Il misantropo di Molière al Teatro Stabile di Catania

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Il misantropo di Molière al Teatro Stabile di Catania

L’impari  lotta tra ipocrisia e verità

 

Dal 5 al 14 maggio c.a. al Teatro Verga – Stabile di Catania, va in scena “Il misantropo” di Molière con la regia e l’adattamento dell’attentissimo, meticoloso Giovanni Anfuso.

“Le mal de vivre”, il lucido dolore filtrato da una necessaria follia in difesa delle più grandi sconfitte; “Misanthrope” pare gridare al mondo: “Ti dico come sei”. Alceste, il protagonista sfida la società in cui vive come un “gladiatore” arrabbiato, impietoso e risentito da tanta ipocrita finzione e, attraverso la frequentazione del salotto di una ricca e giovane signora di cui è innamorato, si ritrova a dover respirare aria mista di falsità, esasperata e diplomatica galanteria per conquistare un posto all’interno di quella corrotta e dissoluta vita mondana.

La scena semplice e funzionale, cambiata “a vista” dagli stessi attori e i costumi sono curati dal Teatro Stabile di Catania, i direttori di scena sono Antonio Ferro ed Armando Sciuto, il direttore tecnico e degli allestimenti è Enzo Di Stefano, il capo fonico Giuseppe Alì, gli abiti della “Collezione Carlo Pignatelli” Il Taschino (Catania), le foto di scena sono di Antonio Parrinello.

“Il vero amore non perdona nulla”, scrive Molière nel suo “Misantropo” frase in netto contrasto con ciò che predica Alceste durante la sua lucida follia, i suoi “vaneggiamenti” da persona leale, senza ipocrisie e “cancelli mentali”. Innamorato perdutamente di Célimène, civettuola, “femme fatale” che gioca con i sentimenti di tutti i frequentatori del suo ambito salotto e poi scoperta e accusata come doppiogiochista, dice di odiare questi comportamenti ipocriti e poi si lascia conquistare da chi ne fa parte fino al midollo.

Il bravissimo attore e regista,  assolutamente padrone della scena e del personaggio che interpreta, il misantropo Alceste, è Rosario Minardi. Poliedrico e versatile, dimostra grande “forza” interpretativa e grandissima dignità scenica.

L’altrettanto preparata, istrionica e di grande eleganza e sensualità è l’attrice Giovanna Di Rauso, Célimène delizia e tormento di Alceste (gelosissimo anche se non lo ammetterebbe mai e al tempo stesso remissivo e vinto rovinosamente dai “giochetti” erotici di lei).

Philinte, anziano amico di Alceste, diplomatico mediatore tra quest’ultimo e l’intera umanità, saggio e allo stesso tempo scosso dalla presuntuosa e spesso arrogante ideologia dell’amico, è il convincente, eccellente attore Sebastiano Tringali.

Il Marchese Clitandre è ben interpretato dall’esperienza scenica dell’attore Davide Sbrogiò.

Dapprima innamorata di Alceste e poi vinta dall’amore sincero e pulito di Philinte, è Eliante, cugina di Célimène alla quale da volto e cuore l’attrice Luana Toscano. La sua è una performance “garbata”, naturale, incisiva e penetrante.

La brava e sempre adeguata e convincente attrice Barbara Gallo indossa i panni di Arsinoé, amica e rivale di Célimène.

Il “poeta” Oronte ispirato dall’amore per Célimène e disprezzato da Alceste che lo accusa di non saper scrivere in versi (tanto che, fortemente offeso per questo spietato giudizio lo denuncerà), è in scena il bravo, divertente, espressivo attore Giovanni Argante.

Bravi e di grande padronanza scenica, tutti gli altri attori: Angelo D’Agosta (il Marchese Acaste), Daniele Bruno (Vadius, amico di Célimène), Giovanna Chiara Pasini (Armande, amica di Célimène), Eleonora Sicurella (Basque, serva di Célimène), Edoardo Monteforte e Giuseppe Aiello (nel doppio ruolo delle due guardie e dei due servi).

“Voi, vivete male, Signori!”. Per vivere bene, bisogna dire la Verità senza farsi ingannare ad essere ipocriti e vili.

E per essere fedele ad una così tanto ambiziosa ideologia, è meglio scappare lontano da tutto e tutti. Parola di “misantropo”!

 

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