La Corea del Nord minaccia il mondo?

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LA DINASTIA DEI KIM

La crisi della Corea del Nord se, da una parte, ha implicazioni molto più limitate di quella dell’ISIS, dall’altra desta più preoccupazione per la presenza di armi nucleari in mano a persone non meno fanatiche dei jihadisti islamici. Premettiamo che poco sappiamo della Corea del Nord, ancora meno di quello che sappiamo dei territori controllati dall’ISIS per la impossibilita di fonti dirette, di ingresso di giornalisti e osservatori. Tutto nella Corea del Nord è controllato fino ai minimi particolari e non è possibile alcuna inchiesta indipendente. Ogni cosa che sappiamo viene dal regime stesso o dai suoi accaniti avversari (molte notizie negative che circolano sono risultate invenzioni propagandistiche). Ricordiamo. per fare un paragone, come, mentre i Cinesi morivano a milioni per la carestia dovuta ai fallimenti del regime si diffondeva fra i giovani il mito di Mao e intellettuali che visitavano la Cina ne rimanevano entusiasti, la chiusura della Cina era infinitamente molto meno forte di quella di quella coreana.

Cosa sappiamo allora (o crediamo di sapere) della Corea? Essa è guidata ferreamente da una dinastia: i Kim. Prima il nonno dell’attuale leader, Kim Il-sung che ha tenuto il potere assoluto nel paese dal 1946 fino alla sua morte avvenuta nel 1994. E’ stato proclamato “Eterno Presidente”. I suoi successori quindi non sono ufficialmente capi di stato: un fatto del genere non era mai avvenuto nella storia antica o recente. E’ seguito poi il secondo dei Kim, il figlio Kim Jong-il, definito il “caro leader” morto nel 2011. Quindi è arrivato al potere l’attuale leader, Kim Jong-un, un personaggio di cui si sa pochissimo, praticamente del tutto sconosciuto prima della sua assunzione al potere ma non ci son dubbi sulla sua inesperienza, incapacità e paranoia. Una dinastia quindi folle e sanguinaria.

 

LA IDEOLOGIA JUCHE

La filosofia ufficiale guida del paese è definita come Juche, (autonomia): combina i principi comunisti politici stalinisti, valori sociali confuciani ed esasperato nazionalismo etnico coreano. E’ stato introdotto perfino un calendario Juche che parte da 15 aprile 1912, data di nascita di Kim Il-sung.

Si pensa spesso che si tratta di un residuo della antica tradizione locale rivestito di una patina di modernità data dal comunismo (interpretazione simile a quella data al maoismo): ad esempio, ufficialmente la nascita del secondo dei Kim è avvenuta sul monte sacro Paektu (in realtà è nato nella siberia russa).

A noi però pare che il sistema di potere sia quello proprio moderno (del secolo scorso) messo in atto dal comunismo reale, di Stalin, di Mao, di Pol pot: il terrore elevato a sistema di governo. Esso fu descritto così chiaramente nel suo “1984” da Orwel che lo aveva conosciuto nel comunismo in Spagna. Tutto Il sistema si basa sul fatto che tutti possono essere colpiti e sparire nel nulla insieme alla propria famiglia, in qualche terribile non-luogo, in un gulag o laogai. Tutti, nessuno escluso, dal comune contadino al più alto dei funzionario o politici. L’unico modo per sopravvivere è quello di gridare più forte del vicino la propria fedeltà al regime cioè al capo anche se nemmeno questo poi assicura veramente perché nessuno è al di sopra del pericolo oscuro e tremendo che tutti sovrasta. Per quanto possa apparire strano, il sistema funziona stroncando sul nascere ogni e qualunque diffusione del pensiero di critica, di riserva, per quanto lieve. E infatti il sistema ha continuato a funzionare, fra lo stupore del mondo, anche quando il comunismo (almeno quello storicamente costituito) è crollato in Cina, che ha cambiato radicalmente direzione, seguita dagli altri stati comunisti vicini come Viet-nam, Cambogia. I regimi antichi dell’Estremo Oriente, da quello cinese imperiale come da quelli ad esso ispirati della Corea, Cambogia, Viet nam e Giappone erano assolutistici e spietati ma si fondavano sulla convinzione generale della necessità del potere assoluto capace di mantenere l’ordine degli uomini a somiglianza dell’ordine immutabile dell’universo intero. Concezione per altro non solo cinese ma comune pure altrove.

 

PERCOLOSITA’ DELLA COREA

Il regime coreano, per quanto orrendo, non costituisce però un pericolo per il resto del mondo, anche se è vero che continuamente in Corea si parla della possibile, anzi imminente, invasione da parte dei malvagi capitalisti guidati dall’America. L’immagine che viene inculcata in tutti i coreani, direi dalla nascita e ripetuta ossessivamente dovunque e in qualunque momento, è quella di una lotta titanica della Corea del Nord guidata da Kim contro tutto il mondo che congiura contro di essa perché ha paura del messaggio rivoluzionario che incarna. In realtà nel mondo nessuno ha idea di cosa sia la Juche, nessuno pensa alla Corea del Nord, che in genere viene derisa, ma per i Coreani la Corea è la chiave di volta del mondo intero. Per questo deve dotarsi di armi atomiche, deve tenere in forza eserciti assolutamente sproporzionati alla sua importanza e, in particolare, alla sua disastrata economia.

In questo quadro quindi le provocazioni internazionali, i lanci di missili, i test nucleari hanno la funzione di giustificare in qualche modo il regime di terrore, di fanatismo incontrollabile, degli stenti, della fame: tutto deriverebbe non dalle assurde politiche economiche dei Kim ma dalla congiura dei potenti del mondo intero contro di essi. In realtà, però, la Corea, a differenza delI’ISIS, non costituisce veramente un pericolo per nessuno. Mai, in nessun caso, la Corea del Nord potrebbe aggredire qualcuno e mai avrebbe sostenitori all’estero come avviene per l’ISIS: il jihadismo è un fenomeno diffuso in tutto la comunità mussulmana e in tutto il mondo, la Juche è sconosciuta fuori della piccola Corea del Nord.

In questo quadro all’improvviso si è manifestato la svolta di Trump: gli Stati Uniti hanno perso la pazienza, non tollerano più certe provocazioni, interverranno a meno che i Cinesi non moderino loro i Coreani.

L’atteggiamento americano, imprevedibilmente, dà ragione ai Kim: effettivamente gli Americani possono attaccare da un momento all’altro. È quello che i Kim dicono da 50 anni. D’altra parte i Kim erano ben sicuri che gli Americani non avrebbero attaccato. E se veramente attaccassero? Questa prospettiva deve terrorizzare Kim. Un firt strike americano potrebbe distruggere le basi missilistiche, gli istituti di ricerca, i centri del potere, uccidere lo stesso Kim. Al di là della propaganda, quale sarebbe la forza militare della Corea del Nord? Veramente l’esercito combatterebbe o si dissolverebbe al primo colpo? Quale sarebbe la reazione della gente, del popolo preso da un terrore ancora più immediato e generale di quello dei Kim e insieme da una improvvisa speranza di liberazione? Sono domande alle quali nessuno è in grado di rispondere ma soprattutto, ed è questo veramente inquietante, i Coreani userebbe realmente armi nucleari e sono realmente in un grado di usarle?

Il rischio rimane altissimo. Se è del tutto escluso che possano colpire gli USA potrebbero comunque colpire Corea del Sud e Giappone.

Fino ad ora nel grande confronto Russia- USA la bomba atomica non è stata mai usata. Anzi la paura di essa ha mantenuto la disputa a livello di guerra fredda: sarebbe davvero paradossale se una guerra atomica dovesse scoppiare proprio ora senza che ci fosse poi una vera ragione.

 

LA POSIZIONE DELLA CINA

Ma il problema della Corea tira direttamente in gioco la Cina. Si pensa che abbia un grande potere di pressione su di essa essendo in effetti l’unico paese confinante a parte la nemica Corea del sud e la chiusura della frontiera sarebbe esiziale. Ma non è chiaro perché la grande Cina post comunista abbia tollerato la presenza di questa sanguinaria dittatura veterocomunista. Dopo la grande svolta di Deng Xiaoping, che invece è stata seguita dagli altri paesi comunisti dell’estremo oriente, qualcuno pensa che poi questo potere di condizionamento non sia tanto forte, che anche alla Cina non sarebbe così facile sbarazzarsi dell’indesiderato vicino. Altri analisti invece pensano che il regime dei Kim costituisca una specie di riserva strategica, una carta che la Cina si riserva di giocare se mai fosse necessario. E questo potrebbe essere il momento: diciamo anche che la Cina non può esimersi dal giocarla. Non è pensabile che la Cina potrebbe ignorare una guerra così pericolosa proprio ai suoi confini senza esserne coinvolta. In realtà il discorso di Trump più che alla Corea del Nord pare essere rivolto proprio alla Cina. Si afferma che “se la Cina non interviene allora interveniamo noi” ma un intervento americano coinvolgerebbe necessariamente la Cina e quindi essa deve, in qualche modo, intervenire.

Potrebbe giocare allora la carta mantenuta in serbo da decenni: per esempio intervenire sulla Corea del Nord in cambio di una attenuazione della minacciata politica di chiusura commerciale nei suoi riguardi che la amministrazione americana ha promesso ai suoi elettori. Certo, un riequilibrio della bilancia commerciale appare inevitabile ma può essere fatto in tanti modi.

 

CONCLUSIONE

La situazione può quindi evolvere in tanti modi diversi ma: uno scontro armato con pericolo nucleare non il più probabile. Ma quante volte, nella storia, l’esito peggiore è apparso il meno probabile e proprio perché nessuno lo riteneva possibile alla fine è accaduto? Molte guerre sono scoppiate senza che le parti le volessero veramente.

Quello che comunque pare poco comprensibile sono le mosse di Trump: dopo aver vinto promettendo di pensare prima agli interessi dell’America e non essere il gendarme del mondo, ha colpito con una salva di missili Asad che NON minaccia in alcun modo l’America e quindi entra in un pericoloso scontro con Kim che anche lui NON minaccia in nessun modo l’America.

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