Sport, inclusione e riscatto sociale

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A Ragusa, presso il Centro Servizi Culturali, si è svolto ieri sera l’incontro “Sport, inclusione e riscatto sociale”, promosso dall’associazione GLS Giovani Legalità Sport in partnership con Generazione Zero, la FUCI di Ragusa e di Vittoria. Relatore Fabio Conti, dirigente provinciale UISP e curatore della ricerca sull’incidenza dell’attività sportiva nella vita quotidiana e sull’importanza che può assumere come strumento capace di abbattere disuguaglianze sociali e culturali. La Uisp, precisa Conti “è un ente di promozione sportiva che si occupa proprio di favorire lo sport intervenendo nel tessuto sociale attraverso l’attività sportiva. Tuttavia questa ricerca non è stata portata avanti dalla Uisp bensì dalla Scuola per assistenti sociali di Modica. La ricerca aveva come obiettivo quello di capire quali sono i soggetti che praticano sport e quanto tale l’attività possa incidere nell’intervento sociale”.

Secondo i dati raccolti è emerso che il 59,8% delle donne attuano attività fisica, sollecitate dal desiderio di mantenersi in forma, mentre il 49,3% degli uomini fanno sport attratti dagli aspetti agonistici, ludici e dal divertimento competitivo. Si sottolinea inoltre l’enorme divario numerico fra il Nord e il Sud Italia. La forbice dei praticanti accresce con l’aumentare dell’età, ad esempio il 34,0% degli anziani residenti nel Nord-Est praticano regolarmente sport, contro il 14,0% del Sud, e il 7,9% in Sicilia. Tali fattori sono senz’altro influenzati dal livello culturale dei praticanti e dalla poca sensibilità politica che scoraggia le persone alla pratica sportiva non fornendo attrezzature e impianti idonei, e mezzi pubblici con orari comodi per raggiungere i luoghi delle attività. L’obiettivo futuro quindi, e in particolare nella provincia iblea, è quello di sensibilizzare le istituzioni affinché promuovano e incentivino lo sport quale motore per la salute e il benessere dei propri cittadini nonché, fattore assolutamente determinante, quale mezzo indiscusso per l’agevolazione delle tante problematiche sociali. Non dimentichiamo che lo sport è in grado di abbattere in modo naturale barriere sociali e culturali, incide sulla formazione dell’individuo garantendogli l’appartenenza ad un gruppo, lo incoraggia alla condivisione di un obiettivo comune e lo aiuta all’autoregolazione grazie alle norme imposte dalle varie discipline sportive. “Lo sport come supporto educativo e rieducativo è applicabile ai settori della tossicodipendenza, della migrazione, della delinquenza. Non dimentichiamo che i diversamente abili sono stati storicamente i primi soggetti a beneficiare degli aspetti positivi dello sport che ha permesso loro di farsi conoscere e accettare, nonché di evidenziare le loro performance atletiche, vedi le paraolimpiadi, e addirittura di tifare per loro, cosa impensabile in passato quando l’handicap era visto come qualcosa di cui vergognarsi. Dunque lo sport in generale è chiaramente un mezzo inclusivo che può essere sfruttato positivamente in vari settori”.  

Simone Lo Presti, presidente di GLS, progetto nato a maggio dello scorso anno e che si prefigge di intervenire nelle scuole, promuovere eventi e che si concluderà con una giornata sportiva intitolata “Olimpiadi della legalità”.  “Stasera il focus è il riscatto sociale perché ora è veramente il momento di capire la funzione sociale dello sport. È fondamentale andare oltre, perché lo sport è lo strumento per evitare la devianza perché come disciplina favorisce l’inclusione in quanto è il terreno più fertile per incontrare l’altro, compagno di squadra o avversario, indipendentemente dalla sua provenienza o dal suo status sociale, ma che diventa sempre un amico”. Giulio Vitroso, tutor dei corsi di GLS che si fanno all’interno delle scuole è il moderatore dell’incontro. “Stasera si parla di sport visto come strumento di inclusione e di riscatto, innanzitutto perché praticabile da tutti ma soprattutto perché in grado di mettere sullo stesso livello persone di etnia diversa, di condizioni sociale diversa e con vissuti particolari che possono far parte di una squadra e individualmente crescere. Un mezzo per migliorare le condizioni di vita di tanti sfortunati. Un chiaro messaggio che riguarda la sensibilità sociale e l’integrazione”.

Ecco perché all’incontro sono state invitate, quali preziosi testimoni, le due squadre di rugby di Ragusa, il Padua Ragusa Rugby e il Rugby Audax Clan, che in questa stagione hanno schierato e tesserato, sia in Senior che nelle giovanili, anche alcuni richiedenti asilo. Il rugby è uno sport di squadra che privilegia la socialità e il valore del gruppo, in cui è indispensabile, per fare la meta, il sostegno di tutti i compagni e dove ognuno può partecipare e contribuire in base alle proprie qualità, alle proprie capacità e alle proprie possibilità si è dimostrato essere anche un valido e utile strumento inclusivo per i ragazzi in grado di scardinare i luoghi comuni e i pregiudizi che fanno della diversità una condizione estranea al tessuto sportivo, sociale e culturale.

In rappresentanza del concetto di riscatto sociale attraverso lo sport è intervenuto invece Angelo Scrofani, dei Briganti di Librino, squadra del noto quartiere periferico di Catania simbolo di criminalità e degrado. Grazie alle numerose attività del centro sociale Iqbal Masih, (dedicato all’eroe-bambino pakistano ucciso dalla cosiddetta “mafia dei tappeti”, a soli 12 anni, perché lottava contro il sistema dello sfruttamento minorile) anche il rugby è un incentivo per unire anziché dividere, che forgia alla fatica e alla disciplina anziché all’illegalità. Così sul campo del San Teodoro dove ancora oggi giocano i Briganti si svolge una nuova sfida, quella di veder trasformato il suolo argilloso che diventa una sorta di risaia ad ogni pioggia in un vero terreno da gioco. E al grido de “I briganti si meritano un prato” al termine dell’incontro è stata lanciata la campagna per sostenere il progetto.

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