Rouhani rieletto presidente

Rouhani rieletto presidente

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Hassan Rouhani è stato rieletto presidente dell’Iran vincendo le elezioni con l’ampio margine del 67% circa, battendo il suo principale avversario Raisi. Generalmente lo schieramento che ha sostenuto Rouhani viene definito come riformista in contrapposizione a quello conservatore del suo avversario. Sarebbe più corretto parlare, però, di pragmatici: infatti i principi, i valori non sono diversi ma il problema è di come raggiungerli. I pragmatici come Rouhani non mettono in dubbio i principi della repubblica islamica ma credono che essi possano essere mantenuti se il paese pragmaticamente instauri buoni rapporti con gli altri paesi, principalmente con gli Occidentali per uscire dall’isolamento politico e soprattutto far decadere le sanzioni che frenano fortemente lo sviluppo economico. La vittoria di Rouhani non era affatto scontata perché la sua politica di accordo non ha dato molti frutti immediati. Le sanzioni infatti non sono tutte cadute, soprattutto lo sperato sviluppo economico non c’è stato. Ma la maggioranza ha evidentemente pensato che i frutti potranno venire in seguito, insistendo nella stessa linea. Non ha aiutato soprattutto l’atteggiamento ostile di Trump che ha rimesso l’Iran nella lista nera dei paesi terroristici, fatto che, per altro, non ha alcun fondamento. Per Rouhani hanno votato in preferenza i ceti più ricchi e colt,delle citta mentre quelli meno elevati e delle campagne hanno preferito Raisi. Non bisogna nemmeno credere che gli ayatollah (il cosiddetto clero) siano conservatori contrapposti alla società civile. Ad esempio il conservatore Ahmadinejad non era un ayatollah mentre il moderati che nel 2010 contestarono la sua vittoria erano soprattutto degli ayatollah. La divisione politica passa attraverso lo steso clero e anche lo stesso Khomeini ebbe non poche opposizioni dal clero il cui esponente più prestigioso, il grande ayatollah Montazeri, fu avverso a Khomeini e finì agli arresti.

Attualmente l’Iran è l’unico paese del M. O. ad eleggere il governo con regolari elezioni e non si sa prima chi vincerà le elezioni. Si tratta quindi di vere elezioni in cui i candidati si scontrano duramente, magari anche qualche attacco personale come è avvenuto fra Rouhani e Raisi. Non si può dire democrazia perché su tutti veglia il Rahbar (Guida Suprema in italiano) che seleziona i candidati escludendo quelli che ritiene non sufficientemente islamici e poi può giudicare di qualunque provvedimento se sia abbastanza islamico (Velayat-e faqih). Si tratta quindi di una teocrazia perché ha come capo una autorità religiosa ma possiamo definirla anche una democrazia islamica. Il sistema fu inventato da Khomeini e il suo carisma personale rendeva irrilevante le altre cariche. Una intera generazione di iraniani si sacrificò sui campi dell’Iraq con i pasdaran e i basijii (ragazzini che saltavano sulle mine per diventare shaid). Ma dopo otto anni di inutili attacchi, la guerra si concluse con un nulla di fatto, Khomeini mori e fu scelto un successore Khamenei, figura per altro di secondo piano. Il presidente eletto quindi ora ha un effettivo potere anche se non è chiaro quale sia il rapporto con la Guida Suprema. D’altra parte tutta la nuova generazione non conosce Khomeini, non ha vissuto i tempi eroici e tragici dei padri. Vorrebbe soprattutto uno sviluppo economico che le sanzioni internazionali rallentano. I basijii di oggi non camminano più sui campi minati per aprire la strada ai soldati ma sono diventati come i nostri scout, sempre pronti ad aiutare i bisognosi e fare buone azioni. È presumibile quindi che alla morte dell’ormai vecchio Khamenei, il potere della Guida Sprema finisca con il perdersi e avremo una democrazia con libere lezioni. Naturalmente sarà sempre un democrazia di ispirazione islamica: d’altra in un mondo così pervaso di religione la democrazia sarà islamica o non ci sarà.

Insomma, non ci saranno matrimoni gay. Ma questi d’altra parte non c’entrano con la democrazia.

D’altra parte l’integralismo religioso iraniano è ben diverso da quello di ispirazione Wahanita che genera il terrorismo. Mai gli iraniani hanno compiuto attentati in Occidente e anzi sono gli sciiti, i loro correligionari, ad essere le principali vittime del radicalismo sunnita.

Anche la condizione delle donne è molto diversa: i talebani in Pakistan bruciano le scuole femminili, in Arabia Saudita le donne non possono nemmeno guidare l’auto, per l’ISIS non possono uscire se non accompagnate. In Iran invece il numero delle studentesse è superiore a quello degli studenti, le donne votano, sono presenti in tutte la vita sociale, il velo è sentito come una protezione più che una imposizione

Certo non c’è la parità dei sessi, è verissimo, ma anche in Occidente non è poi tanto piena.

 

 

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