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A droidconIT 2017, Crossmedia factory: quando la narrativa diventa hi-tech

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droidcon 2017Quando iniziamo a leggere un libro possiamo saltare qualche pagina oppure, se siamo molto curiosi, correre a leggere direttamente il finale.

Ma è sempre così? E’ sempre possibile conoscere le ultime pagine di un libro, senza averlo letto, passo a passo?
Al giorno d’oggi questa possibilità apparentemente ovvia, non è così scontata: non potremmo farlo, ad esempio, se ci trovassimo a sperimentare una storia hi-tech interattiva e immersiva, semplicemente poiché il finale non c’è ancora, non è scritto, ma viene creato dai fruitori dell’esperienza.

A svelarci le nuove possibilità della narrativa con tecnologie Internet of Things, ci pensano gli autori di Crossmedia factory, che, con Sherlock Holmes and the Iot, un format sperimentale ideato dal Digital Storytelling Lab della Columbia University, saranno presenti all’edizione 2017 di droidconIT, il 6 ed il 7 Aprile 2017 al Centro Congressi Lingotto (Torino).
I partecipanti vivranno un’esperienza unica, saranno proiettati all’interno di una storia, al confine tra reale e virtuale.

La nostra redazione ha intervistato Sabrina Giacardi e Valentina Maffucci (Co-Founder di Crossmedia factory e Transmedia Storyteller); Umberto Morello (Ufficio Stampa) e Roberta Pizzato (Referente ambito culturale).

1) Come si trasforma il modo di raccontare una storia attraverso le nuove tecnologie?
Bella domanda! Rilanceremo con un “vi va di sperimentare assieme?”
Henry Jenkins definì il transmedia “l’arte della creazione di mondi”: questo quando esistevano solo i computer, gli smartphone e i tablet. Oggi le possibilità si sono ulteriormente amplificate, permettendoci di saltare fuori dagli schermi e di intrecciare il mondo immaginario con uno spazio reale.
Tutti abbiamo una certa familiarità con tecnologie immersive come la realtà aumentata e quella virtuale: immaginarci a chiacchierare con uno dei personaggi della storia attraverso una chatbot, avere oggetti capaci di rispondere e reagire sono cose ad un passo dalla magia. Parliamo di universi espansi! E noi storyteller ci troviamo come dei bambini in un grande negozio di giocattoli: a bocca aperta e abbagliati da tanti sfavillanti device, tanto che vorremmo averli tutti! Ovviamente non possiamo. Tutto resta da scoprire.
Questi strumenti di ultima generazione sono ancora in uno stato embrionale, di cui si devono comprendere le vere potenzialità. Perciò, non ci rimane che sperimentare, tenendo fisso nella mente un concetto fondamentale: al centro di tutto deve sempre rimanere la storia e l’obiettivo di ogni buona storia è quello di fare breccia nel cuore del suo fruitore, scatenare in lui contrasti ed emozioni. Come le nuove tecnologie possono permetterci di raggiungere con maggiore intensità questo obiettivo, è esattamente il centro della nostra avventura.

2) E come si colloca in questo nuovo contesto Crossmedia factory con Sherlock & the IOT?
Sherlock Holmes and the Iot è un format sperimentale ideato dal Digital Storytelling Lab della Columbia University. Direttore del DSL e ideatore del progetto è Lance Weiler, uno dei maggiori “guru” del transmedia negli Stati Uniti.
Il progetto coinvolge circa 1000 collaboratori nel mondo e ha portato a sperimentazioni in più di 25 paesi.

Noi abbiamo partecipato alla fase di prototyping collaborativo lanciato nel 2015. In sostanza, abbiamo lavorato per tre mesi online con altri 250 partecipanti da tutto il mondo per sviluppare collaborativamente un format in cui il mondo di Conan Doyle prende vita in eventi live: i partecipanti si trasformano in Sherlock e le scene del crimine si popolano di nuove tecnologie.
L’obiettivo è di sperimentare le nuove frontiere dello storytelling high-tech, partendo da un immaginario narrativo conosciuto per riscriverlo con una nuova chiave di lettura.
La detective story si presta bene alla trasposizione, al centro della narrazione ci sono gli oggetti disseminati sulle scene del crimine: la poltrona preferita di Sherlock, la lente d’ingrandimento, una botola segreta, dei particolari occhiali bordati d’oro, una valigetta nera, l’ombrello dimenticato a fianco di una delle vittime, ogni oggetto è un potenziale smart object sul quale costruire delle connessioni ed innescare un nuovo livello di narrazione.

Crossmedia factory

3) Quali sono gli obiettivi che si possono raggiungere?
Il panorama è davvero vastissimo.
L’intersezione storytelling/nuove tecnologie si può applicare ad ambiti molto diversi fra loro, con finalità altrettanto differenti. Dipende da cosa si guarda. Teniamo molto ai risvolti sociali e culturali che questi nuovi format possono offrire.

Per esempio molte importanti testate giornalistiche hanno aperto sezioni interamente dedicate a notizie in realtà virtuale, per fornire un’esperienza più diretta e di impatto ai loro utenti. Parallelamente, il mondo del gaming si è aperto a nuovi mezzi con finalità educative e sociali: uno dei casi più famosi era incentrato sul problema del suicidio in età adolescenziale.
Il nostro focus principale con Crossmedia factory è la valorizzazione della cultura.
I mass media tendono a essere percepiti come antagonisti del mondo culturale e noi vorremmo provare a invertire questo paradigma e dimostrare che è possibile creare format in grado di intrattenere, divertire, creare engagement e, al contempo, far passare contenuti di valore.
Una delle nostre principali modalità prevede che la trama includa elementi storici o artistici. L’intento è di avvicinare un nuovo pubblico a elementi del nostro patrimonio culturale.

4) L’esperienza diventa ripetitiva dopo una prima partecipazione?
Il nostro obiettivo è quello di creare una narrazione a puntate, non molto differente da una serie televisiva. Ciascun episodio potrà però essere fruito in modo a sé stante, avendo una sua propria micro-conclusione. Questo anche per agevolare partecipazioni one shot.

Crossmedia factoryPer il 2018 vogliamo sviluppare un portale che raccolga tutte le trame di questi episodi. L’utente potrà tenere le tracce di una fitta narrazione generale: una specie di grande intrigo internazionale che prende forma delitto dopo delitto.

Si potranno sicuramente rivisitare le stesse puntate, proprio come si può rigustare un libro o una serie tv. La struttura che abbiamo in mente è un ambizioso “universo espanso”, dove l’utente possa essere libero di immegersi e ripercorrere il filo della narrazione a modo suo.

5) In quali ambiti stanno spaziando i vostri studi e i vostri interessi?
Quello che ci ha affascinato fin dall’inizio del progetto della Columbia è stato il voler raccontare storie in maniera inedita; rinnovare lo sguardo dello spettatore e coinvolgerlo in una realtà di cui è fruitore, ma anche attivo contributore.
Molti “colossi” dell’entertainment stanno già andando proprio in questa direzione, come Netflix, che ha appena annunciato di star lavorando all’introduzione di nuove scelte interattive all’interno della propria offerta di serie tv.
Nel nostro gioco l’aspetto di co-creazione è impresso nell’anima di ogni narrazione: il finale di ogni episodio non è scritto a priori, ma manipolato e ricostruito dagli stessi partecipanti.
Siamo molto interessati a esplorare queste nuove frontiere e il nostro impegno sarà proprio quello di sperimentare, sviluppare, ricreare, seguendo il passo veloce del mondo tecnologico, con un occhio sempre aperto sul valore umano dentro queste evoluzioni, affinché – come dice Lance Weiler – sia sempre “l’uomo a plasmare la tecnologia e non la tecnologia a cambiare forma all’uomo” (“humanity shaping technology and not technology shaping humanity”).

Per ulteriori informazioni: Crossmedia factory.
Per partecipare a droidconIT 2017: droidconIT.

Pagina Facebook : https://facebook.com/crossmediafactory/

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