebbe stata molto grave e dalle conseguenze imprevedibili.

Facciamo qualche breve considerazione sulle conseguenze politiche generali e sui riflessi economico per l’Italia.

Dal punto di vista politico le sanzioni sono inefficaci come è sempre avvenuto nella storia: acerbano ancora di più il sentimento nazionale, come è avvenuto sempre, dall’Italia di Mussolini all’Iraq di Saddam.

Presuppongono poi la convinzione che si possa stabilire con evidenza dove sia il torto (Russia) e la ragione (Ucraina). Sarebbe lo stesso se i termini si invertissero o anche se si dividessero ragioni e torti ugualmente.

Il fatto è che ciascuno ha ragione dal proprio punto di vista visto e secondo il proprio immaginario (idea che ha della realtà). Quando due gruppi credono di lottare per la giustizia, allora facilmente scoppiano tragedie immani, il sangue scorre a fiumi e la terra si copre di cadaveri: dall’assedio di Gerusalemme del 70 AC alle recenti follie dell’ISIS.

Bisogna essere realistici, pragmatici, trovare soluzioni accettabili per le parti che non mancano per l’Ucraina e che la UE dovrebbe favorire.

Quello che potremmo fare veramente di costruttivo noi europei sarebbe quello di escludere chiaramente, anche per l’avvenire, la possibilità della entrata della Ucraina nella Ue e nella NATO perché questa è la chiave di volta della questione ucraina.

La crisi non nasce perché a un certo Putin voleva allargarsi all’Ucraina ma perché l’Ucraina stava per entrare nella UE e questo fatto non è accettabile per la Russia e soprattutto per quel terzo della popolazione ucraina di lingua russa: magari sarà irrazionale, esagerato ma è così. Putin non poteva perdere la faccia (e il potere) e ha dovuto intervenire, prima con l’annessione della Crimea e poi sostenendo il Donbass.

Non si può dire se veramente l’Ucraina sarebbe mai potuta entrare nella UE: però questa era l’impressione generale in Ucraina e anche in Russia, e questa è stata la questione che ha fatto esplodere la situazione che era già tesa. Veramente la scintilla fu forse un provvedimento che escludeva il russo come lingua ufficiale, poi subito ritirato: a Lviv si indisse in seguito un giorno in cui tutti si impegnavano a parlare russo ma era troppo tardi.

Io non vedo nessuno in UE che riconosce gli errori gravi fatti dalla UE in quei giorni e nessuno si preoccupa di escludere veramente la possibilità di ingresso nella UE.

Anche per gli accordi di Minsk non si vede nessuna iniziativa ucraina per concedere ampia autonomia agli oblast russofoni, e non ho dubbi che se non ci fosse l’aiuto russo le truppe ucraine rioccuperebbero il Donbass.

Per altro possiamo dire tutto il male possibile di Putin sulla sua mancanza di democrazia e sulla repressione della stampa ma questo è un altro problema.

Per quanto riguarda l’aspetto degli scambi commerciali l’export italiano verso la Russia non è poi tanto marginale e appena un po’ minore che verso la Cina: figuriamoci le reazioni se si annunciassero sanzioni verso la Cina. Si tratta di grandi paesi che noi speriamo in espansione, e inoltre la Russia ci fornisce il prezioso gas mentre la Cina prodotti economici che fanno chiudere le nostre aziende.

In prospettiva, certo, la Cina è più importante ma anche la Russia ha la sua importanza: attualmente è in crisi ma essa può essere superata in un prossimo futuro. Se si esce da un mercato poi è difficile rientravi.

 

 

 

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